Il nodo della fusione con Tecnost e i riflessi sulle
scelte industriali
ROMA - L'appuntamento è per questa mattina in via Veneto, al
ministero dell'Industria. Davanti al ministro Pierluigi Bersani il presidente e
amministratore delegato di Telecom Italia presenterà ai sindacati il nuovo corso
dell'azienda. Dopo la lunga battaglia che ha portato l'Olivetti alla conquista del
controllo del colosso telefonico recentemente privatizzato, Colaninno ha esaurito nel
corso dell'estate la fase di presa di contatto della nuova realtà e anche quella di un
po' di vacanza dopo il lungo periodo di trincea. Adesso parte veramente la nuova era di
Telecom Italia.
Il primo atto si è consumato ieri mattina, quando un consiglio
d'amministrazione nuovo di zecca (l'unico «reduce» delle precedenti gestioni è uno dei
rappresentanti di minoranza, l'avvocato americano Jeffrey Livingston) ha approvato le
cosiddette «linee guida» del gruppo, che sono state messe a punto e illustrate dallo
stesso Colaninno. + solo un primo passo verso la definizione più dettagliata di un piano
industriale pluriennale, che il consiglio affronterà, secondo le previsioni, solo a
dicembre. Le linee guida saranno rese note questa mattina, subito prima dell'apertura dei
mercati, e, dopo il vertice con i sindacati, Colaninno le illustrerà nel corso di una
conferenza stampa dopo la chiusura dei mercati finanziari.
Davanti a Bersani e ai sindacati Colaninno dovrà dare le prime,
attese risposte su due ordini di questioni. Il primo capitolo, che interessa soprattutto i
rappresentanti dei lavoratori, riguarda l'occupazione. Colaninno ha già avuto modo nei
giorni scorsi di smentire seccamente l'ipotesi di 40 mila esuberi all'interno del gruppo,
che oggi conta circa 120 mila dipendenti. Ma che gli organici di Telecom siano un po'
troppo robusti rispetto agli standard internazionali, soprattutto in certi settori, è
fuori discussione. Il compito di Colaninno oggi sarà dunque quello di chiarire ai
sindacati fino a che punto sarà morbida la sua mano nell'affrontare il nodo degli
esuberi. Un segnale che risulterà naturalmente decisivo per determinare l'atteggiamento
dei sindacati nei prossimi mesi, quando, esuberi a parte, si troveranno di fronte comunque
importanti interventi di razionalizzazione nelle attività del gruppo.
C'è poi l'argomento di interesse più generale, quello a cui
presterà la maggiore attenzione Bersani: la politica industriale vera e propria di
Telecom Italia, che significa da un punto di vista generale quale tipo di contributo le
telecomunicazioni (rappresentate sul mercato italiano nella quasi totalità da Telecom,
nonostante l'aggressività dei nuovi concorrenti) si preparano a dare alla crescita
economica. Bersani su questo punto si è già espresso, teorizzando nei giorni scorsi la
coincidenza di interessi tra l'azienda Telecom Italia e l'economia italiana. Colaninno è
chiamato a rispondere positivamente agli auspici del ministro, anche per offrire da questo
punto di vista una sponda al governo, che durante la scalata della scorsa primavera fu
criticato per non aver ostacolato l'Olivetti: visto che quelle critiche furono quasi
sempre improntate alla preoccupazione che in mano a Colaninno Telecom Italia non
rispondesse più agli interessi generali del Paese, il nuovo numero uno dovrà oggi
spiegare come la grande concessionaria telefonica potrà rimanere al «servizio del
Paese» oltre che degli azionisti.
Rimane sullo sfondo l'attesa per la più importante delle decisioni
che Colaninno potrebbe annunciare: la fusione tra Telecom Italia e Olivetti-Tecnost.
Questa è infatti genericamente indicata come la soluzione più diretta, da parte del
nuovo gruppo di controllo di Telecom, per ripianare il consistente debito finanziario
contratto per la scalata. Telecom Italia è infatti patrimonialmente solidissima e ha
ancora ampi margini di indebitamento. Ma una mossa del genere è anche quella più
problematica dal punto di vista del consenso politico e sindacale: anche per questo
l'incontro di oggi al ministero dell'Industria sarà importantissimo per capire in quale
clima decollerà la nuova avventura telefonica dell'Olivetti.
Giorgio Meletti, Corriere della Sera