Umts, governo diviso sulle regole della gara

ROMA - Spezzare in due la gara per le licenze Umts, distinguendo fra vecchi e nuovi operatori. La proposta, lanciata dal patron di Tiscali Renato Soru, ha fatto breccia tra gli operatori e, pur incontrando anche severe critiche, è in discussione nel governo e nell'Authority comunicazioni. Quest'ultima, peraltro, potrebbe decidere di modificare il regolamento per accogliere eventuali indicazioni dell'Antitrust. La partita per la corsa ai supertelefonini multimediali Umts è tutt'altro che chiusa, con posizioni differenziate sia all'interno del governo, che riunirà il comitato dei ministri per la gara Umts nei prossimi giorni, sia nell'Authority. In particolare, il garante delle Comunicazioni ritiene che gli spazi per cambiamenti in corsa siano limitati dalla presenza di un quadro normativo che esclude l' asta per le licenze. Secondo Cheli sono possibili correttivi alla licitazione privata come l'innalzamento della base d'asta (oggi a 350- 500 miliardi) o l'introduzione di un sistema di rilanci. Tutte scelte, ad avviso di Cheli, che rientrano fra le decisioni dell'esecutivo più che dell'Authority. Boccia invece la proposta di Soru l'amministratore delegato di Tim, Marco De Benedetti: "È una proposta che non sta né in cielo né in terra: perché si dovrebbero pagare in modo diverso cose che hanno lo stesso valore? È un' idea che poteva venire in mente - ha detto De Benedetti con riferimento al villaggio nuragico che dà nome a Tiscali - solo a chi viene dalle caverne sarde". Tuttavia è proprio il modello di gara inglese, che prevedeva una licenza con un più ampio spettro di frequenze riservata ai nuovi entranti, a offrire un precedente per la differenziazione. La pensa così Paolo Cuccia, amministratore di Acea e concorrente alla gara Umts in cordata con Telefonica: "Negli altri paesi europei è stata fatta una giusta differenziazione fra gli operatori già presenti e i nuovi entranti e questo ci attendiamo anche in Italia". Tutte posizioni - quelle di Soru, di De Benedetti, di Cuccia - che appaiono fortemente condizionate dagli interessi aziendali per cui il solo messaggio comune è l'invito al governo a far presto chiarezza, in modo da dare certezza alle imprese e agli investitori. La polemica del resto resta fortissima anche sull'importo delle licenze. Il presidente del Consiglio, Giuliano Amato, com'è noto ha indicato in "almeno 25.000 miliardi" l'incasso per lo stato. Secondo De Benedetti questa cifra è semplicemente "folle e inutile" perché finirebbe coll'incidere negativamente sugli investimenti. Tuttavia l'appello del manager non ha trovato eco nel governo, con il sottosegretario alle Comunicazioni Michele Lauria che non ha potuto che ribadire la posizione di Amato, definendo "più che ragionevoli" i 25.000 miliardi, che peraltro sono un terzo di quanto raccolto in Gran Bretagna e un quarto di quanto pensa di incassare il governo tedesco. Sul tema della gara Umts il cerino è al governo, che deve dire se è possibile fare un bando di gara di tipo competitivo rispettando il regolamento scritto dall'Authority, oppure se il regolamento vada cambiato magari sulla spinta di un parere dell'Antitrust (ancora in arrivo). Il regolamento prevede che al primo posto nella valutazione della gara ci sia il progetto di rete, seguita dall'offerta economica e, in ultima posizione, dal piano industriale. La possibile modifica prevede la divisione della gara in due step: nel primo si analizzerebbe la parte qualitativa, selezionando i soli concorrenti con progetti di copertura del territorio e piani d'investimenti credibili. Nella seconda si arriverebbe all'offerta economica vera e propria, con un meccanismo di rilanci che Cheli vorrebbe limitato nel numero. Ai nuovi operatori potrebbe essere riservata una licenza con un più ampio spettro di frequenze, in modo da compensare in parte lo svantaggio di non avere già una base di clientela con i telefonini di seconda generazione Gsm.

(La Repubblica)