Meglio una royalty per la gara Umts

MILANO - "Metterei una royalty al posto della licenza per le nuove reti di telefonia mobile Umts: penso al 3 per cento del fatturato dei prossimi 15 anni". Parola di Carlo De Benedetti che ha lanciato ieri la proposta durante un faccia a faccia sulla net-economy con gli studenti dell' Università Cattolica di Milano. "La royalty renderebbe molto di più allo Stato", ha spiegato, "e toglierebbe un onere iniziale agli operatori". "Se fossi nel governo italiano", ha proseguito Carlo De Benedetti, "cercherei una "lepre", cioè qualcuno che abbia interesse a correre, un nuovo operatore sul mercato". Secondo l'Ingegnere, infatti, chi ha già una rete non ha interesse ad introdurre al più presto l'Umts. Un atteggiamento che penalizza il Paese nel suo complesso privandolo di una nuova tecnologia in grado di rendere più competitivo tutto il sistema. "Mio figlio Marco, che è amministratore delegato di Tim", ha raccontato ancora De Benedetti, "quando parliamo della cosa mi dice che questa nuova tecnologia più tardi arriva meglio è. Ma questo forse può essere l'interesse della sua azienda, ma non è certo quello del Paese". Ce n'è abbastanza per convincere l'Ingegnere della necessità di assegnare le nuove licenze creando "delle condizioni asimmetriche tra i nuovi entranti e chi c'è già". Secondo l'Ingegnere inoltre favorire una "lepre" significherebbe anche ridurre i prezzi: "quasi certamente i nuovi arrivati concederebbero gratis i servizi in voce e questo indurrebbe tutti gli altri operatori a ridurre le tariffe contribuendo a diminuire l'inflazione". Quanto alla new economy De Benedetti non ha dubbi: "É una rivoluzione". Per l'Ingegnere la nuova società prodotta da Internet avrà "straordinarie possibilità e libertà, ma sarà anche una società che sta creando disuguaglianze, oltre a non ridurle. L'incremento della povertà mondiale sarà un problema con il quale i giovani dovranno confrontarsi". Internet, ha detto, "ha cambiato il concetto di spazio e di tempo e l'organizzazione del lavoro, ha spostato la centralità dalla produzione ai servizi e ha stabilito che la vera risorsa strategica è il capitale umano". Rispondendo ad uno studente che gli chiedeva un parere sul ruolo del sindacato e della Cgil nella net-economy De Benedetti, dopo aver ribadito la stima che nutre nei confronti di Sergio Cofferati ("lo considero una persona onesta e preparata") ne ha parlato come dell' "ultimo dei veri conservatori italiani".

(La Repubblica)