Tariffe fisso-mobile utenti in rivolta

 

ROMA (m.e.) - Si allunga l'elenco dei ricorsi al tribunale per il fisso-mobile. Dopo Tim, Telecom, e Albacom, che per ragioni diverse contestano il provvedimento, ieri le associazioni dei consumatori Adusbef, Codacons e Asutel hanno annunciato che chiederanno ai giudici del Tar del Lazio di intervenire per correggere il provvedimento dell'Authority per le comunicazioni. Sotto accusa la tipologia degli interventi, con tagli consistenti negli orari d'ufficio (52%) ma forti rialzi (70%) per le telefonate serali e durante il fine settimana, che rappresentano il 70% del traffico delle famiglie. In particolare la tariffa al minuto in questa fascia passa da 169 lire per i family e 231 per i business a 290 lire per Tim, 295 per Omnitel e 270 per Wind. A questi prezzi va poi aggiunta l'Iva (20%) e lo scatto alla risposta. Da notare che quota 290 lire al minuto - il prezzo di oggi delle chiamate verso Tim - era proprio il livello della manovra della Befana 1999, bocciata a furor di popolo.
Questa volta però la manovra sul fisso mobile piace all'Authority, che l'ha congegnata, e al governo. Ieri il ministro delle Comunicazioni, Salvatore Cardinale, l'ha giudicata equa e positiva per l'insieme dei clienti, visto che porterà uno sconto complessivo di 1.500 miliardi sulla bolletta.
Ma è proprio dalla scomposizione delle medie che si può capire se è corretto l'ottimismo del governo o il pessimismo dei consumatori. L'Authority non ha mai fornito la distribuzione delle telefonate tuttavia, dai documenti, è possibile ricavare cifre attendibili.
Le aziende hanno un traffico telefonico fisso-mobile pari al 35% del totale in minuti e al 44% della spesa. Le imprese da sole si aggiudicanoo oltre 900 miliardi dei 1.500 di sconto complessivo.
Le famiglie hanno il restante 65% del traffico e 56% della spesa e fanno il 70% del traffico in orario economico. Il loro comportamento può essere schematicamente diviso in due tipologie: chi chiama i cellulari da casa durante le 24 ore e chi lo fa quasi esclusivamente quando il prezzo è abbordabile. Il primo gruppo di famiglie spendaccione, o comunque ad alto reddito, sviluppa il 42% del traffico e il 47% della spesa; le famiglie oculate parlano un po' meno (23% pari a 2,3 milioni di minuti) mentre spendono, grazie alla loro attenzione al portafoglio, solo l'8%. Ebbene, dal 17 febbraio, le famiglie ad alto reddito risparmieranno 800 miliardi, pari al 32%, mentre le famiglie oculate (5 milioni, secondo l'Adusbef) spenderanno il 49% in più, oltre 200 miliardi di lire. Una cifra non eccessiva in valore assoluto, che poteva essere distribuita su altre voci, in modo da fare una manovra che non danneggiasse nessuno

(La Repubblica)