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ROMA Guerra di sconti, ma con qualche «trucco». I gestori telefonici non perdono
il vizio. Mentre le tariffe per le chiamate locali, ancora sottoposte al monopolio
Telecom, puntano a un nuovo momentaneo aumento, i costi per le comunicazioni sulla lunga
distanza e quelle dei cellulari continuano nella loro discesa: merito della concorrenza e,
per i telefonini, delle prodigiose economie di scala garantite, in Italia, da un esercito
di 25 milioni di utenti. Ma ecco linghippo. Spesso, troppo spesso, si paga più di
quanto promesso.
Lultima circostanziata condanna dellAntitrust colpisce ancora una volta la
Tim. Nel bollettino settimanale diffuso ieri gli uomini di Giuseppe Tesauro se la prendono
con i costi della segreteria telefonica, giudicando «ingannevole» la pubblicità con cui
il gestore cellulare del gruppo Telecom Italia ha promosso il servizio.
La Tim ha tagliato effettivamente lonere per consultare la casella vocale. Costa
«190 lire al minuto», garantisce il gestore del gruppo Telecom. Niente affatto, ha
verificato lAntitrust su sollecitazione dellUnione nazionale consumatori. Il
primo minuto, che corrisponde al tempo medio di una consultazione, costa quasi 500 lire.
Colpa del classico «trucco» a cui per la verità ricorre anche Omnitel, il secondo
gestore cellulare: nel pubblicizzare le tariffe «al minuto» viene nascosto, dietro la
classica postilla poco visibile, il fatto che al prezzo promesso va aggiunta lIva e,
soprattutto, lo scatto (di 200 lire nel caso di Tim) alla risposta. Risultato: il costo
reale delle telefonate, specie quelle di durata ridotta, si gonfia sensibilmente.
Non a caso Wind, entrato in campo da sei mesi puntando su una forte integrazione tra
telefoni fissi e cellulari, cerca di attirare clienti in nome della trasparenza e
semplicità tariffaria: niente scatti alla risposta e prezzi «tutto compreso». Wind
immune da difetti? Niente affatto: lAntitrust colpisce anche la società di tlc
guidata dallEnel. Che a cavallo di ferragosto si è guadagnata la sua brava sentenza
per pubblicità ingannevole.
Il motivo: nei mesi scorsi Wind ha lanciato il suo servizio diffondendo un pieghevole con
il quale si illustravano i costi delle chiamate dalla rete fissa (con lapposito
prefisso 1088) e dai suoi telefonini. Ma la tabella pubblicata a corredo si riferiva in
realtà ai costi delle sole chiamate regionali «sensibilmente più bassi fa notare
lAntitrust di quelli nazionali non indicati in tabella».
La Wind svela il trucco, anche qui, in unapposita postilla «in caratteri più
ridotti ancorché leggibili». Ma ciò è chiaramente «idoneo a ingenerare confusione nel
lettore» accusa lAntitrust. Che di conseguenza ha vietato lulteriore
diffusione del messaggio.
Casi isolati? Niente affatto. I motivi per indagare e colpire non mancano. Che dire, ad
esempio, dellultima campagna pubblicitaria con la quale Telecom Italia informa i
suoi clienti del nuovo ribasso delle chiamate internazionali verso lEuropa e il Nord
America? Si spende il 10% in meno: vero. Chiamare garantisce il gestore ex
monopolista ora costa 500 lire al minuto nelle ore di punta e 400 nelle ore
agevolate. Vero, ma sempre con il solito fastidiosissimo trucco. Che in questo caso era, e
rimane, assai indigesto. Per i primi due secondo di conversazione internazionale Telecom
Italia ci propina infatti ben quattro scatti. E a tutto bisogna naturalmente aggiungere lIva.
Federico Rendina
Il Sole 24 Ore
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