MILANO Levoluzione
dellassetto azionario della Wind, limpresa di telecomunicazioni dellEnel,
terzo operatore di telefonia mobile, resta incerta. Da un lato, il Tesoro continua a
sostenere che lEnel dovrà cederne la proprietà nel medio periodo, genericamente
indicato in un quinquennio, anche se nellatto costitutivo della società non figura
nulla al riguardo. Dallaltro, lEnel ha spiegato che qualsiasi decisione dovrà
passare per lassemblea degli azionisti, lasciando intravedere come soluzione
possibile la quotazione in Borsa. Ma leventuale sbarco di Wind sul mercato
azionario, che sembra lipotesi più probabile, è ostacolato per il momento dallarbitrato
in corso a Ginevra che oppone Enel, Wind e France Télécom a Deutsche Telekom, colpevole
di tentata fusione con Telecom Italia. Contro i tedeschi è stata avanzata richiesta di
risarcimento danni per non meno di 1.700 miliardi.
Resta poi il fatto che Wind è operativa solo da marzo, che della società il management
non ha ancora fornito stime di bilancio, se non le scarne informazioni riportate in
appendice al prospetto informativo. E che cedere, e tanto meno quotare, unazienda
avviata da appena sei mesi e con grandi potenzialità di sviluppo non conviene a nessuno,
né allazionista-Tesoro né a coloro che andranno a sottoscrivere i titoli settimana
ventura.
La società è comunque partita col piede giusto e può già contare su una base di 1,3
milioni di clienti. Un quinto di tutti i nuovi abbonati ai servizi radiomobili sono utenti
Wind. E lazienda spera di aggiudicarsi tra un paio danni il 13% dellintero
mercato nazionale dei cellulari (quota che dovrebbe aumentare al 20% nel 2004). Sullandamento
dei conti, gli unici dati in circolazione, per ora, sono le previsioni di alcune primarie
banche daffari. Ma le cifre sono discordanti. I ricavi della Wind proiettati al 31
dicembre 99 oscillerebbero, in base a queste previsioni, da un minimo di 670 a un
massimo di 1.050 miliardi e la perdita desercizio tra 750 e 1.500 miliardi. Questultimo,
secondo alcuni analisti, potrebbe però essere il valore più aderente alla realtà.
Comunque, rimanendo alle previsione più conservative, la società dovrebbe triplicare il
giro daffari nel Duemila (a 1.845 miliardi), attestarsi sui 3.100 miliardi nel 2002
e sfiorare i 4.300 nel 2004, anno in cui potrebbe essere dismessa.
Le stime sono invece meno stridenti sul punto di pareggio: dovrebbe essere raggiunto nel
2002 o, nella peggiore delle ipotesi, nel 2003. Nel 2003 la Wind potrebbe registrare unutile
netto di quasi 200 miliardi, che potrebbe addirittura triplicare a quasi 600 lanno
successivo, cioè al momento della possibile (ma tuttaltro che scontata) vendita.
Wind ha già avuto uniniezione di capitale da 1.750 miliardi, di cui 850 sborsati
dai due soci esteri, 300 dallEnel e altri 600 ancora dallEnel tramite
conferimenti di impianti. Di sicuro, però, non basterà. Secondo alcuni, tra il Duemila e
il 2002 potrebbe rendersi necessario un nuovo apporto di denaro per 2.800 miliardi, mentre
secondo altri potrebbero essere sufficienti 1.300 miliardi nel 2003. In questo marasma di
numeri, tuttavia, ogni ipotesi sul tappeto vendita, quotazione o quantaltro
appare quanto meno prematura.
Giuseppe Oddo
( Il Sole 24 Ore)
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