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Ferrovie in pista per l’Umts ROMA - I giganti escono allo scoperto. E la gara italiana per le cinque licenze Umts, il telefonino telematico che funzionerà dal 2002, si complica ancora di più. Tre le novità, in vista della riunione dell’apposito comitato dei ministri (Comunicazioni, Industria, Funzione pubblica, Tesoro e Difesa) che entro venerdì dovrebbe varare il bando di gara assicurando alle casse dello Stato «almeno 25mila miliardi», come auspicato nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio, Giuliano Amato. Prima novità: le Ferrovie dello Stato confermano i contatti con i tre consorzi di imprese (Andala, Dix.it e Acea-Telefonica) che quasi certamente dovranno contendersi la quinta licenza, visto che appare sempre più improbabile che qualcuno, dei quattro attuali gestori Gsm, rimanga all’asciutto. I responsabili delle Fs fanno sapere che la possibile alleanza sull’Umts è indipendente da Basic-tel, la società costituita per valorizzare la rete fissa di tlc delle Ferrovie, che sarà oggetto nei prossimi giorni di un’alleanza con altri operatori. In gioco verranno messi soprattutto i "siti" (edifici, stazioni) preziosissimi per la realizzazione della rete di antenne del sistema cellulare ma anche della struttura commerciale. Risultato: chi conquisterà la collaborazione delle Fs guadagnerà automaticamente la pole position. Seconda novità: a bocciare l’ipotesi di assicurare un mega-introito allo Stato trasformando il previsto meccanismo della licitazione privata in un’asta pura è il presidente dell’Authority per le comunicazioni, Enzo Cheli. Risultato: il Governo ha ben poche alternative rispetto alla soluzione maturata negli ultimi giorni e anticipata ieri dal Sole-24 Ore, e cioè un ritocco all’insù della base d’asta con una serie di assimmetrie a favore dei nuovi operatori. Ma ecco che a complicare la vita al comitato dei ministri arriva la terza novità. Anche l’operatore più ricco e potente, e cioè la Tim, contesta l’obbligo di sborsare gli "almeno" 5mila miliardi che si profilano come prezzo di una licenza Umts. «Una follia, che rischia di deprimere gli investimenti e le stesse potenzialità della nuova tecnologia sull’evoluzione telematica del Paese», accusa l’amministratore delegato Marco De Benedetti, che ieri ha presentato le nuove capacità multimediali dei telefonini Tim. Vita dura per il comitato dei ministri che entro un paio di giorni dovrà disciplinare la gara che dovrà concludersi entro fine estate. Cheli avverte: se si abbandona la licitazione bisogna cambiare la legge (la 318 del ’97 che prevede appunto la licitazione per assegnare le frequenze, ndr) e non credo che il Governo lo voglia fare». Tutto ciò non impedisce però — precisa Cheli — di alzare la base d’asta assegnando un punteggio maggiore alla parte economica. La soluzione finale, anche alla luce degli orientamenti assunti nei giorni scorsi dal comitato dei ministri, dovrebbero comunque essere in linea con quanto auspicato da Cheli. «La licitazione privata rimane la nostra scelta», anticipa il sottosegretario alle Comunicazioni, Vincenzo Vita. Con un incognita però: le "asimmetrie" da introdurre per i nuovi entranti, anche in termini di facilitazioni sul pagamento del corrispettivo per la licenza. A sollecitare un occhio di riguardo verso i "new comers" è Silvio Scaglia, amministratore delegato di e.Biscom, che proprio ieri è stato nominato presidente del consorzio Dix.it, di cui la società milanese fa parte. L’offerta minima per la licenza Umts deve essere «differenziata in misura adeguata», auspica il numero uno di Dix.it, che nel frattempo ha scelto la Lucent come partner tecnologico per il progetto della sua rete. Ma a chiedere asimmetrie ancora più pesanti è Cesare Romiti, presidente di Rcs, che attraverso Hdp partecipa al consorzio Andala. Romiti chiede una vera procedura differenziata per le licenze, riservandone alcune ai nuovi operatori. Ipotesi che però sarebbe stata già definitivamente scartata dal Governo. Quali "asimmetrie" allora? A difendere strenuamente la par condicio tra tutti gli operatori, vecchi e nuovi, è Marco De Benedetti. «Qualunque differenziazione di prezzo e di condizioni per le licenze non ha alcun fondamento giuridico», sostiene il numero uno di Tim, che avverte: i 5mila miliardi per la licenza Umts (che corrispondono peraltro a quando appena sborsato volentieri dalla Tim per la terza licenza Gsm in Turchia) penalizzerebbero la tariffe praticate agli utenti aggiungendosi ad una pressione fiscale sul settore «davvero troppo elevata». De Benedetti ha lanciato i suoi altolà presentando, insieme al direttore generale Mauro Sentinelli, la strategia d’anticipo della sua azienda sul telefonino telematico. Con la nuova "sim card" (la schedina che si inserisce nel Gsm) con capacità portata da 16 a 32 k, nasce la nuova piattaforma i-TIM che per ora sfrutta i telefonini normali e quelli dotati di mini-navigatore Internet "Wap" (già in commercio), ma è pensata per evolversi dalla fine dell’anno con il Gprs (il Gsm che consente di navigare in Internet a velocità maggiore) e dal 2002 con il telefonino Umts. Con i-TIM De Benedetti chiama a raccolta, sin d’ora, tutti i possibili partner nei servizi telematici più redditizi, a partire dal commercio elettronico. Federico Rendina (Il Sole 24 ore) |