Via libera a Tin.it-Seat

MILANO Sarà anche stata una visita di cortesia, così ha spiegato Roberto Colaninno, per salutare Vincenzo Maranghi («Era un pezzo che non lo vedevo») e che non ha nulla a che fare, parola del presidente di Telecom, con l'incontro dell'altro ieri sempre in via Filodrammatici, sempre a Mediobanca, tra il vertice della Fiat al completo e Cesare Romiti presumibilmente organizzato da Enrico Cuccia per parlare di presente e futuro dell'Hdp. Diversi interessi, diversi argomenti, e questo, si fa capire, vale come smentita alle voci che continuano a circolare sull'interessamento e qualcosa di più della Seat-Pagine Gialle ormai quasi sposa di Tin.it per i contenuti editoriali dell'Hdp, alias per Corriere della sera e Rizzoli. Sarà, ma non c'è dubbio che una visita in Mediobanca da parte di Colaninno in un momento di grande fibrillazione come questo, dopo un periodo che i bene informati avevano definito di «raffreddamento» nei rapporti tra l'imprenditore mantovano e via Filodrammatici che era stata al suo fianco nell'epica battaglia di Olivetti per l'Opa su Telecom, non è una visita di cortesia e basta. Anche perché, a dirla tutta, qualcuno aveva individuato proprio nel rafforzamento della finanziaria lussemburghese Bell (che fa capo a Hopa e Fingruppo, vale a dire allo stesso Colaninno e alla cordata dei bresciani capeggiata da Emilio Gnutti) desiderosa di accaparrarsi una quota di maggior tranquillità del capitale Olivetti - non a caso proprio ieri pomeriggio da Brescia, dall'assemblea dell'Hopa, Gnutti oltre ad aver annunciato l'acquisto del 30% del gruppo Pineider ha detto che Bell è lì lì per arrivare al 25,75% di Olivetti - e successivamente nell'operazione Tin.it-Seat che verrà discussa oggi a Roma dal consiglio Telecom, una sorta di affrancamento dall'ala protettrice ma in prospettiva soffocante di Mediobanca. Come interpretare allora il senso dell'incontro tra Maranghi e Colaninno se non come l'occasione per gettare acqua sul fuoco d a parte del numero uno Telecom, deciso a spiegare che con certe tesi giornalistiche lui non aveva nulla a che fare. Insomma, una specie di chiarimento necessario in vista dei prossimi impegni (finanziari) del gruppo. Se infatti all'operazione ricapitalizzazione di Hopa e Fingruppo (circa 400 miliardi) per dare alla Bell i quattrini necessari a far fronte al rafforzamento nel capitale Olivetti ci sta pensando Interbanca, la banca che da sempre affianca il tandem Colaninno-Gnutti, al costoso buy back sulle azioni di risparmio Telecom (che dopo il via libera di ieri da parte della Consob inizia oggi per terminare il 17 marzo al prezzo di 6,5 euro per azione), operazione promessa fin dai tempi dell'Opa Olivetti e che impegnerà Telecom per un importo massimo di quasi 5 miliardi di euro, ci penserà appunto Mediobanca insieme alla Lehamn Brothers. Meno costoso ma non per questo meno importante, il blitz in Stream, la pay tv controllata da Telecom e gruppo Murdoch (entrambi al 35%), dal gruppo Cecchi Gori col 18% e dalla Sds (quattro squadre di calcio: Lazio, Roma, Parma e Fiorentina) col 12%. Ha bisogno di essere ricapitalizzata, Stream, per crescere nei prodotti e nei programmi e possibilmente doppiare quota 420mila abbonati ma ricapitalizzare vuol dire soldi, per l'esattezza almeno 540 miliardi per pareggiare i conti più altri 625 miliardi di investimenti nel 2000. Ebbene, Colaninno (che ha bisogno di Stream per riempire di contenuti l'offerta Internet di Seat-Tin.it) e Murdoch (che sogna l'Italia) si sono visti faccia a faccia lunedì a New York (l'ha confermato ieri lo stesso Colaninno) e hanno deciso di procedere con la ricapitalizzazione. Il problema è che d'accordo non sono gli altri soci, le squadre di calcio che da una pay tv vogliono semmai quattrini, non metterne, e Vittorio Cecchi Gori che ha già grossi problemi con la sua Tmc e che vede come il fumo negli occhi un aumento di peso dei due ingombranti partner. «Murdoch vuole buttarmi fuori, Colaninno non so», ha protestato i eri Cecchi Gori rispolverando la tesi che da tempo circola, nonostante le smentite, e cioè di un'alleanza in corso, se non già fatta, tra Murdoch e la Fininvest di Silvio Berlusconi, alleanza che vedrebbe della partita anche il tedesco Leo Kirch. Fino a ieri il grande accordo televisivo europeo con la Fininvest pronta a disimpegnarsi in parte da Mediaset (mantenendone solo un terzo e affidandone un terzo a Murdoch e un terzo a Kirch), operazione necessaria a Berlusconi per risolvere il nodo politico del conflitto di interessi, trovava grandi sostenitori in Borsa dove il titolo Mediaset volava. Ieri, dopo la smentita Fininvest («Non ci sono trattative o accordi») e nonostante alcune dichiarazioni possibiliste dei sottosegretari alle Telecomunicazioni, Vita e Lauria, entrambi convinti che qualcosa bolle in pentola, in Borsa Mediaset ha frenato chiudendo in ribasso del 6,37%.

(La Stampa)