Turbo-Internet, via libera a metà

L’Authority a Telecom: potrà offrire il servizio ai grossisti in via provvisoria MILANO — E, alla fine, dall’Authority è arrivata solo una soluzione di compromesso, a metà strada fra sì e no. Ieri infatti l’organismo di garanzia per le comunicazioni guidato da Enzo Cheli ha dato il via libera a Telecom Italia a commercializzare il servizio di trasmissione dati (cioè soprattutto Internet) in tecnologia adsl, che permette di moltiplicare la velocità utilizzando il normale «doppino» telefonico che si trova in tutte le case. Ma il suo è un disco verde «provvisorio», passibile di cambiamenti nell’arco di tre settimane, quando sarà completato l’esame della documentazione fatta pervenire dalla stessa Telecom. E soprattutto, è un via libera solo alla vendita «all’ingrosso», cioè ad altri operatori di telecomunicazioni o provider di Internet. Niente vendita diretta al pubblico. O meglio, l’Authority invita Telecom a «valutare l’opportunità di avviare la commercializzazione dell’offerta retail prima dei risultati della verifica». Quella arrivata ieri, dopo mesi di polemiche, è insomma una scelta davvero sofferta. Con l’Authority divisa fra chi era favorevole a un ulteriore rinvio nella «liberalizzazione» del servizio, in attesa che tutti gli operatori potessero offrirlo e, quindi, potessero competere ad armi pari, e chi invece voleva un «via libera» immediato e totale. In questo senso si era pronunciato anche il ministro per la Funzione Pubblica, Franco Bassanini, che ha rimproverato apertamente l’Authority e l’ha sollecitata a concedere subito a Telecom l’autorizzazione a commercializzare l’adsl. Non a caso, per prendere quella che s’è rivelata una non-decisione gli uomini di Cheli hanno avuto bisogno di due lunghe sedute finali, e hanno poi passato altre due ore per mettere su carta un comunicato definitivo. Cosa accade adesso? Formalmente Telecom, come recita una nota diffusa nella serata di ieri, «prende atto dell’autorizzazione a commercializzare la tecnologia adsl sia all’ingrosso sia retail», cioè al dettaglio. Un modo come un altro per far capire che non accoglierà l’invito ad aspettare tre settimane e andrà avanti, come proclamato con pagine pubblicitarie sui giornali, a vendere al pubblico il suo servizio attraverso Tin.it, la controllata per le attività Internet, a un prezzo di 250 mila lire (più Iva) per l’attivazione e un canone bimestrale di 291.700 lire (sempre più Iva). In linea con la decisione a metà dell’Authority si muove invece Infostrada, che proprio ieri ha annunciato di aver siglato l’accordo con Telecom e che intende lanciare dall’8 febbraio i servizi adsl alle aziende di undici città (Roma, Milano, Torino, Napoli, Firenze, Bologna, Genova, Padova, Ancona, Bari, Palermo) per poi estenderli nel resto d’Italia. Prezzi: per l’attivazione si va da 350 mila a 950 mila lire, per il servizio vero e proprio dalle 130 mila alle 350 mila lire mensili. Per Infostrada si tratta di un ulteriore passo avanti nella propria strategia, che ha consentito alla società controllata da Mannesmann di raggiungere a fine ’99, come ha spiegato pochi giorni fa l’amministratore delegato Riccardo Ruggiero, quota 2,5 milioni di clienti del servizio voce, 1,5 milioni di abbonati Internet, e un fatturato annuo di 1.400 miliardi. Di certo, chi proprio non ha digerito la scelta dell’Authority è l’associazione che raggruppa i provider Internet italiani. L’Aiip, così si chiama, è già scesa sul piede di guerra. E per oggi ha organizzato un’assemblea che s’annuncia infuocata. «Il prezzo applicato da Telecom agli operatori per l’adsl e per le linee di trasmissione non è assolutamente compatibile con i prezzi applicati all’utenza finale - lamentano in un comunicato i fornitori indipendenti di servizi Internet -. Tanto che al momento non esistono le condizioni per garantire a tutti una libera e leale concorrenza».

Giancarlo Radice

(Il Corriere della Sera)