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Telefonini, il governo conferma: 25 mila miliardi per le licenze ROMA — Da una parte le polemiche sull’orientamento del governo a chiedere almeno 5 mila miliardi per ciascuna delle cinque licenze da assegnare per l’Umts, il sistema dei telefonini di terza generazione. Dall’altra la richiesta dei concorrenti «nuovi», cioè quelli che non sono ancora presenti nel mercato della telefonia mobile, di avere una corsia preferenziale per l’accesso al mercato. Diventa così sempre più acceso il dibattito sulla gara, che è uno dei primi temi nell'agenda del nuovo governo. L’indicazione dei 25 mila miliardi, data dal presidente del Consiglio Giuliano Amato, è dieci volte più alta dei circa 500 miliardi ipotizzati all'inizio, e anche i pretendenti più grandi e ricchi cominciano a protestare. Ieri l’amministratore delegato di Tim, Marco De Benedetti, ha definito una «follia» la cifra di 5 mila miliardi, ritenendo che una simile «tassa» rallenterebbe in modo significativo la diffusione a basso costo dei nuovi servizi consentiti. Pepata la replica a De Benedetti del sottosegretario alle Comunicazioni, Michele Lauria, che prima ha definito «ragionevoli» le cifre indicate da Amato, rilevando che «non si è comunque mai pensato a cifre quali quelle applicate dal Regno Unito che riteniamo possano pregiudicare la capacità di investimenti e di tutela dei livelli occupazionali delle aziende in gara». Poi ha indirettamente mandato a dire a De Benedetti che «pura follia sono allora anche i 5 mila miliardi che Tim ha pagato per la licenza Gsm in Turchia». Intanto l’altro sottosegretario alle Comunicazioni, Vincenzo Vita, ha confermato che la licitazione privata rimane la forma giuridica scelta per la gara: «Tra la licitazione privata come fu intesa all'origine e l'ormai mitica asta della Gran Bretagna ci sono buone vie intermedie», ha detto. E’ stato invece il presidente della Rcs, Cesare Romiti, a chiedere la gara con procedure differenziate: «Mi pare che si cominci a verificare l'ipotesi di fare due tipi diversi di gara», ha detto, «altrimenti le aziende nuove che concorrono potrebbero essere escluse». In questo caso Andala, società per l'Umts controllata da Tiscali e della quale Hdp (controllante di Rcs) detiene una quota, potrebbe dunque rischiare? «Certo. Però spero di no», replica Romiti. Anche Paolo Cuccia, amministratore delegato dell’Acea, che si prepara a correre con la spagnola Telefonica, ritiene opportuno «anche alla luce di quello che è successo a livello internazionale, differenziare gli incumbent dai new comers», cioè i soggetti già titolari di licenza di telefonia mobile da quelli sprovvisti. (Il Corriere della Sera) |