Telecom pronta a cambiare il riassetto

 

ROMA - Oltre il 2, non se ne parla neanche: per Roberto Colaninno e i suoi soci dell'Olivetti il concambio massimo accettabile per effettuare il piano di riassetto del gruppo Telecom è quello, due azioni Tecnost per ogni azione Tim. E se davvero il verdetto della Salomon indicherà un concambio superiore al 2, l'operazione non verrà più effettuata. É questo l'orientamento di massima che Colaninno e i suoi soci avrebbero raggiunto nelle ultime ore, incalzati dai tam- tam finanziari che le teoricamente impenetrabili mura della Salomon hanno lasciato trapelare. Una decisione non facile, che il consiglio Telecom potrebbe essere chiamato a formalizzare domani stesso, se l'orientamento della Salomon sarà stato intanto ufficializzato. Per Colaninno si tratta, in sostanza, di scegliere il male minore tra due altrettanto temibili: accettando un concambio di oltre il 2, l' Olivetti scivolerebbe ad una quota del 34-35% di Tecnost, diluendo così nettamente il valore del proprio premio di maggioranza; inoltre ammetterebbe implicitamente che proponendo al mercato un "range" di concambio tra 1,5 e 1,65, aveva tentato di rifilare una fregatura ai soci di minoranza. D' altra parte anche l'ipotesi - che come si diceva prevarrà - di respingere un concambio del genere significherà archiviare un piano fortemente magnificato, smentendo se stessi. Ieri comunque, su invito informale della Consob e dopo una giornata borsistica catalizzata dalle voci sull'archiviazione del riassetto (Tecnost -4,06%, Olivetti - 4,11%) Telecom ha diramato una breve nota ufficiale per dire che "l' advisor indipendente incaricato dal consiglio di verificare la congruità del range del concambio proposto dal cda in relazione al piano di riassetto del gruppo, non ha ancora comunicato nè formalmente, nè informalmente le sue conclusioni. Conseguentemente il cda di Telecom Italia non è ancora stato convocato per deliberare in ordine al piano di riassetto". Sedata così l'ansia istituzionale di informazioni formali e quindi inutili, ai piani alti di Telecom si sono rimessi al lavoro. Ed hanno abbassato la saracinesca delle comunicazioni con l'esterno. Non così ha fatto il popoloso mondo di coloro - professionisti, intermediari finanziari, banche e "advisor - che a vario titolo hanno lavorato e lavorano per (e contro) Colaninno. In base ai ragionamenti e ai brandelli di informazione raccolti in questi ambienti, a Repubblica risultano alcuni fatti certi: 1) In questo momento Telecom si aspetta che Salomon proponga un concambio di 2,2; 2) Colaninno ha deciso di non accettarlo e di rinunciare al piano: sostenendo che è preferibile difendere la fondatezza dei valori proposti da Mediobanca e Lehman anche a costo di archiviare il tutto piuttosto che cedere alle pressioni del mercato ammettendo di aver tentato il "bidone". In effetti - osservano molti analisti "simpatizzanti" - accettando un concambio superiore al 2 Colaninno rivenderebbe a meno di 9 euro azioni pagate sei mesi fa 11 euro e mezzo. 3) I dati al 30 settembre e il preconsuntivo '99 che domani il consiglio approverà parlerebbero di un margine operativo di gruppo in crescita di oltre il 2% e di forti tagli ai costi, esaltando le potenzialità tuttora inesplorate di cash-flow e autofinanziamento che il gruppo possiede; 4) sarebbe pronto il piano per la quotazione della "Internet-company" di gruppo, cioè Tin.it: che rappresenterebbe un altro forte introito di risorse; 5) l'Opa in corso da parte della Vodafone sulla Mannesmann (che valorizza il gruppo tedesco, più piccolo di Telecom, circa 240 mila miliardi) avrebbe confortato l'azienda italiana circa il proprio grande valore inespresso. 6) infine Colaninno e i suoi avrebbero già allo studio alcune semplici contromisure per prender tempo e dedicarsi alla gestione ottimizzando alcune voci di oneri finanziari. Innanzitutto, numerosi intermediari finanziari - compresi la Dlj e la Chase Manhattan bank, già al fianco di Colaninno nell'Opa - avrebbero recentemente confermato il proprio appoggio all'Olivetti, anche sul piano finanziario, convinti che i 30 mila miliardi di debiti (ormai tutti trasformati in obbligazioni che costano non più del 5,7% all'anno) siano gestibilissimi. E poi, come suggeriscono altri consulenti, Tecnost potrebbe limare dal 55 al 50,01% la quota in Telecom (portando a casa 5000 circa miliardi) e Telecom dal 60 al 50,01% la quota in Tim, permettendosi magari un ricco dividendo straordinario che ristorerebbe ulteriormente l'azionista Tecnost.

SERGIO LUCIANO

(La Repubblica)