Esuberi Telecom, altro rinvio il governo pronto a mediare

Trattativa nella notte per Telecom. I sindacati si sono seduti ieri al tavolo della trattativa sugli esuberi alla Telecom per giungere a un affondo conclusivo, ma anche con la convinzione che la vertenza continuerà a contenere due paradossi. Il primo è quello dell' entità dei "tagli", 13.500 posti di lavoro in un colpo solo, troppi nel momento in cui il gruppo è in forte espansione e non passa giorno in cui non si magnifichino le sorti, anche occupazionali, della new economy e, in particolare, della fusione Seat-Tin.it. Il secondo paradosso, al quale tuttavia i sindacati cominciano ad abituarsi (con Walter Cerfeda, membro della segreteria Cgil, che nel giro di poche ore smentisce il suo segretario generale), è negli strumenti per fare fronte a quegli esuberi. La Telecom del "nuovo capitalista" Colaninno chiede che il governo gli "regali" almeno 7.500 prepensionamenti, uno strumento che sembrava morto e sepolto (con la riforma degli ammortizzatori sociali e, ultima, la lettera scritta a quattro mani da D'Alema e Blair) e che ora rispunta all' improvviso. Da un lato i prepensionamenti sono stati cancellati dall'ordinamento, dall'altro vengono riacciuffati per i capelli grazie alla legge 223 del '91, che consente alle imprese in crisi di collocare in mobilità per più di tre anni i lavoratori over 50. Ma la Telecom si può definire un'azienda in crisi? Neppure la riunione di ieri, che è proseguita nella notte con voci ricorrenti di una soluzione a portata di mano, ha permesso il superaramento dei due paradossi. Nel frattempo, il governo si dice pronto a intervenire. "È mio interesse che nessuno venga rimosso dal posto di lavoro e che ogni lavoratore interessato alla mobilità sia soddisfatto e condivida la decisione presa", ha sottolineato ieri il ministro delle Comunicazioni, Salvatore Cardinale in occasione della presentazione dello SmauComm Mediterraneo. Il suo sottosegretario, Vincenzo Vita, ha confermato che il ministero segue con estrema attenzione la vertenza: "Sono molto addolorato, particolarmente colpito che mentre il sistema della comunicazione è in vorticoso aumento di opportunità finanziarie Telecom abbia posto in un modo così pesante il tema degli esuberi", ha detto Vita, auspicando che da parte di Telecom ci sia "un ripensamento". La sinistra, intanto, si schiera. "Facciamo come i francesi - suggerisce Sergio Bellucci, responsabile del settore per Rifondazione comunista - chi fa utili non fa esuberi". E avverte: "Non vorremmo che Telecom scaricasse sulle spalle dei cittadini italiani, che già molto hanno dato in termini di tariffe a questa azienda, 13.500 dipendenti e poi ne assumesse 6-7mila usufruendo delle agevolazioni di legge: saremmo alla beffa". Gloria Buffo, neoresponsabile del settore Lavoro dei Ds, sollecita l'intervento del governo, affinchè impedisca i licenziamenti: "È difficile accettare che un gruppo come Telecom, che dichiara forti utili rispetto al fatturato e che opera nel settore più dinamico dell'economia, chieda 13.500 esuberi. Occorre che l'azienda, oltre a godere dei benefici, si carichi anche della responsabilità di un grande gruppo di valore strategico, che non può riversarse sui conti pubblici ciò che ritiene opportuno. Al governo chiediamo un intervento deciso in questa direzione". Nel frattempo, la Hopa, la finanziaria bresciana guidata da Emilio Gnutti e partner di Colaninno in Telecom, lunedì prossimo dovrebbe varare un aumento di capitale di mille miliardi.

(La Repubblica)