Umts : forti vantaggi per i nuovi operatori

ROMADovranno conquistarsi la licenza per i nuovi telefonini multimediali Umts a colpi di garanzie sull’efficienza del servizio e sulle ricadute occupazionali dei loro progetti, formulando un’offerta minima tra i 350 e i 550 miliardi di lire da pagare allo Stato italiano. Ma per trasformare rapidamente i i loro cellulari in un ricco business i nuovi operatori del telefonino di terza generazione avranno solide garanzie. Potranno partire in tempi rapidissimi, forse addirittura prima del battesimo ufficiale del nuovo sistema, programmato per il gennaio del 2002. Potranno farlo grazie a 30 mesi di roaming totale sulle reti Gsm degli attuali operatori (attraverso gli appositi telefonini dual mode che l’industria sta già mettendo in cantiere) e di altri 30 mesi di roaming parziale (limitato a zone circoscritte del territorio), al diritto di piazzare le loro antenne sui siti già usati dai vecchi concorrenti e addirittura, quando ciò sarà tecnicamente possibile, alla possibilità di condividere le strutture tecniche. Fin qui i diritti, robusti. Ma vieniamo ai doveri, che per la verità sembrerebbero piuttosto blandi. Per avviare il servizio i nuovi operatori Umts dovranno dimostrare di aver coperto, con i loro impianti, almeno il 10% del territorio italiano. Ma all’atto pratico ciò non sarà necessario: basterà l’impegno a realizzare la copertura minima nei sei mesi successivi all’avvio del servizio attraverso il "roaming nazionale", che potranno pian piano sostituire con il loro segnale. Per il quale godranno di un altro grande vantaggio nei confronti dei gestori che già operano nel Gsm (Tim, Omnitel, Wind e Blu) e che dovranno comunque conquistarsi la nuova licenza Umts: dopo una prima assegnazione delle frequenze necessarie ad aprire al pubblico il servizio Umts, i successivi canali radio saranno assegnati prioritariamente ai nuovi entranti. Sono queste, e sono davvero forti, le "asimmetrie" studiate dall’Authority per le comunicazioni a vantaggio dei nuovi operatori mobili nell’ambito del regolamento di gara per l’imminente assegnazione (tutto dovrà essere completato, in teoria, entro la fine dell’estate) delle cinque licenze per il nuovo sistema cellulare. Per varare definitivamente il regolamento l’Authority aspetta comunque il parere dell’Antitrust, che si dovrà esprimere anche sul prezzo minimo effettivo da offrire allo Stato. Una formalità, all’atto pratico, visto che i concorrenti metteranno sicuramente sul piatto una cifra non inferiore ai 700-800 miliardi. Lo ipotizzano gli analisti e lo conferma lo stesso ministro delle Comunicazioni, Salvatore Cardinale, che si dice sicuro di un introito nelle case dello Stato, per le cinque licenze da assegnare, che si aggira sui 4mila miliardi di lire. In pista per le cinque licenze ci sono già, lo ricordiamo, sei sicuri pretendenti: oltre ai quattro attuali gestori del Gsm le due cordate Dix.it, guidata dall’ex capo di Omnitel e ora titolare di e.Biscom, Silvio Scaglia, e Andala, capeggiata dal patron di Tiscali, Renato Soru, e da Franco Bernabè. Il successo dei quattro attuali operatori Gsm sembrerebbe scontato, anche se qualche teorico dubbio potrebbe riguardare Blu, che nelle prossime settimane dovrà dividersi tra l’impegno per la nuova gara e quello per avviare il suo servizio commerciale Gsm (entro maggio, conferma il presidente, Giancarlo Elia Valori, che ieri ha aperto ufficialmente la sperimentazione della sua rete Gsm a Roma). Rimarrebbe, in questo caso, una sola licenza "libera", sottoposta all’assalto dei due nuovi concorrenti, tuttora impegnati a rinforzare ulteriormente le loro compagini azionarie. Continua a far scalpore, a questo proposito, la soluzione "di riserva" ipotizzata da Renato Soru nel caso Andala non riuscisse ad aggiudicarsi la licenza Umts: costruire un "network virtuale" grazie ad un roaming permanente con le altre reti, in cambio di un canone da corrispondere a uno o più operatori per l’accesso, il traffico e l’interconnessione. La richiesta è stata sottoposta all’esame dell’Authority, che ha compiuto un primo esame informale nel quale sarebbero state espresse numerose perplessità. «Approfondiremo la questione successivamente», fanno sapere i collaboratori di Enzo Cheli.

Federico Rendina

(Il Sole 24 ore)