Telecom decide i tempi di Tin.it

ROMAVittorio Cecchi Gori attacca frontalmente Telecom Italia e News Corp. «Se Rupert Murdoch e Roberto Colaninno si accordano per buttarmi fuori da Stream, li porto in Tribunale. Non voglio ripetere l’esperienza di Tele+». Il proprietario di Tmc1 e Tmc2 ha denunciato «un’intesa tra Murdoch e Silvio Berlusconi, e chiaramente c’è Leo Kirch di mezzo. Sarei stato d’accordo a sottoscrivere anche l’aumento di capitale di Stream se fosse stato in misura massima di 300 miliardi. Ma esisteva una linea di credito, non c’era nessuna necessità di tale aumento». E ancora: «Giovanni Minoli — aggiunge Cecchi Gori — è stato nominato a mia insaputa: era il nostro gruppo a dover esprimere il direttore generale, Telecom il presidente e Murdoch ad avere l’ultima parola sull’amministratore delegato». Il gruppo Cecchi Gori ha dichiarato «strategica» la sua partecipazione in Stream ma non ha sottoscritto l’aumento di capitale di 540 miliardi proposto da Murdoch e Telecom nell’ultimo cda. Secondo il gruppo Cecchi Gori, l’entità dell’aumento sarebbe stato comunicato solo poche ore prima dello svolgimento del cda e sarebbe stato di entità superiore a quanto previsto nella precedente delibera votata anche dal gruppo del produttore toscano. Una soluzione andrà trovata al più presto perché il "no" di Cecchi Gori rischia di paralizzare i progetti di Stream, che ha urgente bisogno di liquidità. Non è da escludere la possibilità che i due soci di maggioranza arrivino a controllare il 50% ciascuno di Stream, vincendo la resistenza di Cecchi Gori, per poi magari rivendere una quota di minoranza ad altri partner. Intanto, la quota di Murdoch e Telecom nella società potrebbe crescere in tempi brevi. Le quattro squadre di serie A riunite nel consorzio Sds, e cioè Lazio, Fiorentina, Parma e Roma, hanno deciso di porre il consorzio in liquidazione e di uscire dall’azionariato della pay-tv cedendo il loro 12%, alla pari, ai due maggiori azionisti. Il futuro di Stream è strettamente legato a quello della nuova società che nascerà dall’integrazione tra Seat e la divisione Internet di Telecom. Lo scorporo di Tin.it è il tema caldo della riunione di oggi del cda della società telefonica. Secondo fonti vicine all’operazione, nella seduta di oggi non saranno definite le modalità dell’integrazione: il gruppo di lavoro incaricato di studiarle ha bisogno di un altro po’ di tempo. Probabilmente sarà invece resa nota la tempistica, come ha confermato Colaninno da Brescia dove ha partecipato alle assemblee di Fingruppo e di Hopa (vedere articolo a pag. 37) che con l’aumento di capitale deliberato permetteranno a Bell di salire al 25,75% in Olivetti: «L’operazione va studiata bene, senza fretta; i tempi li decidiamo domani (oggi per chi legge, ndr); si tratta di tempi tecnici perché gli aspetti da verificare sono tantissimi». L’azienda Tin.it dovrebbe essere scorporata in una società di nuova costituzione o in una scatola vuota già esistente: successivamente sarebbe fusa per incorporazione in Seat. In alternativa il ramo d’azienda Tin.it potrebbe essere direttamente conferito da Telecom a Seat. Solo quando sarà definita l’integrazione «sarà possibile precisare le modalità più opportune nonché la natura del trattamento preferenziale che Telecom intende comunque assicurare a tutti i propri azionisti mediante l’assegnazione di diritti e/o azioni della conferitaria del ramo d’azienda ovvero della società risultante dalla fusione per incorporazione». Così recita il documento d’offerta, approvato ieri dalla Consob, relativo al buy-back delle azioni di risparmio. L’Opa sul 34,28% del capitale di risparmio, pari al 10% del capitale totale di Telecom, prende il via oggi anche se sembra votata all’insuccesso certo. Il prezzo di 6,5 euro per azione che Telecom è disposta a pagare per le proprie azioni rnc è nettamente inferiore a quello che si registra in questi giorni sul mercato. Un importante passo avanti è stato compiuto nella trattativa con i sindacati sul piano d’impresa. Da lunedì parte la stretta finale dopo che l’azienda si è detta disponibile a discutere le proposte avanzate dai rappresentanti dei lavoratori.

Orazio Carabini - Marco Mele

(Il Sole 24 ore)