Telecom si
ricompra le risparmio
MILANO
Saranno contenti gli azionisti di risparmio, e tra loro i tanti fondi dinvestimento
stranieri che di Telecom rnc avevano i portafogli pieni, che finalmente incassano il tanto
atteso buy-back più volte promesso da Roberto Colaninno durante lOpa su Telecom.
Anche se cè da giurare che qualche lamentela sul prezzo dellofferta (6 euro
contro una quotazione attuale di 5,474) ci sarà. Colaninno e lintero consiglio
hanno difeso il prezzo spiegando che 6 euro significano «il 12% in più rispetto ai corsi
attuali e il 17% rispetto alla media degli ultimi sei mesi» e così da ieri è deciso, il
consiglio damministrazione di Telecom, cinque ore di riunione a Milano, lha
messo nero su bianco: «E stato deliberato di convocare per il 14 gennaio a Torino lassemblea
dei soci al fine di autorizzare loperazione di buy-back sulle azioni di risparmio
della società mediante Opa già approvata dal consiglio lo scorso 28 settembre». Dunque,
loperazione risparmio va in porto. Secondo i parametri già noti e cioè unOpa
(appunto a 6 euro per azione) sul 10% dellintero capitale, per togliere dal mercato
il 34% delle azioni di risparmio in circolazione. Costo totale per Telecom: 8.621,7
miliardi. Parola data, parola mantenuta: fa sapere Colaninno, quasi a ricordare che lui ha
voluto avere sempre un rapporto chiaro e trasparente col mercato, anche quando il mercato
lha sonoramente fischiato. Certo, dopo la disavventura Tim conclusa con una ritirata
strategica dopo la sonora bocciatura dei mercati, nemmeno luomo nuovo Colaninno
poteva permettersi unaltra musata sulle risparmio dopo le insistenti richieste degli
azionisti organizzati che minacciavano, in caso di rinvii, fuoco e fiamme. «Operazione
corretta - si fa adesso sapere - che rende più equilibrata la struttura finanziaria del
gruppo». Punto e a capo, allora. Archiviato (per ora, se ne riparlerà a gennaio in
assemblea per poter dar via allOpa, si spera, in febbraio) il capitolo buy-back,
resta aperto, quello sul piano industriale. E qui, Colaninno, più che i fischi e i buuuuu
del mercato, rischia di prendersi le urla (e gli scioperi) dei dipendenti che temono forti
riduzioni dorganici visto che da sempre si parla di tagli non inferiori ai 13 mila
con 9 mila prepensionamenti. Ieri il consiglio ha a lungo parlato di piano e dintorni, ha
esaminato i dati consolidati di prechiusura dellanno in corso (che prevedono belle
novità: un risultato operativo di circa 12 mila miliardi, il 30% in più rispetto al
98, un Ebitda a 23.400 miliardi, più 2%, e ricavi lordi a 52 mila, più 7% sul
98) e ha approvato il piano strategico 2000-2002. Ma tra tanti numeri, nel
comunicato finale non cè traccia dei fatici tagli, si ammette solo che il piano
«affronta anche i problemi connessi alla struttura organizzativa e occupazionale,
individuando settore per settore le iniziative di razionalizzazione e di recupero di
efficienza e produttività da attuare nel triennio». I numeri, ahimè, saranno fatti
questa mattina a Roma nellincontro tra Colaninno e i sindacati, un incontro che si
terrà mentre i lavoratori Telecom saranno in sciopero (4 ore) con manifestazione a
Torino. Laria, insomma, è di scontro, visto che si è capito (anche dopo lincontro
tra Colaninno e Nerio Nesi) che sui numeri individuati dagli uomini Telecom non cè
molto margine di manovra: si vedrà.
Intanto, nel piano triennale 2000-2002 esaminato ieri in consiglio sono state confermate
le linee di sviluppo a suo tempo abbozzate: più trasmissione dati e Internet
(«Rappresenterà - si legge - il 20% dei ricavi del fisso nel 2002 contro il 9% di
oggi»), restare leader sul mercato nazionale, essere un operatore cellulare e dati
pan-regionale in Europa e il secondo in America Latina, puntare allestero sul mobile
e su Internet. Una strategia che permetterà nel prossimo triennio, è la previsione, di
far crescere i ricavi «a un tasso medio annuo superiore al 5%». Confermati, sempre per i
prossimi tre anni, anche i 30 mila miliardi di investimenti (16.500 nel fisso, 6.500 nel
mobile, 7 mila nellinternazionale e altre attività) e i risparmi (per circa 4 mila
miliardi) per il recupero di efficienza nella telefonia fissa.
Armando Zeni
(La Stampa) |