Anticipi conversazioni: saranno restituiti. Con gli interessi

ROMA - Tim dovrà pagare gli interessi sulle somme che chiede ai suoi clienti a titolo di anticipo sulle conversazioni. E non solo: dovrà rivedere in più parti i suoi contratti di abbonamento perché alcune clausole sono vessatorie per gli utenti consumatori. Lo ha stabilito il Tribunale civile di Torino, che ha depositato nei giorni scorsi- rendendolo così operativo - il dispositivo della sentenza pronunciata nel novembre dello scorso anno su ricorso del Movimento federativo democratico-Cittadinanza attiva. Si tratta di una delle trenta cause pilota che l’associazione dei consumatori ha avviato con i finanziamenti europei. Gli aut-aut del giudice torinese, Alessandra Aragno, non sono molti ma significativi per i clienti di Tim. Il primo intervento riguarda «l’anticipo sulle conversazioni», cioè quella somma - circa 100 mila lire - che la società richiede al momento della stipula dell’abbonamento promettendo di ridarla indietro alla cessazione del contratto. Ebbene, in base alla sentenza, tale somma, che rappresenta una sorta di deposito, dovrà essere restituita con tutti gli interessi maturati nel periodo, un anno o dieci anni che siano, della durata del contratto. In secondo luogo Tim dovrà rinunciare a pretendere «il preavviso non inferiore a due mesi» per rendere valida la disdetta del contratto da parte dei clienti. Inoltre il gestore della telefonia cellulare del gruppo Telecom dovrà eliminare la clausola che concede alla società la facoltà di modificare le condizioni del contratto «in caso di accordi con gestori stranieri» o comunque per qualsiasi altra ipotesi di «giustificato motivo». L’ultimo intervento del giudice riguarda il foro competente per le controversie con Tim, che dovrà essere quello della residenza del consumatore.

(Il corriere della sera)