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L’Authority vara le tariffe fisso-mobile. Ma decide l’Antitrust
MILANO — Arriveranno il primo dicembre le nuove tariffe per le telefonate da un apparecchio fisso a un cellulare. Così ha fatto sapere l’Antitrust, l’organismo di tutela del mercato e della concorrenza guidato da Giuseppe Tesauro, il quale dovrà pronunciarsi sui nuovi prezzi delle chiamate che sono stati ufficialmente approvati ieri sera dall’Authority per le Comunicazioni. Per ora, quindi, niente cifre. Lo strano gioco di rimando fra Authority e Antitrust sancisce infatti la stretta osservanza dei rispettivi ruoli. Da una parte c’è l’autorità presieduta da Enzo Cheli che ha la responsabilità di fissare le tariffe. Dall’altra l’Antitrust, che deve dire se il criterio seguito per fissarle rispetta i principi della concorrenza. E in questo caso la decisione dei due organismi di rispettare in pieno i ruoli appare tutt’altro che un esercizio retorico. Pochi mesi fa, infatti, i due maggiori operatori di telefonia cellulare, Tim e Omnitel, erano stati multati dall’Antitrust per la bellezza di quasi 150 miliardi (100 miliardi e 432 milioni per Tim, 46 miliardi e 868 milioni Omnitel) per aver applicato tariffe identiche. Ora l’Authority, nel varare i nuovi prezzi, sembra aver adottato lo stesso schema. Con il risultato che proprio ieri il Tar del Lazio ha di fatto sospeso la supermulta. Insomma: riserbo assoluto in attesa del pronunciamento di Tesauro. Secondo indiscrezioni, comunque, le nuove tariffe, già individuate la scorsa settimana, dovrebbero portare uno sconto nelle chiamate fisso-mobile di circa il 23% rispetto a oggi. Mediamente le telefonate dovrebbero costare 500 lire al minuto, di cui 120 lire rappresentano la «quota» di Telecom Italia (l’operatore di telefonia fissa) e 380 quella di Tim od Omnitel. Ieri, comunque, il sottosegretario alle Comunicazioni, Michele Lauria, è intervenuto sul problema per definire «inattendibili» le ipotesi sulla percentuale di riduzione «circolate in questi giorni». «Non mi risulta che ci siano decisioni definitive — ha detto — perché prima deve pronunciarsi l’Antitrust».
(Il Corriere della Sera) |