Il rebus dell’autoricaricabile

Nel mondo dei telefonini un nuovo aggettivo sta attirando l’attenzione degli utenti, anche per la martellante pubblicità che lo sostiene: autoricaricabile. In realtà occorre cercare di capire bene di cosa si tratta. Innanzitutto va chiarito che lo stesso termine si traduce in realtà diverse a seconda del gestore: per Tim, Autoricarica è l’offerta in base alla quale si riceve un bonus proporzionale alla quantità di telefonate "ricevute"; per Omnitel, l’Autoricaricabile prevede un bonus che dipende dalla quantità delle telefonate "effettuate". La differenza non è da poco. Scatti e meccanismo. In entrambi i casi è stato portato il valore dello scatto iniziale da 240 a 300 lire (Iva inclusa): chi fa molte telefonate brevi (tipo «Tra quanto arrivi?») può subire un contraccolpo sensibile. Inoltre, viene applicata la tariffazione a scatti, con un costo aggiuntivo, in media per ogni telefonata, pari a mezzo scatto: in soldoni, 150 lire. E ancora: il costo delle chiamate è mediamente più alto di quello previsto da altri piani tariffari (dello stesso gestore). Per Tim, poi, esistono due offerte Autoricarica, abbastanza diverse tra loro. Autoricarica 190 (che scade il 31 marzo prossimo) prevede un costo al minuto paragonabile a quello di altri piani tariffari, ma con dei limiti: il telefono chiamante che genera il bonus deve essere solo un altro Tim e la tariffa di 190 lire è valida solo per chiamate dirette ai cellulari Tim e ai telefoni fissi di Telecom Italia. L’opzione Autoricarica, invece, ha un costo più alto per le telefonate effettuate, ma non fa distinzione tra fissi e mobili, sia per le chiamate in uscita, sia per quelle in entrata che generano il bonus. Anche Omnitel pone vincoli: il bonus si ottiene solo se si raggiunge la soglia di 50mila lire di traffico nel mese solare; inoltre, il bonus ricevuto va detratto dalla spesa successiva: per conquistare un nuovo bonus, quindi, occorre effettuare chiamate per 75mila lire. I comportamenti impropri. Mentre l’offerta Omnitel, una volta comprese le sue caratteristiche commerciali, rimane più o meno conveniente sulla base di valutazioni che riguardano solo l’utente che l’ha scelta, l’offerta Tim può innescare comportamenti "impropri" che possono tradursi in aumenti incontrollati della bolletta telefonica di qualcuno che può anche non sapere neppure che esiste l’opzione autoricarica. Infatti, c’è il rischio che si pensi di ricaricare il telefonino Tim con l’opzione "Auroricarica" di qualche familiare o amico utilizzando magari il telefono dell’ufficio o quello di chi non controlla l’uso del proprio apparecchio. Inoltre, i dati relativi al traffico indebitamente effettuato da tale telefono o da quello dell’ufficio, arrivano molto tempo dopo il "fattaccio" e, quindi in pratica non c’è nulla da fare. L’unica difesa possibile è impedire le telefonate verso i Tim sui quali il chiamato potrebbe aver attivato l’opzione Autoricarica (con Autoricarica 190 il problema, di fatto, non esisterebbe per i telefoni fissi, ma rimarrebbe per i telefonini aziendali). È questa una soluzione fortemente penalizzante, soprattutto per le aziende. In conclusione, le offerte "autoricarica" e “autoricaricabile” vanno differenziate come denominazione e, per quella di Tim, occorre mettere in funzione contromisure tecniche.

Sergio Antocicco

(Il Sole 24 ore)