Dieci anni dopo, il cellulare cambia vita

Hanno debuttato in Italia in occasione dei Mondiali di calcio del 1990 e nel giro di un decennio sono entrati fra i protagonisti del secolo: all’inizio erano poco più di 400mila, oggi se ne conta uno ogni due abitanti. Una crescita esponenziale, quella dei telefonini, che però non dice tutto su un fenomeno che non è solo economico, tecnologico o sociale, ma ha importanti riflessi anche sui consumi telefonici, sulle modalità di comunicazione e sugli utilizzi possibili. E che non sembra destinato a esaurirsi, nonostante l’alto tasso di penetrazione abbia ridotto le quote di mercato ancora libere. Con l’arrivo dei sistemi Gprs e Umts, si apre infatti una seconda fase, sia sul versante delle applicazioni percorribili sia per quanto riguarda il tipo di traffico che potrà transitare sulle "nuove" reti mobili: non solo voci, ma anche dati, informazioni e immagini, oltretutto a una velocità di trasmissione vertiginosamente più elevata e con un utilizzo più efficiente dei canali radio. L’evoluzione. Il punto di svolta per i telefonini è stata la carta prepagata — lanciata da Tim nel Natale del 1996 e seguita il mese dopo da Omnitel — che ha avuto il pregio di liberare i possessori di telefoni o gli aspiranti tali dall’incubo della bolletta, con i relativi costi fissi e spese fuori controllo: nel giro di un anno, raddoppio degli utenti (da 6,4 a 11,7 milioni) e a fine ’98, il sorpasso delle cosiddette "ricaricabili" sugli abbonamenti (13,4 milioni contro sette). Gli ultimi dati parlano di 32,7 milioni, una cifra che colloca il mercato italiano nel gruppo di testa dei Paesi più industrializzati, sia per volume sia per tasso di penetrazione: a livello mondiale, secondo le elaborazioni di Assinform, è superato solo da Stati Uniti e Giappone (rispettivamente con 82 e 50 milioni di utenze), ma in Europa l’Italia è leader, seguita da Germania e Regno Unito e per indice di diffusione (51%) è seconda solo ai Paesi scandinavi (66% in Svezia). Le tappe e i protagonisti. Il servizio radiomobile viene introdotto in Italia dalla Sip nel 1973, ma l’avventura del telefonino quale si conosce oggi prende le mosse nel 1990, con la commercializzazione dei primi apparecchi Tacs. Nel 1993 viene lanciata la tariffa Family che — con le tariffe superidotte nel week end — apre la strada ai privati; il 1995 è invece l’anno del Gsm, della nascita di Tim per scissione da Telecom Italia e dell’avvio del regime di concorrenza, con la comparsa di Omnitel; nel 1996 arriva la Tim card, prima carta prepagata e ricaricabile. Poi — benché l’utente finisca per interessarsi soprattutto al gran proliferare delle offerte e alla progressiva riduzione e semplificazione delle tariffe — l’evoluzione tecnologica prosegue inarrestabile, tra nuove Sim card a memoria potenziata, debutto del numero universale, sviluppo dei servizi interattivi, ampliamento degli accordi di roaming con i gestori esteri, sperimentazione dei sistemi Gprs e Umts. Un’evoluzione alla quale hanno partecipato tutti i protagonisti della telefonia mobile in Italia, Tim ormai da dieci anni, Omnitel dalla fine del 1995, Wind dal 1998 con un’offerta integrata fisso mobile; un terzetto che si è appena arricchito di un nuovo attore, Blu, il quarto gestore che oggi dà il via alla commercializzazione dei propri servizi (si veda sotto). I numeri delle società e i consumi. Oltre agli utenti, negli anni è cresciuto il business delle società coinvolte nel settore radiomobile: dal 1995 al 1999 i dipendenti di Tim sono passati da 2.457 a 9.381 e i ricavi da 2.800 a 14.425 miliardi; Omnitel, nello stesso periodo, è arrivata a 7.898 addetti e 7.236 miliardi di fatturato; e Wind, operativa da fine ’98, ha più che triplicato il personale (da 1.272 a 4.258 unità) e portato il giro d’affari a 791 miliardi. Allo stesso tempo sono "esplosi" i consumi telefonici: nel 1996 la rete Tim ha smistato un traffico pari a 9,3 miliardi di minuti e nel 1999 quasi 24 miliardi. Ma la telefonata non esaurisce le attuali esigenze di consumo via-telefonino. Basti pensare al successo degli Sms, i messaggi brevi di testo, che ormai per Tim e Omnitel sfiorano una media di 7 milioni al giorno. Secondo le elaborazioni di Assinform nel 1999 ne sono stati scambiati circa 2,5 miliardi, ma nel medio periodo dovrebbero registrare una crescita esponenziale. E non tanto per la moda dei messaggini oggi tanto diffusa tra i giovani, quanto per l’imminente diffusione dei servizi a valore aggiunto correlati al trading online e al mobile-commerce. Un’indicazione di quanto spazio ci sia per nuove applicazioni.

Rossella Cadeo

(Il Sole 24 ore)