Multate Tim e Omnitel
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Tim e Omnitel Condanna dell'Antitrust sulle tariffe fisso-mobile L'istruttoria dell'Autorità garante è alle battute finali: l'accusa è di cartello sui prezzi ROMA - Multa miliardaria in arrivo per Tim e Omnitel. L'Antitrust di Giuseppe Tesauro accusa i due operatori di cellulari di aver fatto un cartello (cioè di aver concordato i comportamenti) in occasione della manovra tariffaria per le chiamate dal fisso ai cellulari del 6 gennaio scorso, la cosiddetta "manovra della Befana". L'istruttoria dell'Antitrust è alle battute conclusive e, se saranno confermate le indicazioni finora emerse, le due società dovranno sborsare complessivamente una multa di 200 miliardi di lire. Tim e Omnitel non mancheranno di fare ricorso perché la vicenda è così intricata che ciascuno ha la sua parte di ragione. Del resto la stessa Antitrust ha chiesto in merito un parere all'Authority per le comunicazioni di Enzo Cheli e quest'ultima si è espressa con toni molto più lievi nei confronti delle società di telefonia. L'Antitrust aveva aperto l'istruttoria per violazione della legge sulla concorrenza subito dopo il 6 gennaio, acquisendo la documentazione il 13 gennaio. Nel dicembre 1998 Tim e Omnitel erano i due soli operatori della telefonia mobile e avevano ancora, per una anomalia italiana, la titolarità della tariffa da fisso a mobile, cioè decidevano loro quanto costa chiamare un cellulare, con una eccezione alla regola che stabilisce che il prezzo lo fa il gestore dal quale parte la chiamata. L'Authority di Cheli, prima di Natale, aveva invertito la titolarità della tariffa, con un provvedimento che entrava in vigore il 7 gennaio. Tim e Omnitel hanno quindi sfruttato l' ultimo momento utile per cambiare la tariffa da fisso a mobile, raddoppiando in pratica il costo delle chiamate da casa al cellulare family durante il fine settimana. Tale operazione era stata concordata informalmente con l'Authority comunicazioni ed era stata comunicata al pubblico prima da Omnitel e poi da Tim mentre già si sentivano i botti di fine anno. Nonostante il tentativo di far passare la manovra in sordina, la reazione dei consumatori è stata fortissima. "È un imbroglio inaccettabile - si argomentò - prima ci hanno venduto milioni di cellulari family dicendo che la sera e il fine settimana avremmo speso poco e adesso ci raddoppiano le tariffe". Il ministro delle Comunicazioni Salvatore Cardinale scese in campo chiedendo di ripristinare la vecchia tariffa, invito poi ribadito da Cheli. Tim e Omnitel fecero retromarcia ma l' Antitrust cominciò ad indagare. Non tanto sull'entità delle tariffe, quanto sul fatto che le variazioni in rialzo e in ribasso (c'erano anche degli sconti, non solo rincari) erano state simultanee e quindi concordate. Tim e Omnitel, del resto, non hanno mai negato di aver concordato i prezzi, perché ciò era fatto - secondo la loro valutazione - nell' interesse del consumatore il quale se è cliente di Telecom non può trovarsi tariffe differenziate perché c' è l'anomalia che chi le decide non è la società della quale è cliente (cioè Telecom) bensì quella che gestisce il numero chiamato (cioè Tim e Omnitel). Con la manovra della befana - sostenevano sempre Tim e Omnitel - la bolletta media è scesa perché i ribassi pesano più dei rincari. Un ragionamento vero per l'insieme delle chiamate (aziendali e casalinghe) ma non per le famiglie, le quali concentrano le conversazioni verso i cellulari nel fine settimana e non in orario d'ufficio. Ma come erano questa tariffe di cui si è tanto discusso? La prima novità era il raddoppio dello scatto alla risposta, che passava da 127 più Iva a 254 più Iva. Lo sconto serale, dal lunedì al venerdì, invece di partire alle 20.30 slittava alle 21, rubando mezz'ora al giorno ai family. Inoltre la tariffa scontata saliva da 170 a 290 lire al minuto, con un aumento del 70%, tale da far impallidire qualsiasi indice d'inflazione. Negli orari di punta (che come si è detto si erano allargati) chiamare un family passava da 1.524 lire al minuto (sempre più Iva al 20%) a 990 lire, con uno sconto del 35%. Da allora l'Authority di Cheli ha preso in mano la questione, senza riuscire però a risolverla del tutto. Con un primo intervento, a marzo, si sono limati alcuni picchi, rinviando il provvedimento definitivo prima a luglio, poi a fine settembre e adesso a fine ottobre. (La Repubblica) |