Scatta la gara inglese per il cellulare Umts

Le rivoluzioni, si sa, corrono. E così non stupisce che non ci sia nemmeno il tempo per valutare appieno l'effetto Internet su Seat-Telecom, operazione regina della Borsa italiana. Oppure per capire l'impatto gigantesco di «Wanadoo», la Tin.it francese che, invista della quotazione, ha fatto guadagnare il 25% in una sola mattina, quella del 2 marzo, a France Telecom. O per digerire una novità «storica», ovvero l'acquisto (ed è la prima volta) di un gestore telefonico, la Hong Kong Telecom, da parte di una matricola Internet, la Pacific Century di Richard Li (figlio di Li Ka Shing, il miliardario «rosso»), oppure di verificare le possibilità di successo dello sbarco americano di Dt, a caccia del clamoroso accordo con Q-West: Altre novità dirompenti battono alle porte delle telecomunicazioni. Il palcoscenico, stavolta, è la vecchia Europa, anzi la Gran Bretagna. Proprio ieri si è saputo che Altavista, uno dei più importanti motori di ricerca del mondo Internet, ha in programma di offrire ai suoi clienti inglesi la connessione perpetua alla Grande Rete (compresa la chiamata telefonica locale). Per 30 sterline, meno di 100 mila lire, i clienti di Altavista avranno così a disposizione Internet per tutta la vita. Oggi, secondo le elaborazioni di Altavista (che punta a guadagnare con la pubblicità e il commercio elettronico), un «internauta» deve pagare 126 sterline all'anno (circa 380 mila lire) in chiamate urbane, assai più care in Gran Bretagna, come in tutta Europa, che negli Usa. Facile prevedere che la mossa di Altavista possa innescare la battaglia dei prezzi in Europa e, soprattutto, favorire il decollo definitivo di Internet nel Vecchio Continente. La notizia, ovviamente, non è piacevole per gli ex monopolisti, a partire da British Telecom, già alle prese con la concorrenza di gestori sempre più aggressivi, nel fisso e nel mobile. Ma già oggi la rivoluzione dei media, ovvero l'integrazione tra Internet e telefonia mobile, offre un'occasione di riscatto a vecchi e nuovi protagonisti. Alle 13,30, ora di Greenwich, i fax della Radiocommunications Agency, l'ente governativo di Sua Maestà, cominceranno ad ospitare le offerte della prima asta al mondo per le licenze dei telefonini della terza generazione, l'Umts, l'Universal Mobile Telecommunications System. Per almeno due settimane 13 compagnie di tutto il mondo si sfideranno a suon di offerte per conquistare una fetta di etere su cui far correre dal 2002 i servizi che combineranno telefonia mobile ed Internet ad alta velocità. Sarà un grande affare per l'erario britannico, che dovrebbe incassare almeno 2 miliardi di sterline dalla battaglia per acquistare spazio sull'autostrada elettronica. Per questo la battaglia per l'Umts è così importante, a Londra come in Italia. In Gran Bretagna, accanto ai quattro operatori già attivi sul Gsm (Vodafone, Bt Cellnet, Orange e One-to-One), si sfideranno: 3 G (Irlandesi, l'olandese Kpn e la svedese Telia), Crescent Wireless; Epsilon (controllata dalla giapponese Nomura); Ntl (operatore cavo alleato a France Telecom), One Tel. Global (gruppo Murdoch); Spectrum (Richard Branson), la canadese Tiw; Telefonica e l'americana WorldCom. In Italia, dove si è scelto di percorrere la via della licitazione privata, accanto ai quattro gestori che già dispongono di licenza Gsm (Tim, Omnitel, Wind e Blu) per la quinta concessione si sfideranno le cordate di Andala (Tiscali, SanpaoloImi, Cir, Gemina-Hdp-Rcs) e Dixit.it (e.Biscom più Ifil, Banca di Roma, Pirelli, Planetwork) e l'asse Acea-Telefonica. Ma, prima che la gara cominci, è possibile che le cordate trovino uno o più accordi tra loro. La partita, del resto, è di vitale importanza anche se pochi, a Londra come a Roma, hanno l'onestà di riconoscerlo.

(La Stampa)