Elettrosmog, oscurata la Rai stop alla radio nel centro sud

ROMA - Mai successo prima: la Rai deve "ammutolire" per colpa dell'elettrosmog. Due ordinanze contemporanee, del sindaco di Pomezia e del giudice, hanno fatto chiudere, ieri, uno dei maggiori ripetitori d'Europa, quello di Santa Palomba, vicino a Roma, che trasmette in onde medie in tutto il continente e nel Mediterraneo. Tace la voce del "Notturno", la sola che dalla mezzanotte arriva agli italiani all'estero. Il canale unificato scelto da Palazzo Chigi per ufficializzare il legame con i connazionali oltreconfine. Di giorno, l'oscuramento investe tutto il centro-sud e il Mar Tirreno. Andrà avanti, "a salvaguardia della salute dei cittadini", fino a quando "i limiti delle emissioni non saranno più fuorilegge". La Rai - il direttore Celli ha preso malissimo la notizia, dicendosi stupefatto - nega il rischio e annuncia ricorsi, al Tar e al Tribunale del riesame. Ma lo schiaffo è forte, e la faccenda di complicatissima soluzione, come segnala il sottosegretario alle Comunicazioni Vincenzo Vita, che da mesi allertava viale Mazzini che sarebbe finita così. A Pomezia del resto, la gente è arrabbiata da un pezzo. In alcune case le radiofrequenze arrivano, secondo l'Asl e il Presidio multizonale di prevenzione, a 25 volt per metro contro i 6 stabiliti dall'articolo 4 della legge 381. Maurizio Aureli, sindaco di Pomezia (democratici), cita "lampadine che si illuminano senza essere accese, e gru di alcuni cantieri che si surriscaldano senza motivi apparenti". "Da tempo fioccavano esposti di cittadini contro quell'antenna alta cento metri - spiega - Ho chiesto un sopralluogo all'Asl, lo scorso autunno, son saltati fuori dati impressionanti. Ho fatto una prima ordinanza di chiusura. Il Tar ha respinto la richiesta Rai di sospensiva. Bisognava ridurre le emissioni, non è accaduto. Così sono stato costretto a una seconda ordinanza dopo nuove verifiche". La potenza con cui Santa Palomba trasmette in tutta Europa inquieta il sottosegretario Vita che avverte: "Siamo pronti ad aprire subito un confronto al ministero, per trovare una soluzione. Il guaio è che modificare la portata delle emissioni è difficile, l'altra via è spostare l'antenna da lì". Appunto, ma dove? Servono almeno cento ettari non abitati. Complicato trovarli, e costoso il trasloco. In Italia esistono 60 mila trasmettitori, contro i 6 mila negli Usa. E i danni dell'elettrosmog sulla salute restano controversi, anche se per precauzione si cominciano a vietare impianti non a norma (ultima la decisione della Regione Lazio in materia), alcuni magistrati hanno già chiuso parchi troppo vicino alle antenne (a Torino) e si è bloccata l'installazione di impianti per reti di telefonini (in Puglia). La Rai contrattacca sostenendo che si è mal interpretata la legge, "in senso eccessivamente punitivo, su iniziativa di un pm come Gianfranco Amendola non nuovo a uscite oltranziste". "I limiti da non superare, per la salute collettiva, sono in realtà 60 volt per metro - avvertono da viale Mazzini - Così prescrive l'articolo 3 della legge. L'Organizzazione mondiale della sanità e la Ue indicano il limite degli 87. Negli Usa è fissato addirittura a 614". Si ricorda che le onde medie, broadcasting arcaico rispetto alle Fm, hanno comunque un'utilità sociale. Per esempio, durante l'alluvione di Sarno, informazioni per i soccorsi furono diramate con la frequenza delle vecchie radioline.

(La Repubblica)