Umts, «pronti» 2,6 milioni di abbonati

Dai due milioni di abbonati ai telefonini multimediali Wap previsti per quest’anno ai 2,6 milioni stimati per l’avvio, nel 2002, dell’Umts, la nuova frontiera della comunicazione (Internet, video-voce e dati). Nel primo anno di attività il fatturato dei telefonini di terza generazione dovrebbe avvicinarsi ai 1.100 miliardi di lire e decollare verticalmente fino a raggiungere 8.200 miliardi in sei anni con 11,5 milioni di abbonati: sono queste le stime, tutto sommato prudenziali, degli analisti specializzati. Forrester Research prevede che nel 2005 il 50% del traffico (rispetto al 4% di oggi) sarà costituito da dati, mentre l’Umts Forum stima che in Europa i telefonini di terza generazione saranno 30 milioni nel 2005 e 90 milioni cinque anni dopo. In Italia, in lizza per aggiudicarsi (entro l’estate) le cinque licenze Umts del ricco business ci sono almeno sei pretendenti (Tim, Omnitel, Wind, Blu, Andala e Dix.it, cui potrebbe forse aggiungersi Acea-Telefonica) disposti a spendere 5mila miliardi per la costruzione della rete, oltre al costo della licenza (forse 700-800 miliardi). Una cifra di tutto rispetto, specie se si pensa che l’efficienza e l’economicità riconosciute allo standard Gprs (quello intermedio tra Gsm e Umts) potrebbe frenare molto la domanda per i telefonini di terza generazione. Come, per esempio, sta accadendo in Giappone, dove il servizio i-Mode (utilizza il linguaggio di Internet) del gestore Ntt DoCoMo ha raccolto in 18 mesi 4,9 milioni di clienti. «Il livello di servizio dell’Umts è così elevato — osserva Vincenzo Novari, amministratore delegato di Andala — che non ci sono dubbi che prevalga facilmente sugli altri standard. Gli stessi manager di Ntt DoCoMo prevedono una trasmigrazione, in pochi mesi, da i-Mode all’Umts». Andala (cordata formata da Tiscali, Cir, SanPaolo, Bernabé, Rcs-Hdp, Pino Venture e Gemina) fornirà al mercato servizi proiettati sulla "new economy", «partendo — aggiunge Novari — dalla base clienti di Tiscali e da una struttura di rete con 26 centrali di commutazione. Ma l’Italia ci va stretta, perché uno dei nostri obiettivi strategici è costruire una rete europea». Il business plan di Andala prevede il break even dopo 4-5 anni di attività e 2-3 milioni di clienti. Quanto agli ingenti investimenti (oltre 3mila miliardi la quota-parte di Tiscali, che ha circa il 60% di Andala), «la valenza strategica dell’Umts è tale — conclude Novari — che risulta relativamete facile reperire le risorse: Andala le chiederà agli azionisti e al mercato dei capitali con il "project financing". In questo modo in passato Omnitel ha raccolto 3mila miliardi». Sul nodo del reperimento delle risorse, Barbara Poggiali, ex Omnitel e oggi direttore generale di Dix.it, ritiene «che per i quattro gestori mobili sarà più facile, poichè sposteranno sull’Umts una parte dei mille miliardi l’anno che già spendono per l’ampliamento delle rete Gsm». Ma non è l’unico vantaggio. «Rispetto agli entranti — aggiunge — i big contano su una base clienti fidelizzata difficile da spostare. Ma non competeremo sulla "voce", che è ormai una commodity, quanto sulla capacità d’innovazione e sulla qualità dei servizi». Il direttore generale di Dix.it (consorzio che comprende e.Biscom, Ifil, Pirelli, Bancaroma, Planetwork e Moratti) si augura che il ministro vari al più presto il numero "portabile" (rimane lo stesso anche quando si cambia operatore), che faciliterebbe i nuovi gestori. «Il "portabile" era stato promesso per lo scorso gennaio, ma non se ne sa più nulla». E Poggiali ritiene che tre licenze dovrebbero essere assegnate a Tim, Omnitel e Wind, «mentre per la quarta non è più certo che la spunti Blu». Alessandra Cantù, analista di Caboto Sim, stima che la società che si aggiudicherà la quinta licenza Umts (nell’ipotesi che le altre siano rilasciate ai quattro gestori mobili Gsm) avrà un maggior valore, al netto del costo della licenza, intorno ai 13.700 miliardi. Cantù stima che il quinto operatore, con un numero di utenti che passa da 578mila nel 2002 a 3,6 milioni nel 2010, raggiungerà il break-even operativo nel 2008. E applicando il metodo del Dcf (flussi di cassa attualizzati), si arriva al valore di 13.700 miliardi attribuito alla quinta licenza. È troppo? Per Carlo Gentili, gestore azionario di Euromobiliare, «le prospettive di sviluppo del business giustificano valutazioni apparentemente esagerate. Certo è che se Tiscali, capofila di Andala, vincesse la gara, potrei riconsiderare l’ipotesi di inserirla in portafoglio». Di avviso diverso è Marco Ravagli, gestore dei fondi hi-tech di Deutsche Bank, che ritiene troppo aggressive le stime di sviluppo dei telefonini multimediali Umts. «Lo sviluppo sarà più lento, perché i costi del servizio saranno elevati e la base clienti ristretta alla nicchia business». «Nel boom italiano dei cellulari — ribatte Paola Toschi, analista specializzata di Banca Leonardo — l’elemento costo non è stato mai così sensibile. E i 700-800 miliardi stimati per la licenza sono di poco superiori a quanto pagato da Omnitel sei anni fa. Solo che adesso il quadro competitivo è più difficile».

Emanuele Scarci

(Il Sole 24 ore)