L’operazione Vodafone-Mannesmann rilancia i tecnologici

Piazza Affari mantiene la rotta. Non ci sarà nessuna rotazione degli investimenti e fino a primavera inoltrata il mercato sarà catalizzato dai collocamenti degli Internet provider Tin.it, T-Online e Retevision Interactiva. Intanto la nascita del gigante paneuropeo Vodafone-Mannesmann darà una spinta al processo di concentrazione e alle quotazioni dei titoli delle telecomunicazioni. Ciò significa che gli asset manager continueranno a riempire i portafogli (già traboccanti) di titoli telefonici e tecnologici fino a raggiungere i target price fissati dalle banche d’investimento, sperando che, una volta conseguiti, qualcuno provveda a ritoccarli all’insù. «L’incidenza dei tecnologici — ha ricordato Christopher Potts, capo economista di Crédit Agricole Indosuez Cheuvreux — attualmente pari al 35% della capitalizzazione del mercato europeo, potrebbe passare al 45% nel 2001». Un’ulteriore spinta potrebbe venire anche dalle reazioni dei concorrenti dopo la posizione di vantaggio conquistata da Vodafone-Mannesmann (35 milioni di utenti in Europa), che disporrà di un network in grado di offrire tariffe competitive, in particolare all’utenza business, senza pagare costi elevati di interconnesione a compagnie estere. Il che spiazzerebbe gli altri big del settore, a cominciare, secondo alcuni osservatori, da Deutsche Telekom e Telecom Italia. «Vodafone-Mannesmann è temibile — osserva Domenico Paolini, gestore dell’azionario di Prime fondi — ma Telecom Italia vanta milioni di clienti. La società non ha sufficiente forza finanziaria, ma può stringere accordi. E la sua contendibilità può spiegare il gran fermento su Olivetti». Gli ultimi eventi, infatti, «rafforzano l’ipotesi — spiega Daniele Savaré, gestore di Fimedit fondi — dell’ingresso di un nuovo socio e di un aumento di capitale a 4 euro per azione». Ma a parte i "benefici" indotti dal processo di consolidamento, la febbre delle tlc si nutre delle aspettative del ricco business delle applicazioni future. «In Europa — osserva Stefano De Chiara, responsabile degli investimenti azionari di Mediolanum — il valore dei telefonici è percepito più dallo sviluppo dei servizi che dal settore in sé». Infatti l’avvento delle tecnologie Gprs e Umts garantiranno una capacità di trasporto superiore a quella attuale, che verrà utilizzata per il boom della trasmissione dati e dei servizi a valore aggiunto. «Per questo — interviene Paolini — è fondamentale disporre di milioni di clienti: il boom dei telefonici non è una bolla speculativa, anche se qualche storno ci può stare, ma è una scommessa che il mercato fa sul valore del cliente». «I cali degli utili di Deutsche Telekom e British Telecom — sottolinea Marco Fontana, analista di Sun & Alliance — sono incidenti di percorso: quello che conta sono i tassi di crescita futuri, difficili da valutare e che a volte vengono sottostimati. In passato anche gli utili di Ericsson e Alcatel sono calati, ma poi le due società sono diventate le realtà che conosciamo». «Non a caso i corsi di Deutsche Telekom - sostiene Roberto Odierna, analista di SocGen - sono rimasti stabili: da sei mesi la società non è più valutata con il criterio dei fondamentali». Ma il forte "appeal" di Telecom Italia e Deutsche Telekom per Vittorio Grimaldi, gestore azionario di SanPaolo-Imi asset management, «deriva anche dalla prossima quotazione dei provider Tin.it e T-Online, per i quali, a fronte di un flottante limitato, ci sarà presumibilmente una domanda esplosiva». Il portafoglio di Grimaldi è sovrappesato su tutta la filiera dei telefonici, in particolare sulle società operative. Per l’asset manager il prezzo obiettivo di Telecom Italia è compreso tra 21 e 25 euro e quello di Tim fra 13 e 15. Il portafoglio investimenti di Mediolanum «è sovrappesato sui telefonici europei — spiega De Chiara — mentre siamo più selettivi in Nord America e Giappone. E saremo altrettanto selettivi sulla valanga di Ipo annunciate sui mercati tecnologici dell’Easdaq e dell’Euro.Nm». I fondi Mediolanum puntano su Telecom Italia (22 euro sul medio termine), Telefonica e Portugal Telecom. Meno su Deutsche Telecom e France Telecom, ex monopolisti che pur avendo fatto dei progressi devono ancora recuperare in efficienza. Anche Prime fondi e Fimedit fondi (Banca Popolare di Lodi) sono sovrappesati sui telefonici italiani. Tanto che Savarè non esita a dire che «i titoli del gruppo di Colaninno hanno raggiunto in portafoglio il limite del 30%, il massimo consentito dalla normativa».

Emanuele Scarci

(Il Sole 24 ore)