Umts, l'Italia fa "il salto dell'asta"

Il Parlamento Europeo ed il Consiglio dell'Unione Europea hanno stabilito che ogni paese membro debba, entro il primo gennaio 2002, aver introdotto un sistema di comunicazioni mobili di "terza generazione", Umts, che si differenzia dai sistemi Gsm (di seconda generazione) soprattutto per la qualità innovativa dei servizi disponibili (capacità multimediali superiori, accesso senza fili ad Internet, migliore qualità delle trasmissioni vocali). La telefonia mobile è un elemento centrale della "new economy" e la gestione di questi servizi si prospetta come un'attività molto lucrativa. Seguendo le disposizioni europee, i paesi membri dell'Unione si stanno apprestando a concedere le licenze ai diversi operatori per la fornitura del servizio. Ma come e a chi aggiudicare queste licenze? Per rispondere a tale domanda vale la pena analizzare le differenze tra la tecnica adottata dall'Italia e dal Regno Unito. Il confronto è purtroppo desolante per il nostro paese. Nel Regno Unito dal marzo 1998 il "Gruppo consulente per l' asta Umts al governo britannico" (Uacg) riunisce periodicamente rappresentanti del governo, del mondo universitario e dei maggiori gestori di telefonia per discutere l'assegnazione delle licenze. Per chi crede che la trasparenza dei governi sia fantascienza, consigliamo vivamente di accedere a quell'incredibile sito che è www.spectrumauctions.gov.uk, dove il malcapitato scettico di turno troverà tutte le minute degli incontri dell'Uacg nonché la maggior parte delle presentazioni portate in quegli incontri. In esse si possono leggere i nominativi dei partecipanti e i loro commenti. Il governo inglese, al termine di questo lungo dibattito, ha avviato pochi giorni fa l'asta di cinque licenze Umts. Il metodo di vendita, simile a quello adottato per vendite di spettro (ossia di frequenze) precedenti negli Stati Uniti, è di un'asta "simultanea ed aperta": tutte le diverse licenze sono vendute simultaneamente e ogni partecipante ad ogni round può vedere le offerte degli altri partecipanti. Aperta non solo ai partecipanti: sul sito chiunque può ammirarne il funzionamento, visto che tutti i dati di ogni round dell'asta sono in rete con tanto di offerte e nomi degli offerenti. Al 27 marzo, si legge sul sito, siamo al settantunesimo round dell'asta e sono ancora in ballo i tredici partecipanti iniziali. Il valore delle licenze è salito dall'iniziale mezzo miliardo a quasi 5,5 miliardi di sterline, quasi cioè 17 mila miliardi di lire. L' asta continuerà ancora e non è difficile prevedere che gli introiti per il governo britannico lieviteranno ulteriormente. Le autorità inglesi non hanno considerato come obiettivo primario la massimizzazione dei ricavi d'asta, visto che probabilmente ciò si sarebbe potuto ottenere cedendo lo spettro ad un solo acquirente che sarebbe divenuto monopolista. Ma ciò avrebbe generato future notevoli inefficienze. Tuttavia, l'obiettivo del ricavo dall' asta non è stato completamente scartato, perché, una volta soddisfatto l' obiettivo di creare un mercato competitivo, la massimizzazione dei ricavi è equivalente ad allocare le licenze a coloro che danno loro maggiore valore e quindi a coloro che credono di poterle utilizzare meglio di qualsiasi altro, raggiungendo l'altro obiettivo prioritario dell'efficienza. Usciti dal sito inglese, torniamo al nostro paese. Anche in Italia sono disponibili cinque licenze, ma il nostro governo ha deciso che verranno assegnate non tramite un'asta ma con una licitazione privata: l'assegnazione delle licenze verrà decisa da un apposito "Comitato di ministri". Si legge (deliberazione n. 410/99 del 22/12/99 pubblicata in G.U. del 14/1/00 n. 10), come scarna giustificazione alla scelta della licitazione privata da parte del presidente dell'Authority per le Comunicazioni Enzo Cheli, che essa "costituisce lo strumento più adeguato per l'assegnazione delle licenze, attese le scarsità delle risorse frequenziali e le caratteristiche peculiari del sistema di terza generazione". Quali siano queste peculiarità non si dice, sta di fatto che in altri paesi come la Gran Bretagna queste peculiarità hanno spinto verso l'asta. Che poi l' asta, meccanismo primo per allocare risorse scarse, sia respinta proprio in base alla scarsità delle frequenze è clamoroso. Ma continua il presidente: tale procedura di licitazione "consente di contemperare gli obiettivi primari del rispetto dei principi di equità ... e trasparenza ... con un uso efficiente dello spettro frequenziale...". Lasciando perdere i misteriosi aspetti di equità nelle tecniche di vendita, vale la pena di concentrarsi sugli obiettivi di efficienza e trasparenza. Per capire di più cosa intenda l'Authority quando sostiene che l'asta non raggiunge questi obiettivi, è illuminante consultare il sito www.comunicazioni.it/consultazioni/index.htm del ministero delle Comunicazioni, dove si trova la sintesi dei commenti ricevuti da diversi operatori privati anche sul metodo d'asta. Un confronto en passant con il sito inglese è d'obbligo: si leggono i nomi delle aziende che hanno inviato comunicazioni scritte una tantum e poi un sunto delle loro opinioni senza sapere chi ha detto cosa e quanti concordano su una certa posizione piuttosto che un'altra. Non c'è traccia di ulteriori rounds di dibattito. Non c'è traccia di alcun parere di economisti, che invece hanno avuto un ruolo essenziale nella preparazione delle aste di frequenze sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna. Per quanto riguarda l'obiettivo dell'efficienza c'è un dettaglio rivelatore: alcune aziende interpellate si esprimono contro l'asta. Posizione ovvia da parte loro: l'asta metterebbe in moto meccanismi concorrenziali che trasferirebbero il valore della licenza dagli operatori al contribuente e consegnerebbero le licenze nelle mani di coloro che la valutano di più, cioè di coloro che ritengono di poterne sfruttare al meglio le potenzialità grazie alle loro maggiori abilità gestionali e tecniche, a favore del consumatore. Certo è che la licitazione non favorirà mai l'efficienza più di un'asta ben congegnata. Per quanto riguarda la trasparenza, a decidere sui vincitori della procedura privata (Decereto del presidente del Consiglio 2/2/2000, in G.U. del 17/2/00 n. 39) sarà un "Comitato" composto dal presidente del Consiglio e dai ministri della Funzione pubblica, delle Comunicazioni, della Difesa, del Tesoro e dell'Industria. E' invitata anche l'Authority. Alle riunioni e alle deliberazioni del Comitato si applicano le "disposizioni sulla riservatezza delle riunioni e delle deliberazioni del Consiglio dei ministri". Ecco la trasparenza del metodo di licitazione privata, altro che sito con asta in diretta. Chi vincerà? Poco importa. Quel che importa è che non potremo mai sapere perché ha vinto un certo operatore piuttosto che un altro. Effettivamente perché era il candidato che dimostrava di garantire lo sviluppo e la gestione più efficiente della licenza Umts o solo perché era "politicamente più protetto"? Non lo sapremo MAI. Due quindi le vere ragioni di non scegliere un'asta. Primo: l'asta priva i politici del potere di decidere arbitrariamente e questo non è gradito. Secondo: la solita e mai sopita convinzione dei nostri governanti di saper decidere meglio del mercato. Idanni generati dall'approccio seguito in Italia possono essere molteplici. In primo luogo la perdita di entrate che l'asta avrebbe potuto generare implica che vi saranno meno risorse per ridurre le tasse o magari per aumentare le spese sociali. In secondo luogo, le licenze potrebbero non essere assegnate agli operatori che sarebbero in grado di farne il miglior uso economico, a danno dell'efficienza complessiva dell'economia italiana. Il danno finale riguarda come al solito la credibilità delle nostre istituzioni. Lo svolgimento dell'asta inglese sta rivelando che il valore di mercato di queste licenze è forse maggiore di quello che le autorità italiane inizialmente supponevano. La cifra di 17.000 miliardi raggiunta finora nell'asta inglese è pari a circa lo 0,7% del Pil italiano e potrebbe essere usata per ridurre il nostro debito pubblico, che rimane il più alto nell'Unione e che la Commissione Europea ci esorta a ridurre più speditamente. Saggezza e prudenza economica vorrebbe che nei prossimi decisivi giorni Comitato dei ministri ed Autorità trovassero il modo di trasformare la licitazione in un'asta. Ai nostri giuristi certo non manca la fantasia per rendere possibile un tale passo.

(La Repubblica)