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Fisso-mobile, tutti contro Cheli Anche Tim e Telecom ricorrono al Tar sui tagli del 30% alle bollette che dovrebbero scattare a febbraio E sull’Internet veloce l’autorità replica a Colaninno: rispetti le regole del gioco MILANODiventa bollente il fronte delle tariffe fisso-mobile alla vigilia di una settimana decisiva per la definizione delle bollette effettivamente pagate dai consumatori per chiamare i cellulari da casa o dall’ufficio. Con l’Authority delle Comunicazioni (che ha previsto un taglio del 30% rispetto alle tariffe in vigore oggi) sul banco degli imputati a fare da bersaglio dei dardi degli operatori, fissi e mobili, emergenti o ex monopolisti. È infatti molto composito il fronte degli interessi in gioco, dal momento che la posta è elevata: una lira a minuto in più o in meno a favore di un operatore piuttosto di un altro (o, meglio ancora, nelle tasche dei clienti) può diventare un elemento chiave sui bilanci delle aziende. Cheli viene quindi attaccato sia da chi ritiene troppo alte le tariffe sia da chi sostiene, a volte per motivi contrapposti, che la ripartizione della bolletta tra i gestori fissi e quelli mobili sia iniqua e non realmente orientata ai costi, come richiesto da Bruxelles. Proprio venerdì a Torino, durante l’assemblea di Telecom Italia, l’amministratore delegato, Roberto Colaninno, ha attaccato l’Authority delle Comunicazioni guidata da Enzo Cheli accusandola di frenare l’innovazione tecnologica. Ma le parole del numero uno di Telecom non erano solo sterile polemica. Infatti il gruppo ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro l’organismo di Cheli chiedendo l’annullamento della delibera. Formalmente si tratta di una mossa effettuata martedì 4 gennaio dall’amministratore delegato di Tim, Marco De Benedetti, contro l’Authority e (anche se "pro forma", come vuole la prassi giuridica) nei confronti di Telecom Italia, Omnitel, Interoute, forse prendendo in parola le stesse raccomandazioni del suo azionista che aveva detto in assemblea: «Tim lavori di più sulla produttività. Io sono a fianco di De Benedetti in questo impegno». E infatti, passando dalle parole ai fatti, anche Telecom ha presentato ricorso al Tar del Lazio venerdì 7 gennaio (subito dopo l’Epifania) contro la delibera dell’Authority sulle tariffe fisso-mobile, senza però richiedere la sospensiva. Che cosa significa? Che Telecom non rivendica, in sostanza, la sospensione dell’intero provvedimento, ma solo di rivedere alcuni punti chiave strategici della regolamentazione che vanno al di là della delibera stessa e riguardano l’impianto complessivo del provvedimento. Ma, proprio a dimostrazione della guerra a 360 gradi su questo terreno minato del fisso-mobile nel quale l’Italia vanta, si fa per dire, le bollette comunemente indicate dai vari benchmark internazionali tra le più care d’Europa, sono arrivati ricorsi a valanga: da quello di Albacom (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri) a quello di Interoute Italia, guidata da Marco Durante, e a numerosi altri operatori alternativi. E questo perché i miliardi in palio sono parecchi: oltre al livello assoluto delle tariffe, c’è anche lo snodo fondamentale della ripartizione della bolletta tra operatori fissi (tra cui troviamo Telecom Italia, proprietaria di Tim, e Infostrada, della stessa famiglia Mannesmann di Omnitel) e quelli mobili con interessi contrapposti che faticano a emergere e ad essere evidenziati proprio grazie al fatto che i due principali operatori su rete fissa sono "imparentati" con i gestori mobili che, di fatto, sono diventati i nuovi veri "monopolisti dell’etere". Si spartiscono infatti il mercato cellulare, avendo creato quello che gli economisti chiamano "duopolio" che sarà annacquato, nel prossimo futuro, dal decollo di Wind, dall’arrivo in primavera del quarto operatore mobile Blu e, forse, dal rilascio delle licenze per il telefonino di terza generazione Umts. Da registrare anche la replica di fonti dell’Authority alle critiche mosse da Colaninno venerdì in assemblea sul decollo dell’Adsl (turbo-Internet): «Abbiamo diffidato Colaninno», dicono gli uomini di Cheli a partire prima dei termini previsti dalle normative attualmente in vigore. Franco Vergnano ( IL Sole 24 Ore) |