Una telefonata tra le nuvole

Iridium, il consorzio guidato da Motorola e in cui era anche presente Telecom Italia, ha chiuso definitivamente i battenti. L'altro concorrente, Ico, era ormai sull'orlo della bancarotta se non fosse arrivata a tendergli una mano, proprio a metà della settimana scorsa, la Teledesic di Bill Gates e Craig McCaw con una proposta di fusione. L' accordo dovrebbe essere messo a punto nei prossimi giorni, ma di sicuro il lancio del progetto del consorzio inglese, in cui sono tra l'altro presenti Deutsche Telekom, Hughes e Panasonic, non sarà imminente. Nella difficile congiuntura in cui naviga il settore della telefonia satellitare è riuscito a entrare in orbita solo Globalstar, il consorzio guidato dalla americana Loral in cui sono anche presenti due aziende del gruppo Finmeccanica: l'Alenia con l'1,7% e la Elsacom con l'1%. Partito quasi in sordina nell'ottobre scorso Globastar è gradualmente decollato e a giugno, con una campagna in pompa magna sui giornali specializzati, il gruppo renderà pubblici i dati relativi agli abbonamenti. Niente numeri per ora. Quello che però già si sa è che non tutte le tappe sono state rispettate. Il consorzio ha registrato nel primo trimestre perdite per circa 210 milioni di dollari, dovuti al ritardo degli abbonamenti in alcune aree. Una notizia che ha fatto crollare le quotazioni in Usa di Globastar. D'altronde non sono le grandi città e i paesi industrializzati il mercato di Globastar, ma per esempio l'est Europa e i paesi arabi dove, una volta innescata la ripresa economica, ci si aspetta un vero e proprio boom. La commercializzazione dalla Scandinavia all' Albania, fino a una parte dell'est Europa per un totale di 26 paesi, fa capo a Elsacom, vero e proprio service provider che ha anche la responsabilità della realizzazione, gestione e manutenzione di due gateway, le stazioni terrestri localizzate nel Vecchio Continente: una nel Fucino, l'altra in Finlandia, gestita attraverso Gne, una joint-venture al 50% con Radiolinja. L'offerta Globalstar ha iniziato a muoversi soprattutto verso i grandi utilizzatori: le imprese con ramificazioni e unità operative all'estero e soprattutto le flotte, su gomma e marittime. Tutto l'opposto di Iridium che invece aveva puntato a fare del telefono satellitare un gadget di massa. Uno degli errori che hanno fatto naufagare Iridium, che oltretutto era anche un progetto costoso: circa 5,6 miliardi di dollari contro i 3,5 miliardi di investimenti di Globastar. Le differenze strategiche tra i due programmi non finiscono qui. Iridium, per esempio, aveva puntato a costruire una rete satellitare autonoma dalle reti fisse e mobili terrestri e, almeno nella prima fase, aveva cercato di entrare in concorrenza con gli stessi operatori cellulari Gsm. Il sistema Globalstar funziona invece in stretta connessione con le reti fisse e mobile e i satelliti in orbita devono solo girare a terra il segnale senza dover fare tutte le operazioni di commutazione, come una vera e propria centrale telefonica in orbita. Inoltre Globalstar ha da subito puntato ad un'offerta commerciale integrata con quella degli operatori radiomobili locali (per l'Italia è Omnitel), cercando in questi ultimi dei partner e non dei concorrenti. Il risultato? Costi più bassi, esigenze commerciali più contenute e un telefonino acquistabile a circa 2 milioni. Meno della metà di quelli di Iridium.

(p.jad.)

(La Repubblica - Affari e Finanza)