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L'Antitrust punta il dito sugli spot Tim e Omnitel ROMA - La pubblicità televisiva delle tariffe telefoniche è ingannevole. Lo denuncia l'Antitrust che ha vietato a Tim l'ulteriore diffusione di spot sulla tariffa Long Tim, perché contiene scritte in sovrimpressione "riportate sullo schermo per un periodo troppo breve in relazione alla dimensione dei caratteri perché il consumatore possa effettivamente fruirne". E c'è di più: l'Antitrust, rivolgendosi con due diversi provvedimenti a Tim e a Omnitel, chiede maggiore chiarezza sulle tariffe, sia nelle pubblicità televisive, sia in quelle sui giornali. "L'Autorità - scrive l' organismo guidato da Giuseppe Tesauro - ritiene indispensabile che gli operatori pubblicitari assicurino nell'immediato non solo la completezza, ma anche la chiarezza delle informazioni relative al prezzo del servizio, evitando di scorporarne gli oneri fiscali e indicando, con pari evidenza grafica e sonora, tutte le componenti che concorrono al suo computo ed il meccanismo di tariffazione adottato, al fine di migliorare l'informazione fornita al consumatore e agevolare il raffronto dei prezzi". Nonostante questa presa di posizione, però, gli spot ingannevoli continuano, cambiando forma. L' Antitrust, infatti, è intervenuta dopo precise denunce di utenti e di una associazione di consumatori (l'Adusbef), che risalgono però allo scorso autunno. La delibera, invece, è arrivata solo a maggio e nel frattempo Tim ha già archiviato la pubblicità sulla tariffa Long Tim, sostituendola con altri spot, come quelli sull'opzione Duetto. Quindi Tim, formalmente, è a posto, perché il messaggio ingannevole "pizzicato" dall'Antitrust su Rai 2 e su Canale 5 non andrà più in onda. Tuttavia nella sostanza i consumatori continuano a essere ingannati perché spot simili (anzi, ancora più complessi) continuano ad essere trasmessi da tutte le reti televisive. Del resto le due principali società di telefonia, Tim e Omnitel, hanno scelto una strada comune: promuovere le tariffe a scatti, che hanno il vantaggio (per l'azienda) di nascondere alcuni costi, come quello dell'arrotondamento per il mancato consumo integrale dello scatto. Il confronto fra le tariffe di vari gestori viene fatto, in genere, con il costo al minuto; tuttavia il sistema a scatti è di per sé approssimativo, per cui può accadere che una tariffa a 90 lire al minuto (come la Duetto di Tim) sia in realtà più cara di una da 95 lire al minuto (come la Omnitel You&me) perché la prima viaggia a scatti di 300 lire l'uno e la seconda di 200 lire. In proporzione, con un scatto Tim si parla per più tempo, ma visto che in media una telefonata si conclude a metà dell'ultimo scatto, con Tim si perdono 150 lire a conversazione, mentre con Omnitel 100 lire. E queste 50 lire di differenza (che si sommano a uno scatto alla risposta di 100 lire più caro per Tim) annullano nel 95% delle telefonate il presunto vantaggio di 5 lire al minuto che appare a caratteri cubitali nella pubblicità. Secondo l'Antitrust, tuttavia, quando la pubblicità è fatta sui quotidiani, la presenza di tutti gli elementi per calcolare il costo di una telefonata fa sì che non ci sia inganno per i consumatori, per cui sono state assolte sia Tim sia Omnitel dalle accuse di pubblicità ingannevole relative a spazi acquistati su quotidiani. Marco Esposito (La Repubblica) |