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Alcatel, fare rete giocando senza difesa Il processo di trasformazione è durato quattro anni ma ora è completato: siamo una "pura" compagnia di telecomunicazioni e soprattutto veramente globale". Julien de Wilde, ingegnere belga laureato a Lovanio, è presidente di Alcatel Europa, la regione più importante del gruppo a cui fornisce il 60% del fatturato. In Alcatel dal 1989, de Wilde ha seguito passo dopo passo la trasformazione del gruppo voluta caparbiamente, dal momento dell'insediamento alla fine del '95, da Serge Tchuruk, il grintoso manager proveniente dalla Total. Il quale ha dato il solenne annuncio all'assemblea di Parigi del 16 maggio: tutte le attività non strettamente attinenti al business delle telecomunicazioni sono state cedute. Quali erano queste attività? "Se n'erano accumulate tantissime nel corso degli anni. La nostra era diventata una conglomerata estremamente diversificata, e come tale con ampie dispersioni di risorse al punto che non riusciva a ritrovare la via della redditività: c'erano partecipazioni nel settore nucleare con Framatome, della difesa, dell'engineering, della componentistica e via dicendo. Sono state tenute solo partecipazioni di minoranza in alcuni di questi business, che sono tutti usciti dal consolidato. Ora finalmente l'Alcatel si presenta come un gruppo omogeneo in grado di presidiare tutte le parti fondamentali del business delle telecomunicazioni, che è secondo noi il più promettente del futuro, in ogni angolo del pianeta". Com'è strutturata oggi l'organizzazione internazionale? "Siamo presenti in 130 paesi, e in ognuno cerchiamo di avere un forte radicamento, di essere insomma una compagnia globale ma con forti connotazioni locali. Questa politica sta dando i suoi frutti. Negli Stati Uniti, per esempio, non eravamo presenti affatto e oggi invece il paese costituisce il 18% del nostro fatturato. Le tlc costituivano il 50% del fatturato nel '96, ora il 90% ma dopo la cessione dei cavi per energia già in programma arriveremo al 100%". Perché questa scelta così assoluta delle telecomunicazioni? "Perché è il settore con le maggiori prospettive su scala mondiale, ed è oggetto di una liberalizzazione che si estende a macchia d'olio anch'essa su base globale. E dove c'è liberalizzazione c'è apertura di nuovi mercati e nascita di nuovi operatori: noi vogliamo essere ovunque". Il settore è molto vasto. In cosa siete più forti? "Nelle reti fisse e mobili e nell' accesso a Internet. Forniamo tutti gli apparati di trasmissione, tutto ciò che fa viaggiare il segnale sia via satellite che sui cavi, più ovviamente i cavi stessi, solo però quelli in fibra ottica avanzata. Il residuo settore dei cavi per energia è sul punto di essere scorporato in una apposita compagnia da 18mila dipendenti che sarà quotata in Borsa entro l' anno". A quel punto a quanti si ridurranno i dipendenti? "A circa centomila, contro i quasi duecentomila di cinque anni fa. Intendiamoci, la nostra non è stata solo una cura dimagrante, perché nel frattempo non abbiamo smesso di fare acquisizioni, tutte però strategicamente mirate al nostro core business e focalizzate nei comparti a più alta crescita: nel marzo del 1999 abbiamo acquistato l'americana Xylan, leader nel settore dell'instradamento, i cosiddetti router, il che ci ha portato a livello di Cisco come capacità tecnica. Nello stesso comparto avevamo comprato la Packet Engines nel dicembre 1998. Abbiamo poi comprato la Genesys nel gennaio 2000 per rafforzaci nei servizi professionali sempre nelle tlc avanzate, e soprattutto abbiamo appena concluso l'acquisizione della canadese Newbridge, leader nei sistemi di rete e accesso Atm (dorsali per la trasmissione dati per grandi utenti, ndr)". Lei parlava di apparati di rete, anche mobile. Significa che non siete presenti nei "terminali", a partire da quelli cellulari? "Tutt'altro, anzi è diventato uno dei nostri punti di forza, e ancora di più lo sarà nel prossimo futuro. Abbiamo appena concluso una joint-venture con la Fujitsu: insieme produrremo cellulari ma soprattutto svilupperemo le reti mobili di terza generazione per conseguire un posto di primissima fila nella cruciale partita globale dell'Umts. Insomma forniremo sia gli apparati di rete che i telefonini per l'Umts. La Fujitsu è all'avanguardia mondiale in quanto è fornitrice della DoCoMo, il ramo cellulare della Ntt, che sarà la prima del mondo a fornire il servizio commerciale Umts già a fine 2000, con un anno di anticipo sul resto del mondo. Consideriamo uno sviluppo di fondamentale importanza aver concluso un accordo di questo tipo, oltretutto in posizione di predominio visto che deteniamo il 66% della joint-venture". Quanto sono fondate le indiscrezioni apparse sulla stampa secondo le quali sareste interessati ad acquisire il settore telefonini della Ericsson, che sarebbe intenzionata a concentrarsi negli apparati di centrale? "La Ericsson è un grosso gruppo, un vero market leader nel telefonini. E' pur vero che questo è un settore molto insidioso, dove i margini sono ristrettissimi e per essere redditizi bisogna puntare su grossi quantitativi. Comunque anche Alcatel da sola è ormai un grosso player su questo mercato: nel corso del 2000 supereremo i 20 milioni di apparecchi prodotti, contro gli 11 del 1999, e questo ci porterà al quarto posto mondiale dopo Nokia, Motorola e appunto Ericsson. La nostra azienda è sana e a questo punto in possesso di un'ottima liquidità. Se in futuro si porrà l'opportunità di nuove acquisizioni non ci tireremo indietro". EUGENIO OCCORSIO (La Repubblica - Affari e Finanza) |