Germania, tutti con Mannesmann contro il «blitz» ostile di Vodafone



MILANO
Gli industriali tedeschi, alla vigilia, sembravano incerti. Ma, alla fine ha prevalso la politica della solidarietà nazionale contro il blitz di Londra. Si spiega così il secco no del consiglio di sorveglianza di Mannesmann alla mega-offerta di Vodafone. «L’offerta Vodafone - ha dichiarato il presidente Joachim Funk - non è accettabile né nella forma né nella sostanza». Da oggi, forte di quel mandato, Klaus Esser, il manager numero uno di Duesseldorf partirà al contrattacco per spiegare a tutti gli azionisti del gruppo, per lo più stranieri, che Mannesmann non ha interesse a finire, almeno a questi prezzi, nelle mani del rivale britannico. Non è un mandato incondizionato, nonostante l’unanimità del voto, perché i rappresentanti della grande industria, a partire dal numero uno della Confindustria Hans-Olav Henkel, hanno messo in guardia contro la miscela nazionalismo e populismo «che da noi -ha affermato Henkel - crea solo pasticci». Meglio, è la proposta degli industriali, a andare a vedere le reali intenzioni di Vodafone senza farsi condizionare da pregiudizi costosi e antieconomici.
Ma, nonostante gli intenti della vigilia, il fronte degli industriali tedeschi, pur in conflitto palese con il cancelliere Gerhard Schroeder per il salvataggio della Holzmann, non hanno avuto cuore di rompere la «linea nazionale» di fronte a Vodafone. In sede di «Vorstand», quindi, ha prevalso la logica della concertazione. In Germania infatti, la guida delle società per azioni prevede al vertice due organi: il «management board» (ovvero l’espressione della dirigenza operativa) che ha già pronunciato il suo no alla mega offerta di Vodafone; il «supervisory board», cioè l’espressione degli azionisti e dei lavoratori, chiamato a consegnare a Klaus Esser, numero uno della società di Duesseldorf, il parere determinante prima del road show di Mannesmann sulle principali piazze europee. In passato è stato proprio il «Vorstand», o supervisory board, la barriera invalicabile contro le scalate ostili a società tedesche.
E anche stavolta il «supervisory board» ha accettato la sfida di Londra senza tentennamenti. Prima della riunione ufficiale del «Vorstand», si sono incontrati i rappresentanti del capitale azionario di Mannesmann, poi è avvenuta la riunione plenaria con i rappresentanti politici e dei lavoratori. Gli azionisti, tra cui Juergen Schrempp (Daimler-Chrysler), Rolf Breuer (Deutsche Bank) e Henning Schulte-Noelle (Allianz) hanno sposato, per ora, la strategia del no a Chris Gent ( non è chiaro a quali condizioni).
Più rigide e nette le posizioni delle autorità politiche del Nord Reno-Westfalia: il ministro presidente Wolfgang Clement. Infatti, ha già reso pubblica una lettera aperta a Chris Gent in cui sconsigliava apertamente la prospettiva di una scalata a Mannesmann. Anche i rappresentanti sindacali dei 130 mila lavoratori della Mannesmann si sono espressi contro il tentativo di acquisizione da parte del colosso britannico. Ed è con questo mandato pieno che Esser si avvia a trattare. E non sarà una partita facile per nessuno, nè per chi gioca all’attacco (sotto la pressione dei finanziatori e degli investitori istituzionali) né per chi cerca di mantenere compatto il fronte della difesa. Il braccio di ferro è all’inizio.

Ugo Bertone

(La Stampa)