I telefonini vicini al «Big bang» oggi si tingono di Blu

La caccia a nuovi alleati cui associarsi per competere nell’assegnazione delle licenze Umts è cominciata. Il tempo non è molto, cinque mesi circa, mentre le stime sul valore dell’asta-non asta salgono di giorno in giorno. «Raccoglieremo non meno di 25 mila miliardi» aveva anticipato il neo presidente del Consiglio Giuliano Amato , ma Goldman Sachs ha raddoppiato la previsione a 60 mila. Agli aspiranti, che avevano calcolato di spendere suppergiù 500 miliardi a testa, non rimane che fare buon viso a cattivo gioco. Ma la tensione è forte e si scarica in improvvisi battibecchi, come quello che ha visto protagonisti il presidente di Telecom e Renato Soru , inventore di Tiscali. Più prudente Vittorio Colao , amministratore delegato di Omnitel, apparentemente serafico Marco De Benedetti , che gestisce Tim e dichiara di avere già in tasca seimila miliardi pronti. Intanto, in giro per l’Europa e non solo, grandi gruppi e grandi investitori fanno i conti e si fregano soddisfatti le mani. Calcolano che la gara per l’Umts sarà per alcuni concorrenti un vero e proprio boomerang. Non solo gli ultimi arrivati, ma persino l’ex gestore pubblico ora targato Roberto Colaninno potrebbero trovarsi con la licenza vinta ma con un carico di debiti non sostenibile. Risultato: un nuovo Big bang nel settore italiano delle tlc, con conseguente rimescolamento di carte e nuove opportunità per chi sarà più svelto a saltar dentro. Nelle tlc debutta proprio oggi il quarto gestore dei telefonini di terza generazione: Blu, che ha come azionisti di riferimento Gilberto e Luciano Benetton . Un competitor che, pur arrivando buon ultimo, ostenta molta sicurezza. Sia il suo presidente Giancarlo Elia Valori che l’amministratore delegato Enrico Casini si dicono infatti certi di poter catturare una buona fetta di mercato con prezzi competitivi. Inutile aggiungere che anche Blu correrà nella gara per l’Umts, il telefonino della quarta generazione. Incurante delle voci che lo vorrebbero in difficili rapporti con il neo presidente del Consiglio, l’amministratore delegato dell’Eni Vittorio Mincato conferma la sua strategia per una crescita sia interna sia attraverso acquisizioni «non spettacolari», l’ultima appena conclusa con l’Opa sulla British Borneo. Una crescita che, in futuro potrebbe consentirgli di riprendere il discorso interrotto con la «sorella» Elf-Total Fina. Intanto, sempre nel gruppo Eni, arriva alla presidenza di Italgas Alberto Meomartini , già vicepresidente e amministratore delegato di Snam e attuale direttore delle relazioni istituzionali del Cane a Sei Zampe. Anche l’amministratore delegato dell’Enel Franco Tatò annuncia massicci investimenti (quasi 50 mila miliardi) nel piano di diversificazione che porterà l’ente elettrico ad avere entro cinque anni più del 30% del suo giro d’affari in attività non direttamente legate al core business . Oltre all’acqua, con il vicino ingresso nell’Acquedotto Pugliese guidato da Lorenzo Pallesi , nel carnet di Kaiser Franz ci sono gas e telecomunicazioni. In queste ultime, dove è già presente, l’Enel sta cercando di riscattare da Ron Sommer la quota di Deutsche Telekom in Wind. E’ quasi un miracolo. La Borsa italiana, per anni fanalino di coda rispetto alle grandi consorelle, oggi inaugura un primato: di essere la prima a tagliare in Europa il traguardo dell’ after hours , cinque ore filate dalla chiusura del pomeriggio fino alle otto e mezzo di sera. Il grande passo, voluto dal tandem ai vertici: Stefano Preda e Massimo Capuano , è un piccolo salto nel buio. Potrebbe rubare lavoro alla seduta ufficiale, certamente rappresenta un costo in più per i grandi intermediari che non possono non esserci. Il gioco, ovviamente, varrà la candela se il traffico sull’ after hours sarà abbastanza nutrito per giustificarne i costi. Tuttavia, pur con le dovute cautele, la Borsa notturna ha già i suoi sotenitori, come l’amministratore delegato di Sanpaolo Imi Rainer Masera . Ma le incognite sono svariate: anche le comunicazioni ufficiali delle società verranno rinviate a sera inoltrata? A proposito di Masera sembrerebbe arrivata alle battute finali la trattativa per il passaggio nell’orbita torinese del Banco di Napoli guidato da Federico Pepe . Un’operazione che dovrà tuttavia superare un passaggio finale: quello del giudizio della Consob presieduta da Luigi Spaventa sull’obbligo o non obbligo di Opa. Scade il prossimo anno il mandato di Gabriele Albertini alla guida del Comune di Milano. Ed ecco che, mentre il sindaco (finora silente) accenna di essere disposto a bissare, il suo leader politico Silvio Berlusconi osserva, di sfuggita, di non escludere una designazione di Albertini nel prossimo governo come ministro. Promozione o rimozione mascherata? Il futuro lo dirà. Certo è che dietro al sindaco sono molti i pretendenti alla corona. Quanto all’opposizione, ossia alla sinistra, ci sarebbe già un un’idea «forte»: candidare per Palazzo Marino il ministro della Sanità Umberto Veronesi .

Valeria Sacchi

(La Stampa)