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Cellulari, un lampione per antenna Roma Tim soffre un po' ma per il momento è in una botte di ferro. Omnitel ha qualche problema in più ma niente di drammatico. Ma per gli ultimi due gestori di telefoni cellulari, Wind e Blu, l'installazione dei siti per nuove antenne sta diventando un vero e proprio incubo. A Firenze e Bologna le nuove concessioni sono di fatto bloccate, mentre ovunque le associazioni di difesa dei consumatori fanno la voce grossa e riescono a mobilitare i cittadini, tutti più o meno preoccupati di subire un flusso dannoso di radiazioni elettromegnetiche, senza contare i litigi nei condominii sulla decisione se ospitare o meno sui tetti questi apparati. E così molti sindaci bloccano le concessioni, con scuse di vario tipo, mentre i gestori di cellulari sono costretti molto spesso ad aprire costose pratiche legali che vanno a gonfiare le parcelle degli avvocati amministrativisti. Tutti, però, anche Tim e Omnitel, sono estremamente preoccupati per quel che potrebbe accadere nei prossimi mesi, dopo che saranno rilasciate le licenze per il nuovo standard Umts, che spalancherà ai telefonini, trasformati in piccoli computer tascabili, la porta di un collegamento completo a Internet. Si sa, ormai, che ogni licenza costerà probabilmente almeno 5.000 miliardi. Ma se dopo aver speso questa considerevole cifra i gestori avranno difficoltà a installare le nuove antenne (ne serviranno altre, perché per un periodo abbastanza lungo i siti del Gsm convivranno con quelli dell'Umts), allora l'investimento potrebbe diventare antieconomico. Basti pensare che la sola Tim prevede di investire altri 5-6 mila miliardi (oltre al costo della licenza) per la rete Umts. Un investimento che, a occhio e croce, dovrà essere moltiplicato per i cinque gestori prescelti nella gara. Il problema della collocazione di queste antenne è così sentito che c'è anche chi ha studiato la materia in modo da farla diventare un potenziale business. E' questo, ad esempio, il caso della Sole, la società per l'iluminazione pubblica del gruppo Enel. Cosa c'entra l'illuminazione pubblica con i cellulari? In apparenza nulla, ma alla Sole hanno brevettato una torre, battezzata "webtower" in omaggio all'imperante new economy (anche perché in basso potrebbe essere ospitato, volendo, un centro di collegamento a Internet), alta una trentina di metri, che sarebbe in grado, oltre che di illuminare una vasta area, di ospitare quattro antenne di nuova concezione per i cellulari. Questa torre, adatta ai grandi spazi fuori e intorno alle grandi città o nelle piccole città più che ai centri storici dove c'è anche un problema di tutela monumentale e artistica, potrebbe risolvere molti dei problemi che affliggono oggi i gestori dei cellulari, riducendo drasticamente il numero dei siti: ne basterebbero infatti molti meno e in ogni sito sarebbero accorpati almeno quattro gestori. "La quantità di webtower necessarie per coprire un dato territorio - dice Giuseppe Nucci, amministratore delegato della Sole - dipende dall'orografia di quest'ultimo. Ma, tanto per dare un' idea, in una città come Rieti ne basterebbero 3 o 4 (contro le diverse centinaia di antenne normali distribuite), mentre a Perugia ce ne vorrebbero una decina". Se la webtower può aiutare a risolvere una serie di problemi inerenti all'istallazione di nuove antenne, certo non li può risolvere tutti. I blocchi e i ritardi sono dovuti in primo luogo a un'avversione di principio dei cittadini, stimolati certo dalle associazioni di difesa dei consumatori e ambientalistiche. Ma i blocchi e i ritardi costano alle imprese. "Abbiamo già i contratti per 8-900 siti sui 1000-1200 in previsione per quest'anno - dice Renzo Failli, direttore tecnico di Blu, la società di telefonia mobile controllata da Autostrade (32%), British Telecom (20), Benetton (9), Mediaset (9), Caltagirone (7), Bnl (7), Italgas (7), Distacom (9) - ma i permessi ottenuti sono solo 120. Per tutti gli altri mancano soprattutto i permessi dei Comuni. Se non rispettiamo il programma, gran parte del nostro traffico finisce in "roaming" con altri operatori, dove il nostro guadagno è quasi inesistente". Lo stesso problema affligge Wind, che in questo momento ha già quasi 2000 impianti installati. "Siamo costretti a sopportare tre tipi di costi: in primo luogo la lentezza con cui procediamo fa aumentare la richiesta di roaming; in secondo luogo corriamo il rischio alla fine dell'anno di non poter rispettare lo sviluppo della rete concordato con il governo; infine bisogna aggiungere il costo dei ricorsi al Tar contro gli enti comunali, provinciali e regionali". Il problema più grosso, come si diceva prima, è quello di una profonda diffidenza della cittadinanza nei confronti di queste antenne. E' vero che i limiti della legge italiana sono molto più bassi di quelli europei (20 volts/metro ridotti a 6 dove abitano le persone invece di 58 del Gsm 1800 e i 40 del Gsm 900), ma è anche vero che la gente è sempre diffidente. "Il problema esiste ed è reale - dice Carlo Pace, sindaco di Pescara e presidente dell'Ancitel, il braccio informatico operativo dell'Anci, l'Associazione dei Comuni -. Adesso sta per arrivare un'altra ondata di antenne e occorre rassicurare la popolazione. Come Ancitel abbiamo predisposto un accordo- quadro tra Comuni e gestori di cellulari in cui questi ultimi si impegnano a fornire anche i macchinari in grado di monitorare 24 ore su 24 la situazione delle onde elettromagnetiche. Nel Comune di Pescara, ad esempio, ogni cittadino può verificare su particolari schermi che i limiti di guardia non vengano mai superati". L'accordo è interessante, ma forse non basta per dare agli operatori la certezza che le opere verrano realizzate, soprattutto se rimane un'intesa non cogente. Marco De Benedetti, presidente della Tim, ha chiesto al governo "misure che, nel rispetto delle norme sull'inquinamento elettromagnetico, concedano agli operatori la possibilità reale di realizzare la rete in tempi rapidi". Una richiesta fatta immediatamente propria da tutti altri, a cui se ne aggiunge un'altra: che il governo metta in piedi una grande campagna pubblicitaria per tranquillizzare la popolazione sugli effetti assolutamente non nocivi di queste onde e sulla certezza che il livello di emissioni non verrà mai superato. MARCO PANARA (La Repubblica - Affari e Finanza) |