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Ifil guarda alle telecomunicazioni TORINO - L'annuncio potrebbe darlo Umberto Agnelli questa settimana dal palcoscenico di Italia-Giappone a Tokyo. In corso Matteotti, quartier generale dell'Ifil, continuano a negare girando diplomaticamente attorno all'argomento, spesso sfiorandolo e comunque sostenendo che l'operazione non ha alcun legame diretto con il mondo della telefonia. Analisti e ambienti di Borsa sono però pronti a scommettere che la decisione è stata presa e che la finanziaria di casa Agnelli non soltanto entrerà nella gara per le licenze Umts come già noto, ma lo farà con l'intenzione di misurarsi ancora una volta col settore delle telecomunicazioni. Il fatto che per giocare questa carta scelga di imboccare a breve la strada dell'e-commerce conta relativamente, anche perché i percorsi sono destinati a incrociarsi. In ogni caso, è questa una strategia che, al di là delle ammissioni, denuncia a distanza il rimpianto per come è stato realizzato, gestito e concluso il matrimonio con Telecom. Se le cose stanno così, l'Opa totalitaria su Toro e Magneti Marelli rappresenta il grimaldello col quale il gruppo Agnelli ha scelto di riaprire i giochi e far uscire dalla palude dell'indifferenza di Piazza Affari i titoli della scuderia di famiglia. In realtà le azioni di Ifil sono in movimento da giorni e non è del tutto credibile la spiegazione ufficiale di un recupero rispetto ai valori reali. La verità è che Ifil si appresta a fare altro e cioè a mettere in pista tutte le sue attività di core business che, come gli stessi vertici della società riconoscono, "si prestano bene a essere integrati nella new economy". Un riferimento, questo, che porta prevalentemente verso la grande distribuzione e il turismo. Nell'andamento del titolo ci sono certamente anche delle motivazioni di natura tecnica. Dopo l'accordo tra Fiat e General Motors esso era sceso da 13 a 7 euro, indipendentemente dal fatto che Fiat contribuisce al risultato di Ifil per un 13 per cento. C'era stata dunque una discesa ingiustificata, una sorta di disaffezione che ricorda da vicino quella che ha motivato il ritiro dalla Borsa di Toro e Magneti Marelli. Ma basta soltanto questo per spiegare la vivacità registrata dal titolo negli ultimi giorni? La risposta è no. Così come non basta l'annuncio di Umberto Agnelli riguardante la possibilità di imminenti e importanti valorizzazioni che passano attraverso le partecipazioni agro- alimentari francesi e la Société Générale de Surveillance, leader mondiale nel campo della certificazione nella quale Ifil è entrata con una partecipazione del 10 per cento. L'e-commerce come terreno più naturale per gli interessi di Ifil chiama in causa la telefonia per quella inevitabile connessione che, nello scenario della new economy, esiste tra vendita di un qualsiasi prodotto e strumento di vendita. Se poi tra questi prodotti, come ormai appare evidente, entrano anche le automobili Fiat, allora l'attenzione di Ifil alle telecomunicazioni trova tutta la sua spiegazione. SALVATORE TROPEA (La Repubblica) |