Per l’Umts l’Antitrust preferisce

ROMA - Né asta pura "all’inglese" né beauty contest. Per assegnare le cinque licenze dei telefonini Umts rimane confermato il meccanismo della licitazione privata, che avverrà però con una procedura in due tempi: prima una selezione sull’affidabilità dei candidati e sulla bontà del loro piano industriale e poi una gara nella quale la componente economica avrà un peso consistente sulla scelta finale. Questo per conciliare tre esigenze. La prima: non modificare il percorso normativo già tracciato, visto che la gara pura obbligherebbe a modificare il quadro legislativo di riferimento. La seconda: garantire comunque un massiccio incremento dell’introito per lo Stato, portandolo dai 4mila miliardi originalmente previsti agli «almeno 25mila miliardi» auspicati dall’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema. Terzo: tenere conto delle indicazioni ufficiali sfoderate proprio ieri sera dall’Autorità Antitrust, che chiede di «valorizzare» al massimo le frequenze con un’asta competitiva, senza concedere vantaggi agli operatori cellulari già presenti. Risultato: per conquistare le cinque licenze Umts i sette contendenti in campo, e i nuovi consorzi che dovessero aggiungersi nelle prossime settimane, dovranno prepararsi a tirar fuori, ciascuno, non meno di 5mila miliardi. Con un duplice aiuto però: un "tetto" al numero dei rialzi potrebbe limitare un’eccessiva dilatazione del prezzo rispetto ai 5mila miliardi, e il pagamento potrebbe comunque essere dilazionato in due o tre anni. Questo per non deprimere troppo la capacità di mobilitare i massicci investimenti necessari alla nuova tecnologia cellulare. È questa l’ultima soluzione ipotizzata dal Governo per la gara che dovrebbe concludersi entro il prossimo mese di settembre con i via alla corsa per i nuovi telefonini multimediali, che dal gennaio 2001 dovrebbero rendere "mobile" anche tutto il mondo di Internet e di tutti i servizi multimediali legati alla rete delle reti. Ad affrettare finalmente i tempi dovrebbe essere, questa mattina, l’apposito comitato di ministri (Comunicazioni, Tesoro, Industria, Funzione Pubblica e Difesa). Lo promette il ministro della Funzione Pubblica Franco Bassanini. Lo conferma il sottosegretario all’Industria con delega all’ammodernamento tecnologico, Stefano Passigli. Ma entrambi lasciano intendere che non tutto è chiaro e definito. Di sicuro — dicono — il comitato formalizzerà oggi l’incarico da advisor delle operazioni di gara al Crediop, l’unico candidato rimasto in lizza dopo l’abbandono della Kpmg. Ma per il varo definitivo delle procedure di gara bisognerà forse aspettare ancora qualche giorno. Anche perché l’Antitrust, nella segnalazione piombata sul tavolo del Governo solo ieri in tarda serata, propone una soluzione molto più "all’inglese" di quanto era stato faticosamente ipotizzato ieri mattina dai nostri ministri. L’Antitrust chiede infatti di assegnare le licenze Umts «in funzione del confronto competitivo sul prezzo», anche attraverso un meccanismo «che assicuri la possibilità di un rialzo delle offerte», distinguendo «i criteri di qualificazione da quello di aggiudicazione». L’Antitrust suggerisce dunque un meccanismo in due fasi. La prima «dovrebbe essere preordinata alla verifica delle offerte dei concorrenti con riferimento ai criteri tecnici ed economico-finanziari (quali ad esempio la copertura in rapporto al territorio e/o alla popolazione o la qualità e la disponibilità del servizio). Mentre in una seconda fase la scelta dei licenziatari dovrebbe basarsi unicamente sul criterio del prezzo, che determina una selezione oggettiva e trasparente, in quanto — spiega l’autorità presieduta da Giuseppe Tesauro - garantisce la migliore valorizzazione della risorsa frequenziale». Quali certezze allora? C’è comunque la conferma, faceva sapere ieri mattina Bassanini, della licitazione; «che, se formulata adeguatamente — precisa — può senz’altro consentire quei risultati finanziari che sono l’obiettivo del Governo». Cinquemila miliardi a licenza sono troppi? «Le critiche mosse in questi giorni — risponde seccamente Passigli — vengono da parti interessate, proprietarie di giornali e che partecipano alla gara. Non è vero che prezzi più alti delle licenze uccideranno la competizione. Certo, i piccoli sono in difficoltà; ma potrebbero allearsi con grandi gruppi internazionali, invece che con istituzioni finanziarie». E poi, con i proventi dell’operazione, il Governo «potrà da una parte ridurre il debito dello Stato, dall’altra avviare investimenti in ricerca e sviluppo delle tecnologie» ribadisce Passigli, nonostante gli altolà che vengono dalla Ue sui possibili vincoli all’impiego di questi fondi (si veda l’articolo qui sotto). Vigilia di fuoco, comunque. Tuona il leader della Cisl Sergio D’Antoni, che auspica un introito ancora più massiccio per lo Stato: in Inghilterra hanno ottenuto 75mila miliardi, ma quando ai nostri imprenditori si chiede di arrivare a 25 mila gridano e minacciano di tagliare gli investimenti». A sollecitare una gara calibrata sulla promozione dell’innovazione piuttosto che sulla tentazione di riempire subito le casse dello Stato è invece Giuseppe Giulietti, responsabile Ds per le politiche della comunicazione: «Si può anche perdere qualche miliardo. Ma l’importante, ad esempio, è sollecitare i gestori a coprire tutto il territorio nazionale e a partecipare all’alfabetizzazione informatica del Paese». Ecco però l’altolà ambientalista del verde Mauro Paissan: «c’è il rischio di una nuova giungla di antenne nelle nostre città».

Federico Rendina

(Il Sole 24 ore)