Telecom vara il
"numero chiuso"
ROMA - Telecom apre il mercato ai concorrenti ma
impone il "numero chiuso". Con una decisione del 5 gennaio l'ex monopolista ha
fatto sapere ai concorrenti che per conquistarsi i suoi clienti bisognerà mettersi in
coda: non saranno possibili più di 6.000 passaggi al giorno. Una barriera giustificata
con ragioni tecniche ma dalle conseguenze chiare: per smaltire i 3 milioni di abbonati
attuali, dovranno passare due anni.
Immediata la risposta dei concorrenti. Ieri è partito un ricorso all'Authority
Comunicazioni, al ministero Comunicazioni e alla Commissione europea firmato da dieci
nuovi operatori: Albacom, Infostrada, Wind, Tele2, Globalone, Mci, Med, Planet, Rsl e
Viatel. In gioco c'è la carrier preselection, cioè la possibilità per un cliente di
indirizzare in modo automatico tutte le chiamate verso l'operatore prescelto, senza
digitare ogni volta l' apposito prefisso (1055 per Infostrada; 1088 per Wind e così via).
Tale opportunità doveva partire da questo gennaio ma Telecom ha fatto sapere che in molti
distretti (in 116) se ne parla il 30 giugno e che in ogni caso si potranno soddisfare
appena 6.000 richieste al giorno, contro le 30.000 concesse da France Télécom. Secondo
Telecom il ricorso è ingiustificato perché le richieste di preselection al momento sono
poche. Vero, ma la novità non è stata ancora pubblicizzata.
Ma i ricorsi non finiscono qui. In una guerra di tutti contro tutti, Tim e Telecom hanno
fatto ricorso al Tar del Lazio contro l'Authority per aver ridotto troppo (a loro avviso)
le tariffe del fisso-mobile che scenderanno da 486 a 360 lire medie. Ciò toglie spazio al
tentativo di accordo informale con Tim e Omnitel fatto dal presidente dell'Authority Enzo
Cheli, che sta cercando di evitare rialzi alle famiglie nell'ordine del 60% nei weekend.
Anche Albacom ha fatto ricorso, ma solo per la parte di tariffa che riguarda il mobile
(360 lire medie), considerata alta. Invece la società telefonica del gruppo farmaceutico
Sandoz, Interoute, fa sapere che i ribassi vanno bene e che anzi all'estero per chiamare
un cellulare si danno al gestore meno di 300 lire al minuto.
L'Authority di Cheli proverà oggi a dipanare la matassa del fisso-mobile e dei ricorsi
incrociati. Un'operazione non semplice.
MARCO ESPOSITO
(La Repubblica) |