Telefoni, scontro finale sull'"ultimo miglio"

ROMA - Un miglio terrestre misura 1.609 metri. Un miglio marino 1.852 metri. Ma il miglio che separa gli italiani dalla libera concorrenza nei telefoni misura molti chilometri, visto che ci vorranno mesi perché sia percorso tutto. Telecom Italia, infatti, ha preparato un listino di interconnessione sulla rete locale (il cosiddetto "ultimo miglio") molto dettagliato - dal costo del mantenimento delle siepi nei giardinetti a quello per la caccia ai topi - ma ritenuto pieno di insidie. I nuovi operatori, fatti i primi conti, sono infuriati e parlano di listino-trappola. L'Authority per le comunicazioni non ha ancora preso posizione, ma oggi esaminerà i documenti e farà il calendario di audizioni, con l'obiettivo di sciogliere i nodi principali entro metà giugno e arrivare alla liberalizzazione effettiva per fine anno. L'apertura dell'ultimo miglio è la possibilità per i nuovi operatori telefonici di arrivare a casa del cliente, affittando da Telecom Italia il filo in rame che entra nelle nostre case. Per i clienti, la liberalizzazione dell'ultimo miglio significa la possibilità di disdire l' abbonamento con Telecom e affidarsi a un concorrente per tutti i servizi di telecomunicazione. Per Telecom, l'ultimo miglio rappresenta la linea del Piave, nella comprensibile difesa della quota di mercato. Telecom, dal punto di vista formale, è in una botte di ferro. Ha presentato nei tempi indicati (entro il 13 maggio) all'Authority comunicazioni un dettagliato listino che prevede l'apertura della propria rete ai concorrenti che ne facciano richiesta. Ma il listino è stato subito respinto dai nuovi operatori, che si troverebbero a pagare per l'affitto del cavo più di un cliente Telecom. In particolare la spesa una tantum è di 371.000 lire (delle quali 77.000 per l'indispensabile turbo Adsl) contro le 200.000 lire richieste per i nuovi allacciamenti. Il canone mensile per i nuovi operatori è di 26.300 lire contro le 18.000 della clientela residenziale Telecom. Ma la parte più complessa del listino è quella che prevede i canoni per l'ospitalità dei macchinari dei concorrenti nelle centraline di Telecom. Per arrivare in tutta Italia, infatti, i nuovi operatori dovranno installare proprie apparecchiature nelle 626 centrali locali dell'ex monopolista. Telecom chiede sei settimane di tempo per fare il preventivo e quattro mesi per realizzare i lavori di adattamento dei locali, i cui costi saranno a carico del nuovo arrivato. Poi si arriva al canone mensile per l'affitto del locale, il quale comprende: canone base pari a quello delle abitazioni recenti del quartiere, secondo le tabelle del Consulente immobiliare; maggiorazione del 30% per "uso ufficio"; ulteriore maggiorazione dal 10% al 50% se il contratto è inferiore a sei anni; altra maggiorazione fino al 43% se l'immobile non è affittato per intero; partecipazione alle spese generali, dalla vigilanza alla manutenzione, dalla pulizia al portierato, senza escludere sgombero neve, derattizzazione e cura del verde pregiato: prato inglese, aiuole, piante ornamentali, siepi. Secondo i primi calcoli dei nuovi operatori, l'affitto annuo di un locale per inserire una centralina costerebbe 120 milioni. E non è tutto: gli ospiti dovranno fare un corso di formazione obbligatorio su "Norme di comportamento all'interno degli edifici Telecom", al prezzo di 1.700.000 lire per una giornata. Lo scontro sarà inevitabile: Telecom sosterrà che i prezzi si riferiscono a costi sostenuti, per cui chi vuole entrare nei suoi uffici dovrà pagare quanto richiesto. I concorrenti replicheranno che Telecom vuole solo scaricare le proprie inefficienze di anni sui nuovi arrivati. E non è finita: ci sono altri due fronti aperti. Il primo è l'uso delle fibre ottiche di Telecom. Nel listino, Telecom ha indicato cifre considerate molto alte (1.152.000 lire al mese e 1.296.500 di una tantum, per cliente) per scoraggiare i concorrenti, sostenendo in modo esplicito che chi vuole posare fibra ottica è libero di farlo da sé ("Non potete fare i soldi con i nostri investimenti", ha detto il presidente Roberto Colaninno); ma l'Unione europea ha chiesto in modo altrettanto esplicito che la fibra ottica sia aperta ai concorrenti. Il secondo tema è il deficit d' accesso. Telecom sostiene che è in perdita nelle voci di base, come l'allacciamento e il canone mensile, e l'Authority ha certificato tale deficit sulla base dei numeri del bilancio 1997. Adesso si stanno rifacendo i conteggi, ma l'Unione europea ha già messo in chiaro che Telecom ha ragione su questo punto e che se non si risolve il problema del deficit è difficile calcolare i prezzi del listino sull'ultimo miglio. Sempre Bruxelles, però, si è raccomandata perché in tutta Europa la liberalizzazione della rete locale parta il primo gennaio 2001. Per percorrere l'ultimo miglio, insomma, occorreranno ancora sette mesi.

Marco Esposito

(La Repubblica)