Via ai supersconti per chiamare i cellulari


Entro metà gennaio una telefonata fisso-mobile costerà il 29% in meno: 470 lire al minuto anziché 658

MILANO — E’ un super-sconto di quasi il 29% quello che l’Authority per le Comunicazioni ha deciso ieri di applicare alle tariffe telefoniche per le chiamate dagli apparecchi fissi di Telecom Italia ai cellulari. Si passa da un prezzo medio di circa 658 lire al minuto (esclusa l’Iva e lo scatto alla risposta, pari a 127 lire) ad una media di 470 lire al minuto, sempre senza Iva e scatto alla risposta. Ma il risparmio per gli utenti, in molti casi, è sensibilmente superiore. Basta pensare che fino ad ora per chiamare da casa un cellulare family nell’ora di punta si potevano spendere fino a 1.500 lire al minuto. Tanto che, secondo la stessa Authority, la bolletta telefonica degli italiani dovrebbe scendere complessivamente di 1.550 miliardi, 800 miliardi per le famiglie e 750 per la clientela business.
Di certo i nuovi prezzi, destinati ad entrare in vigore per metà gennaio, sono stati accolti con molta delusione, se non irritazione, dagli operatori telefonici. Sia Telecom, sia Tim e Omnitel, sia altri gestori «fissi» come Infostrada e Albacom, hanno sottolineato la drastica erosione dei margini economici. All’opposto, ovviamente, la pensano il presidente dell’Authority, Enzo Cheli, e i suoi colleghi. «Abbiamo varato un provvedimento che pone l’Italia all’avanguardia nella regolamentazione del settore», ha commentato il commissario Alessandro Luciano, relatore della manovra. E «positivo» l’ha giudicato anche l’Adusbef, l’associazione dei consumatori, che ha però messo in rilievo il ritardo con cui è arrivato e la mancanza di quell’«avviso registrato» promesso dallo stesso Luciano, cioè il messaggio vocale che dovrebbe avvertire quanto costa al minuto una telefonata al numero di cellulare che si è appena composto.
Con la decisione presa ieri pomeriggio dal consiglio dell’Authority, arriva comunque a conclusione una partita molto delicata, che ha richiesto un formale «via libera» anche dell’Antitrust. Proprio per favorire la concorrenza fra operatori, la manovra non fissa infatti con esattezza un prezzo finale per le telefonate da fisso a mobile, ma si limita a stabilire i criteri cui Telecom Italia dovrà attenersi. Le 470 lire al minuto (di cui 110 lire come quota per Telecom e 360 come «tetto massimo» per i due gestori mobili «prevalenti sul mercato», Tim e Omnitel) rappresentano una «media» oltre la quale non si potrà andare. E sparisce anche l’attuale giungla tariffaria fra cellulari business e family, sostituita da due «profili» per fasce orarie. Uno va dalle otto del mattino alle 18.30, dal lunedì al venerdì (e il sabato dalle 8 alle 13), l’altro dalle 18.30 alle 8 del mattino successivo nei giorni feriali, il sabato dalle 13 alle 8 e i festivi. La compagnia telefonica potrà far pagare, per esempio, 570 lire al minuto in una fascia e solo 370 lire nell’altra, basta che la media non superi quota 470. E all’interno di questa media, Tim e Omnitel non dovranno adottare cifre identiche. Obbligato a rispettare il «tetto massino» sarà anche un gestore come Wind (e dalla primavera, Blutel), perlomeno per le chiamate dagli apparecchi fissi Telecom ai propri cellulari. Discorso diverso per le chiamate fisso-mobile che partono da gestori fissi diversi da Telecom (Wind, Infostrada, Tiscali, Albacom e via elencando) che sono liberi di continuare con le loro attuali tariffe. Anche se, dopo la manovra di ieri, è molto probabile una revisione dei prezzi, per renderli più competitivi.
In ogni caso, il cammino verso la liberalizzazione del mercato non finisce qui. Già oggi l’Authority dovrebbe occuparsi di provvedimenti come la carrier selection e l’unbundling, che permetteranno agli operatori alternativi a Telecom di fare concorrenza all’ex monopolista anche sulle chiamate urbane.


Giancarlo Radice

(Il Corriere della sera)