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Cellulari Umts, un business che merita l’asta Si sta per concludere in Gran Bretagna l'asta per l'assegnazione di 5 licenze per fornire servizi Umts, la terza generazione dei sistemi di telefonia mobile. L'asta, iniziata poco più di un mese fa, ha già raccolto 67mila miliardi di lire. All'asta hanno partecipato 13 operatori provenienti da tutto il mondo (Italia esclusa) e ne sono rimasti in gara ancora 6. Tra pochi mesi verrà assegnato lo stesso numero di licenze nel nostro Paese, simile alla Gran Bretagna per caratteristiche socio-economiche e per le prospettive di sviluppo della telefonia mobile. Allo stato attuale non sono noti i dettagli dell'assegnazione, salvo che sarà una licitazione privata. Sono comunque già circolate alcune voci: i gruppi interessati dovrebbero essere la metà rispetto a quelli che hanno partecipato all'asta inglese, mentre le cifre raccolte dovrebbero ammontare a 3-4mila miliardi, forse il doppio. Ne mancano 60mila rispetto alla Gran Bretagna. Non crediamo basti la forza della sterlina per spiegare la differenza. Ritorniamo allora all'asta inglese per capirne di più. Tutti e 13 gli operatori sono rimasti in gara fino a quando ciascuna licenza era offerta a un prezzo intorno ai 6mila miliardi di lire. Poi, mano a mano che l'asta continuava, alcuni operatori hanno cominciato a ritirarsi. Chi resta pensa di essere in grado di offrire servizi a costi più bassi dei rivali che hanno abbandonato la gara, oppure ha nel cassetto alcuni servizi innovativi che spera di lanciare con successo. Se queste speranze siano attendibili o meno non spetta a noi giudicare e questo è quello che ha pensato il Regolatore britannico. Tra le procedure di allocazione, le licitazioni private e le aste rappresentano due meccanismi possibili ma dalle proprietà assai diverse. La discrezione tipica delle licitazioni private (beauty contest) fa sì che il processo di selezione non sia progettato per promuovere l'efficienza tecnico-economica del licenziatario. Inoltre un beauty contest non è equo. Vi è il rischio che determinati operatori siano discriminati. Anche nel caso in cui un beauty contest sia trasparente (non è il caso italiano), non è mai obiettivo. I criteri utilizzati possono essere intangibili e difficilmente il processo decisionale potrebbe essere replicato da altri giurati. L'utilizzo delle aste è, al contrario, la best practice nel caso in cui si debba selezionare un numero limitato di operatori tra un maggior numero di richieste. Le aste sono efficienti in quanto assegnano un oggetto a coloro che ne possono fare il miglior uso e che quindi sono disposti a fare l'offerta più elevata. Le aste inoltre sono eque. Ciascun individuo offre una somma che l'individuo stesso decide di offrire. Non è possibile accusare l'Autorità di richiedere somme esose e le rendite passano in buona parte alla collettività. Il processo di assegnazione tramite aste è trasparente e obiettivo: non è richiesta una valutazione discrezionale. Le valutazioni sulle possibilità del mercato Umts sono lasciate agli operatori che hanno risorse e conoscenze più elevate dell'Autorità. Gli avversari delle aste mettono insieme delle accuse prive di fondamento. Il prezzo pagato dagli operatori non è una tassa. Al contrario il prezzo per MHz che emerge nel corso di un'asta è rivelato volontariamente e riflette il costo-opportunità per l'utilizzo di una certa banda alla quale vengono negati utilizzi alternativi. Le aste non sono di per sé un metodo per massimizzare le entrate dell'Erario. Le aste sono un meccanismo per massimizzare l'efficienza economica. Il particolare design dell'asta può avere come effetto collaterale quello di incassare la rendita legata alla ristrettezza dello spettro. Nel caso in cui la cifra offerta dai rivali sia troppo elevata, un partecipante abbandonerà la gara: ciò segnala che rimangono come partecipanti attivi solo coloro che sono più efficienti dei rivali. La cifra versata per le licenze non influenza i prezzi richiesti nel futuro agli utenti dei servizi. In ogni istante di tempo vi è una certa politica tariffaria ottimale per un operatore: non vi è alcun ragionamento logico che possa far concludere che le politiche ottimali debbano variare a seconda della quota pagata per la licenza. La licenza influisce sul grado di indebitamento, sui flussi di cassa temporali dell'operatore e sulla sua quotazione, ma non sul suo comportamento strategico e sul valore creato per la collettività. Il rischio che alcuni operatori vincano un'asta in quanto possono offrire cifre elevate che derivano da comportamenti anti-competitivi non è una critica specifica alle aste, ma apre problematiche antitrust che con le aste non hanno nulla a che fare. È erroneo affermare che le aste non tengono in conto obiettivi come la disponibilità del servizio alla popolazione, i servizi di emergenza eccetera. Se cruciali, questi obiettivi vanno esplicitati e inclusi nel bando di un'asta allo stesso modo in cui potrebbero essere inclusi in un beauty contest. Alcuni esempi di operatori che sono falliti dopo le aste della Fcc in Usa non dimostrano che il meccanismo è sbagliato. Vi sono stati anche casi di licenze assegnate con beauty contest e poi rese all'Autorità. Al contrario, nonostante la Fcc abbia assegnato migliaia di licenze, rassicura il fatto che si siano verificati solo un paio di casi di default. Il rischio commerciale è insito in qualunque business e spetta alle imprese (e non all'Autorità) valutare tale rischio. Allo stato attuale la situazione italiana è assai vaga, non essendo noti i criteri di valutazione e i pesi di ciascun criterio. Se non vi è dibattito, il rischio è quello di dover accettare decisioni prese a porte chiuse in base a principi che mai potremo conoscere. Criteri qualitativi come la "qualità del piano di investimento" o la "reputazione dell'operatore" vanno abbandonati. Rimettere in carreggiata i principi dell'asta avrebbe l'effetto diretto di promuovere i principi di efficienza e di equità. Inoltre si riuscirebbe ad attirare l'attenzione di operatori internazionali che adesso stanno lontani perché si è fatta terra bruciata intorno alle licenze e ai loro criteri di assegnazione. (Il Sole 24 ore) |