Mannesmann apre
a Vodafone
e sollecita un'offerta più alta
BERLINO - "Niente pathos nazionalista, niente
salvataggi politici: noi vogliamo difenderci con argomenti concreti". E' quanto ha
detto il numero uno di Mannesmann, Klaus Esser, in un significativo segnale di distensione
nella battaglia anglotedesca dei telefonini. E in un colloquio con il Wall Street Journal
ha lanciato un segnale decisamente nuovo: abbiamo rifiutato l'offerta del gruppo
britannico Vodafone, ha detto, ma "se verranno altre offerte che noi giudicheremo
abbastanza buone, consiglieremo agli azionisti di accettarle". Dopo la levata di
scudi iniziale, insomma, i tedeschi aprono uno spiraglio e fanno chiaramente capire di
sperare in un nuovo rialzo dell'offerta inglese.
"La situazione è ben diversa, a seconda se si abbia a che fare con l'offerta
originale di Vodafone, che proponeva 43,7 azioni del gruppo inglese per ogni titolo
Mannesmann, o 53,7 come nella loro seconda Opa". Siamo insomma ancora molto lontani
da un sì, ma per Mannesmann questo è un modo di dire che Chris Gent, il numero uno di
Vodafone, forse sta cominciando a muoversi nella direzione del prezzo giusto. E che a
partire da quello si potranno poi negoziare compiti e rapporti di forza in una eventuale
fusione.
"Da martedì in poi", ha continuato Esser, "cominceremo a comunicare il
nostro messaggio agli azionisti e ai mercati". Il messaggio ribadisce una strategia
diversa rispetto a Vodafone: "Crediamo che la nostra strategia, cioè offrire una
gamma completa di servizi telefonici europei e intercontinentali, sia cellulari sia via
cavo, sia superiore alla scelta "telefonini e basta" di Vodafone, e offra più
sicurezza agli azionisti", egli ha spiegato.
Ma quali sono a questo punto i margini per un riavvicinamento e per eventuali trattative
tra i due gruppi? Secondo Brian Hayward, portfolio manager di Invesco, uno dei grandi
fondi americani impegnato in entrambe le compagnie, "Vodafone ha detto che i 242
miliardi di dollari proposti venerdì scorso sarebbero stati l'ultima offerta, ma io mi
chiedo se questo risponda realmente alla verità. Per loro giungere a un accordo con
Mannesmann potrebbe essere tanto importante da spingerli ad alzare ancora il prezzo".
Questa settimana secondo la strategia di Esser sarà decisiva: entro la prossima riunione
del consiglio di sorveglianza Mannesmann, convocata per il 28 novembre, si vedrà come si
schiereranno gli azionisti. I quali nei prossimi giorni riceveranno una lettera di Esser.
"Guai a suonare la corda del nazionalismo", egli insiste. Non a caso: il 62 per
cento degli azionisti del gruppo di Düsseldorf sono ormai stranieri.
ANDREA TARQUINI
(La Repubblica)
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