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Monti: le urbane libere entro dicembre ROMA La Commissione europea sollecita gli Stati membri a creare un’effettiva concorrenza nelle reti telefoniche locali entro il 31 dicembre 2000. Ma stavolta l’Italia è a posto: l’Autorità ha approvato il 16 marzo di quest’anno la delibera 2/2000 contenente le linee guida per l’accesso disaggregato a livello di rete locale, (l’unbundling local loop). Sulla scia del vertice europeo di Lisbona dedicato alla New Economy, dove i vertici dei quindici Paesi si sono impegnati a introdurre maggior competizione nel settore, l’esecutivo dell’Ue deve approvare oggi una Raccomandazione che, appunto, fissa al 31 dicembre 2000 la scadenza per varare i provvedimenti di accesso disaggregato a livello locale. Gli ex-monopolisti, come Telecom Italia, dovranno offrire agli altri gestori l’accesso all’ultimo tratto della rete (il mitico «ultimo miglio») a condizioni prescritte dall’Ue come «trasparenti, eque e non discriminatorie». In Italia, secondo le disposizioni dell’Authority per tlc e tv, la liberalizzazione partirà già da settembre. Manca ancora il listino per l’accesso alla rete locale, cui sta lavorando Telecom, che dovrà pubblicare la propria offerta entro 45 giorni dall’approvazione della delibera. Quello locale, insomma, è l’ultimo segmento di mercato dove persiste un monopolio di fatto. Gli investimenti e i tempi necessari alla realizzazione di infrastrutture locali alternative alla rete Telecom costituiscono un ostacolo alla realizzazione di un mercato competitivo. E poi, l’impiego di tecnologie quali quelle dalla famiglia xDSL permette di offrire servizi a larga banda su un’infrastruttura installata per i soli servizi telefonici tradizionali: senza accesso liberalizzato, insomma, la posizione dominante dell’operatore esistente si estenderebbe di fatto ai nuovi mercati della larga banda (Telecom ha già avviato attività di commercializzazione di servizi in Adsl). L’accesso disaggregato consentirà agli operatori di promuovere una pluralità di offerte commerciali per servizi tradizionali o innovativi, in un paese come l’Italia dove non sono disponibili infrastrutture alternative in ambito locale, come le reti televisive via cavo, che hanno contribuito a lanciare la concorrenza telefonica in Gran Bretagna. Una moltiplicazione delle infrastrutture avrebbe un negativo impatto ambientale: i relativi vincoli urbanistici, oltre ai costi elevati, rappresentano una barriera all’entrata di nuovi operatori sul mercato. E l’obbligo di accesso disaggregato alle reti locali è previsto anche in Paesi dove sono disponibili strutture alternative, come in Olanda, dove il 92% della popolazione ha accesso alla tv via cavo. Soluzioni tecnologiche come il wireless o l’Umts, inoltre, non garantiscono una copertura uniforme di tutte le aree geografiche o per tutte le tipologia di clientela, secondo le analisi compiute dall’Autorità. Il quadro di riferimento regolamentare sono le Direttive europee sull’Open Network Provision, la 97/33 e la 98/10, che obbligano gli operatori in posizione dominante a soddisfare «le ragionevoli richieste di accesso alla rete» mentre le Autorità nazionali possono intervenire in qualsiasi momento «per definire condizioni di accesso non discriminatorie, eque e ragionevoli per le due parti». Diversi documenti della Commissione Ue, come la cosiddetta Review 99, richiamano esplicitamente l’accesso disaggregato quale strumento per sviluppare la concorrenza e superare il "collo di bottiglia" rappresentato dall’infrastruttura monopolistica locale. La Raccomandazione dovrebbe definire un quadro armonizzato di riferimento per le varie iniziative nazionali a livello di rete territoriale. Marco Mele (Il Sole 24 ore) |