France Télécom 100 mila miliardi per la Orange

PARIGI - «Orange, disperatamente Orange»: France Télécom ha fatto di tutto per non farsi sfuggire il boccone britannico e oggi dovrebbe annunciare che l'obiettivo è raggiunto. Il presidente Michel Bon ha trascorso l'intera giornata di ieri a Londra, faccia a faccia con Chris Gent, il big boss di Vodafone, per discutere il prezzo: si tratta niente meno che di 50 miliardi di euro (circa centomila miliardi di lire). Il colosso francese ha offerto la metà in denaro liquido, 10 miliardi in debiti, il resto in azioni. Il governo di Parigi, che oggi possiede il 62% dell'ex monopolio delle telecomunicazioni, non intende scendere sotto il 54%, quindi ha imposto un limite molto rigido. Il ministro delle Finanze Laurent Fabius ha dato istruzioni precise a Michel Bon: lo Stato ha deciso di mantenere la maggioranza azionaria, cioè il 50,1% dei titoli; però vuole anche un piccolo margine di manovra, attorno al 4%. In cifre, vuol dire che France Télécom può mettere sul piatto della bilancia solo l'8% del suo capitale, pari a 11,2 miliardi di euro. L'acquisizione per la compagnia francese è di vitale importanza (oltre che la più grande della sua storia). Bon si è fatto avanti non appena è stato chiaro che Vodafone, una volta assorbita Mannesmann, non poteva tenere Orange trovata nel portafogli dei tedeschi. Ha negoziato un prestito record di 30 miliardi di euro che potrebbe rimborsare in gran parte con la cessione delle partecipazioni nella messicana Telmex, in Deutsche Telekom, in Sprint e in StMicroelectronics, realizzando così 18 miliardi di euro. Nell'ultimo anno, France Télécom si è vista sfilare di mano operazioni interessanti, alcune delle quali sembravano già fatte: Deutsche Telekom le ha soffiato il britannico One2One, l'olandese KPN ha preso il tedesco E-plus, inoltre il governo spagnolo l'ha esclusa dalla gara per i cellulari di terza generazione. Potentissima in patria, dove controlla i due terzi del mercato, France Télécom vuole crescere all'estero. Con Orange potrebbe arrivare a 20 milioni di abbonati, piazzandosi al secondo posto in Europa accanto a Telecom Italia. Non solo: sarebbe presente anche nell'Umts, perché Orange si è già aggiudicata una delle licenze messe all'asta, pagandola 4,09 miliardi di sterline. Bon ha intenzione di giocare un ruolo sul mercato della terza generazione ovunque sia possibile: è candidato in Germania, in Italia, in Belgio oltre che, ovviamente, in Francia. A parte il prezzo, la discussione si è fatta spinosa sulla sorte del management. Il presidente Hans Snook ha minacciato di andarsene in caso di una acquisizione ostile. L'unico modo di fargli ingoiare la pillola francese è quotare in Borsa la compagnia e associare Snook all'intera filiale dei portatili. France Télécom ha intenzione di mantenere in sella l'attuale gruppo dirigente che ha manifestato tutto il proprio valore. Snook è uno dei pionieri del telefonino oltre Manica. Ha fondato Orange nel ’94 e ha fatto un milione di abbonati l'anno in media; un ritmo che è andato accelerando, negli ultimi sei mesi ha già raggiunto quota un milione. Con il suo amore per jeans e giacche di cuoio, fa arricciare il naso all'establishment, ma ha mostrato tutta la sua abilità nel cogliere e mantenere il successo.

Stefano Cingolani

(Il Corriere della sera)