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Sei gruppi in lotta per il Web-telefonino
Milano Il gioco si è fatto duro. Con la discesa in campo di Roberto Colannino, che ha riportato in casa la cassaforte della Seat promettendo di fonderla con la sua Tin.it, la guerra italiana per Internet può dirsi ufficialmente dichiarata. E, insieme ad essa si è aperta sul mercato una seconda fase della gara tra i gruppi internettiani. Quella della caccia ai contenuti e servizi alle imprese da mettere sulla Rete. E' una gara che promette clamorosi colpi di scena e coinvolge gruppi illustri: dalla Hdp, custode della partecipazione in Rcs-Corriere della Sera, a Mediaset, all'alleanza che potrebbe scegliere la Rai, corteggiata da tutti coloro che partecipano alla gara per la terza generazione dei telefonini che si chiamino Wind o Tiscali o e.Biscom, fino al posizionamento di protagonisti importanti come il gruppo di Carlo De Benedetti. E' solo uno degli aspetti della complicata partita che si gioca sui mercati finanziari messi a soqquadro ormai quasi quotidianamente dal balzo delle quotazioni dei titoli Internet e che ha visto in pochi mesi non solo l'aumento vertiginoso delle capitalizzazioni, ma anche improvvisi cambiamenti di fronte e rovesciamenti di propositi. Solo venti giorni fa Colaninno ha sostenuto che Tin.it sarebbe stata scorporata da Telecom e sarebbe andata a breve sul mercato e oggi il progetto, con tutto il suo impatto di conti e di vantaggi per gli azionisti, verrà ridisegnato daccapo dopo l'annuncio della fusione con Seat. Non solo. Nonostante le smentite c'è chi è pronto a giurare che ci sia la sua "longa manus" nelle scorribande azionarie del raider Luigi Giribaldi. Un bel carniere per un gruppo, come quello del manager di Mantova, che deve, nello stesso tempo, correre in cerca di alleanze per rafforzare il controllo su Telecom ed evitare di trasformarsi da cacciatore in preda possibile di un mercato che ormai non dà per scontato più nulla: neanche la possibilità che qualcuno affronti i costi di un assalto all'ex monopolista. Ma gli altri non stanno certo fermi. Forti di una capitalizzazione di Borsa che arriva a 27 mila miliardi Renato Soru e la sua Tiscali, bandiere della new economy italiana, un passo dietro l'altro tentano di far andare in porto rapidamente il loro progetto, quello di costruire un portale europeo per Internet, e di trovare soci di eccellenza che lo rendano appetibile nel campo dei servizi ai consumatori e alle imprese. Si muovono in fretta con l'agilità che solo un gruppo nato da poco può avere. Con un retroterra e scopi diversi, ma altrettanta determinazione, si presenterà tra poco sul mercato la e.Biscom, di Silvio Scaglia e Francesco Micheli, per cui si prevede, al primo impatto con la Borsa, una capitalizzazione di almeno diecimila miliardi. Per tutti il problema è un po' lo stesso. Quello di riuscire a conquistare clienti ed abbonati legandoli con servizi e contenuti. Mestiere non facile perché gli internettiani navigano da un portale all'altro in cerca di occasioni e fanno parte sempre più spesso di più di una scuderia. Non si spiega altrimenti perché in un paese che ha due milioni di modem come l'Italia se si sommano gli abbonati ad Internet dichiarati dai singoli gruppi si arriva ad oltre cinque milioni di utenti. E' nella conquista di questa massa, che cresce vertiginosamente di giorno in giorno ma che deve essere fidelizzata e misurata in termini di consumo, la prima scommessa che Tin.it e Tiscali e gli altri protagonisti giocano e con essa il futuro economico delle loro imprese. E' nella caccia ai contenuti- che si tratti di servizi, film, prodotti mediatici o editoriali - e ovviamente nella qualità e nell'estensione della rete, il perno del loro successo. Se n'è accorta la Borsa che ormai premia tutti quelli che potrebbero essere i prossimi attori: che si chiamino Espresso, Mondadori, Hdp, Mediaset, o Class per citare solo quelle più importanti. E chissà che cosa succederebbe se la Rai fosse quotata. Ma da qualche tempo si è aperto anche l'altro mercato, quello del business to business, cioè dei servizi alle imprese, un mercato che negli Stati Uniti attrae oggi la maggior parte degli investitori e che promette di essere il più attraente nel futuro. Si tratta di non solo di catturare ma di riuscire a ridisegnare funzioni di aziende e loro organizzazione, scambi di tecnologie, commercio elettronico fra esse. In Italia il mercato è veramente agli albori ma la caccia è cominciata e la mossa di Colaninno con la presa di Seat che porta in dote clienti ricchi e imprese di ogni genere apre, almeno sulla carta, grosse potenzialità. Ma non è questa la sola scommessa che si giocherà nei prossimi mesi. Collegata ad essa si prepara ai bordi del campo finanziario un'altra grossa partita, che vede protagonisti diversi attori. Sta nella conquista della licenza Umts: un sistema planetario che consente di mettere voce, Internet ad alta velocità e perfino immagini sul telefonino. Cinque licenze per una platea potenziale di almeno sei gruppi. Partono, privilegiati, gli operatori esistenti: Telecom-Tim, Omnitel e Wind che hanno già investito nella rete mobile. Si scalda ai bordi il consorzio Blu-Autostrade che però deve completare la sua rete Gsm. Si affrontano in quella che si preannuncia come una lotta senza quartiere Andala, la società creata dal patron di Tiscali e da Franco Bernabè e il consorzio Dix.it (Francesco Micheli e Silvio Scaglia) che vanta tra i suoi azionisti una platea che va dall'Ifil alla Pirelli, dalla Moratti alla Banca di Roma. Per Soru e i suoi che vogliono costruire un gruppo europeo basato su Internet è una pedina determinante. Per gli uomini della e.Biscom che hanno circondato Milano di fibre ad alta potenzialità e vogliono agire a tutto campo offrendo servizi alle imprese è un pezzo importante. Il confronto anche qui è un complicato gioco di accordi dopo che è scesa in campo come outsider anche la Rai che può offrire come produttore di contenuti multimediali un'importante sponda ai concorrenti: la corteggia Wind che ha visto fallire il suo progetto di alleanza con Telepiù dopo che il gruppo Vivendi si è alleato con Vodafone-Mannesman, in Italia oggi proprietari di Omnitel e Infostrada. La vorrebbe Andala, così come l'e.Biscom nella quale però sembra anche pronta a scendere in sostituzione del gruppo televisivo pubblico anche Cecchi Gori. Se si fa un conto di quanto tempo è servito per costruire questo puzzle di alleanze e quanti rovesciamenti di fronte ci sono stati negli ultimi venti giorni si può avere un'idea di quello che aspetta il mercato nei prossimi mesi. E c'è da tenere conto che la partita è appena cominciata. Non solo tra i recenti protagonisti della new economy ma anche tra i gruppi più importanti della "old", che in essa stanno traghettando con tutte le loro truppe. (La Repubblica) |