Bc Partner in campo con Colaninno

MILANO Il nuovo socio della cordata padana che affianca Roberto Colaninno in Olivetti arriva da Londra. Con un investimento complessivo di 440 miliardi, il fondo britannico Bc Partner acquisirà il 7,5 per cento della Bell, la società che controlla il 20 per cento abbondante della holding di Ivrea. L'operazione avverrà attraverso la sottoscrizione di diversi aumenti capitali «nell'ambito di un'operazione - avverte una nota della Hopa, la società che controlla il 50 per cento di Bell - di rafforzamento dei mezzi propri di Fingruppo Holding, Hopa e Bell, del valore complessivo di 800 miliardi». Le assemblee delle varie società della galassia guidata da Colaninno e Emilio Gnutti si riuniranno il prossimo 16 febbraio. Alla fine dei complessi passaggi, perciò, Colaninno disporrà dei mezzi finanziari necessari per procedere all'accorciamento della catena di controllo che lega Olivetti a Telecom, grazie alla fusione con Tecnost (o altra operazione con l'identico obiettivo); i partenr padani del ragioniere di Mantova continueranno a disporre di una posizione di rilievo nell'assetto di controllo del gruppo, senza però finanziarie integralmente l'operazione; la Bc Partner, una società di gestione di fondi chiusi, che gestisce capitali in arrivo da fondi pensione, assicurazioni e altri investitori istituzionali di tutto il mondo, disporrà di una nuova piattaforma per crescere in Italia. L'istituzione britannica, infatti, ha accompagnato in Borsa Brembo, Zucchini, Buffetti e controlla ancora il 45 per cento di Interpump oltre, attraverso la «Otto», una quota del 10 per cento di Seat. Questo colosso finanziario, che ha di recente rilevato la tedesca Grohe (società leader nel campo della rubinetteria), si accinge a ripetere l'esperienza con la Bell, la finanziaria in cui viene custodita la quota di maggioranza operativa dell'Olivetti. Ed è molto probabile che anche in Bell verrà seguito il copione abituale: investimento ne l capitale di una società da accompagnare fino all'ingresso in Borsa. Un copione, tra l'altro, che Bc Capital (attiva con sei fondi chiusi ad Amburgo, Londra, Parigi e Milano) ha finora recitato con grande soddisfazione per i propri sottoscrittori, tutti investitori istituzionali. Forte di questa alleanza, la Bell si riunirà così per varare un aumento del capitale di 800 miliardi, da destinare al rafforzamento della partecipazione in Olivetti, con l'obiettivo di salire dall'attuale posizione, poco sopra il 20 per cento, fino a sfiorare il 30 per cento, ovvero poco sotto alla soglia oltre cui scatterebbe l'obbligo d'Opa per la holding di Ivrea, che ha chiuso ieri la seduta segnando un nuovo record storico con un prezzo di riferimento pari a 3,89 euro (»0,96 per cento) dopo aver toccato nel corso della giornata un massimo di 4,1 euro. In Olivetti, dunque, sta per entrare un nuovo partner ma, come aveva anticipato Colaninno («ci sono già tanti soci, uno in più o in meno non cambia niente»), non cambiano gli equilibri di controllo. Lo stesso Roberto Colaninno, del resto, aveva lasciato capire che non è difficile di questi tempi trovare soci per la Bell («ci sono tanti aspiranti e pochi eletti») o per le altre società che a cascata garantiscono il controllo del gruppo telefonico. Si tratta, semmai, di capire quali saranno le prossime mosse del gruppo, dopo il via già scontato al collocamento sul mercato di Tin.it. La nuova Olivetti, dopo il rafforzamento di Bell, potrebbe procedere alla fusione con Tecnost, accorciando così la catena di controllo di Telecom e favorendo l'afflusso dei dividendi generati dalla telefonia nella holding di Ivrea. Intanto, non si placa il fermento nel settore delle telecomunicazioni, uno dei temi dominanti (assieme alla scuderia Finmeccanica, quella Snia e al boom di Seat dopo l'ingresso in Fineco) di una seduta di Borsa a due volti: euforia in mattinata, brusca caduta nel pomeriggio (Mibtel -0,78 per cento, dopo aver segnato un massimo a »1,28 per cento) sull'onda del nervosismo di Wall Street (dove pesa la crisi di vari hedge fund). In Italia, oltre che su Telecom, i riflettori sono accesi su Aem, in ascesa per le aspettative del prossimo collocamento dell'alleata e.Biscom, e soprattutto sulla Tiscali di Renato Soru, al centro dell'ennesima seduta pirotecnica. La matricola, infatti, è tornata a correre a ritmi indiavolati: due sospensioni per eccesso di rialzo, prima della chiusura ai massimi assoluti, con un balzo del 38,5 per cento. Le ragioni? Il tam tam del mercato riferiva dell'ipotesi di un possibile «split» delle azioni, ormai trattate al livelli d'affezione. Soru, interpellato in merito, ha confermato con un laconico «ci stiamo pensando». Ma il «bocconiano dell'anno» ha in cantiere anche altri progetti. La scelta del partner per la richiesta della licenza Umts, ovvero dei telefonini della terza generazione. E al contrario di quanto erroneamente scritto, non è affatto scartata la prospettiva di un'alleanza tra Soru (una «scoperta» di Elserino Piol) e la Cir di Carlo De Benedetti.

(La Stampa)