La Ue: non usate i soldi Umts

ROMA - Bruxelles bacchetta Roma: gli incassi della gara per i telefonini Umts servono a ridurre il debito pubblico e non devono alimentare nuove spese. È stato il ministro delle Finanze tedesco, Hans Eichel, a porre la questione nel corso della riunione con i colleghi europei dell'Ecofin. E la sua posizione, come ha ammesso il ministro del Tesoro Vincenzo Visco, è ampiamente condivisa in Europa, visto che quasi tutti i paesi hanno già deciso che gli incassi per la vendita delle licenze dei supertelefonini vanno utilizzati per ridurre il debito pubblico. Soltanto l'Italia ha detto esplicitamente che intende utilizzare una parte degli incassi per spese in favore dello sviluppo e dell'occupazione. La posta sul tavolo è da brivido: 400.000 miliardi di lire per l'insieme dei 15 paesi della Ue. Il solo mercato inglese (dove l'asta si è appena conclusa) vale 75.000 miliardi di lire. In Italia il presidente del Consiglio Giuliano Amato si augura di incassare almeno 25.000 miliardi di lire (ieri sera il ministro dell'Industria, Enrico Letta, ha ribadito che ogni singola licenza Umts vale 5.000 miliardi) e, secondo alcune stime, il mercato vale il doppio. In pratica, se tutti i soldi dovessero finire a ridurre il debito pubblico, questo potrebbe diminuire da un minimo dell'1% a un massimo del 2% in un colpo solo, con un beneficio sui conti pubblici di 1.000- 2.000 miliardi l'anno per minori interessi. Il governo, però, pensava di destinare a taglio del debito soltanto una metà degli incassi per l'Umts e di utilizzare il resto (quindi almeno 12.000 miliardi) per programmi mirati in favore dello sviluppo della new-economy. Proprio ieri il ministro del Lavoro, Cesare Salvi, ha detto che "i proventi delle nuove licenze dei telefonini devono andare all'occupazione". Il sottosegretario all'Industria, Stefano Passigli, ha individuato nella formula "investire nelle tecnologie" il faro per le spese. Il segretario dei Ds, Walter Veltroni, in occasione della dichiarazione di fiducia al governo Amato aveva indicato tre obiettivi: riduzione delle tasse, finanziamento della scuola e aumento della sicurezza sul lavoro. Sul fronte tasse ieri il ministro delle Finanze, Ottaviano Del Turco, ha ammesso che l' obiettivo è difficile da conseguire, perché non si possono utilizzare entrate una-tantum per interventi strutturali. Tuttavia, ha aggiunto, non è detto che i ricavi per l'Umts finiscano solo a riduzione del debito. In Italia non è soltanto la destinazione del ricavato della gara a essere incerto, ma anche le modalità della stessa. Proprio oggi il Comitato dei ministri, che gestisce la gara, sceglierà l'advisor (sarà il Crediop) e chiederà all'Authority per le comunicazioni di modificare il regolamento per introdurre maggiori meccanismi competitivi. Ieri sera, del resto, l'Antitrust ha inviato il proprio parere sul regolamento predisposto dall'Authority e ha chiesto che sia cambiato in modo da arrivare a una gara suddivisa in due fasi. In Italia, quindi, non si terrà un'asta vera e propria, con un numero illimitato di rilanci, ma una gara a inviti, con una prima fase dedicata alla valutazione del piano industriale e una seconda riservata alla parte economica, con un numero di rilanci prestabilito. La legge alla quale si farà riferimento risale al 1924 ed è nota come quella della "candela vergine", perché prevede per la cessione di beni pubblici (come sono le frequenze) una sorta di asta limitata nel tempo. La gara non si terrà fisicamente a lume di candela, ma il ricorso a una legge del '24 è comunque un modo tutto particolare di entrare nel mondo delle tecnologie multimediali.

Marco Esposito

(La Repubblica)