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Olivetti-Tecnost al decollo MILANO - Olivetti e Tecnost hanno dato ieri il via libera all' operazione di fusione tra le due società, rinviando al prossimo 27 maggio l'annuncio dei concambi azionari. Gli amministratori di Tecnost, la società che di fatto ha lanciato l'offerta pubblica di acquisto su Telecom Italia di cui detiene il 55% del capitale, hanno preso atto del progetto di "fusione per incorporazione in Olivetti" e hanno affidato alla Arthur Andersen Corporate Finance il compito di procedere alle valutazioni necessarie per fissare i rapporti di concambio. Anche se non ci sono i dettagli tecnici, il gruppo d'Ivrea ha voluto assicurare che "le modalità dell'operazione di fusione porranno al centro l'interesse primario del mercato e terranno conto delle aspettative di tutte le categorie di investitori, obbligazionisti compresi". Una promessa, dunque, di grande attenzione verso gli azionisti e, soprattutto, verso i portatori di obbligazioni Tecnost che sembrano i più interessati a questa concentrazione. Il 27 maggio, inoltre, sarà nominato un nuovo consiglio di amministrazione di Olivetti, dopo le decisioni di Tecnost sui concambi. I consigli hanno valutato ieri l' evoluzione dell'ultimo anno e, dopo la conquista di Telecom Italia, i risultati e le stesse strutture societarie non sono comparabili rispetto ai precendenti bilanci. Troppe e troppo rilevanti sono le novità avvenute in un anno. Negli ultimi dodici mesi Olivetti è diventata una holding industriale in settori tecnologicamente avanzati, ha scalato Telecom e venduto Omnitel e Infostrada, e si colloca oggi come uno dei primi gruppi al mondo di telecomunicazioni. La stessa Tecnost, una simpatica ma anonima società che produceva sistemi per l'automazione, ha completamente mutato la sua funzione e la sua fisionomia, diventando una delle prime società italiane per capitalizzazione. Adesso è arrivato il momento di accorciare la catena di controllo, di razionalizzare l'assetto societario e di sistemare i problemi aperti con l'opa. Il peso finanziario dell'operazione Telecom, e la necessità di procedere a un mutamento della struttura del gruppo, è evidente nei conti del 1999 di Olivetti e di Tecnost. Le due società hanno proceduto a importanti svalutazioni di partecipazioni per ottenere sensibili benefici fiscali, previsti dalla legge. In particolare la holding d'Ivrea ha deciso svalutazioni, relative alla controllata Tecnost di cui possiede il 73%, per circa 4300 miliardi di lire (2172 milioni di euro) e Tecnost, a sua volta, ha svalutato la partecipazione Telecom per altri 4000 miliardi di lire. L'Olivetti ha realizzato un utile consolidato di 4.939 milioni di euro (pari a circa 10mila miliardi di lire), la capogruppo ha chiuso in utile di 2832 milioni di euro e il dividendo è stato confermato sui livelli dell'esercizio precedente (60 lire alle ordinarie, 70 alle privilegiate, 375 alle risparmio). Nel primo trimestre del 2000 l'Olivetti ha registrato una perdita netta di 291 milioni di euro. Per l'intero esercizio il consiglio di amministrazione d' Ivrea prevede "un sostanziale equilibrio prima dell'ammortamento dell'avviamento di consolidamento". La Tecnost presenta a livello consolidato una perdita di 203 miliardi di lire nel 1999, la capogruppo è in ""rosso"" per 972 miliardi di lire dopo la svalutazione della partecipazione in Telecom. Nel primo trimestre del 2000 la perdita netta è di 528 miliardi di lire, dopo l'ammortamento dell'avviamento di Telecom. Alla fine di dicembre del 1999 l'indebitamento finanziario netto consolidato della stessa Tecnost era di 47.924 miliardi di lire, di cui 15.758 miliardi riconducibili a Telecom Italia. Per la fine del 2000 le previsioni dei vertici di Tecnost parlano di "un utile marginale prima dell'ammortamento dell'avviamento". Ma, molto probabilmente, prima della fine dell'anno Tecnost sarà incorporata da Olivetti. (La Repubblica ) |