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"Tlc libere entro l'anno" ROMA - L'Europa apre la battaglia per rendere libero l'ultimo miglio. Negli Stati Uniti l'ultimo miglio è quello che percorre il condannato a morte fino al posto dove sarà eseguita la sentenza. Ma nel Vecchio continente, per fortuna, si parla di telefonate e non di pene capitali: l'ultimo miglio è il percorso che fanno le telefonate per arrivare dalla più vicina centralina di quartiere fino all'apparecchio sul comodino o al computer sulla scrivania. Oggi l'Unione europea deciderà che quest'ultimo miglio dal primo gennaio 2001 non potrà più essere monopolio degli operatori storici dei singoli paesi. Da Bruxelles non arriverà una direttiva bensì una raccomandazione agli stati membri firmata dai commissari Mario Monti (Antitrust) ed Erkki Liikanen (Comunicazioni). Nella raccomandazione, che sarà approvata durante la consueta riunione settimanale a Bruxelles del governo europeo, i due commissari forniranno agli stati membri una metodologia concreta per spezzare l'ultimo monopolio. L'Italia, grazie all'Authority comunicazioni di Enzo Cheli, ha già previsto che si arrivi a una piena liberalizzazione entro l' autunno, quindi in linea con i tempi della Ue e entro il prossimo mese Telecom Italia presenterà il listino per l'apertura della rete locale (unbundling local loop). Ciascuno potrà scegliere a quale società di comunicazioni abbonarsi, sia per effettuare le telefonate, sia per collegarsi da casa a Internet o ricevere canali televisivi e informativi dedicati. Il futuro, infatti, viaggia verso la multimedialità. Un futuro prossimo, come dimostrano le tensioni per le gare europee sull' Umts, i telefonini universali che partiranno in via sperimentale a fine anno, in vista del lancio commerciale del 2002. Ieri in Gran Bretagna si è tenuta la 149esima tappa dell'asta dei record, che ormai sfiora i 75.000 miliardi di lire per cinque licenze. L'asta è quasi conclusa, con Tiw (Canada) che si è aggiudicata la licenza riservata ai nuovi operatori e altre cinque - Vodafone, One2One (Deutsche Telekom), Orange (di Vodafone ma in vendita), Bt e Ntl - ancora in corsa. L'asta competitiva riprende domani per il 150 round. In Italia la gara è sospesa per il cambio di governo, ma dopo l'esperienza inglese sarà introdotto un sistema di rilanci, pur restando nell'ambito della licitazione privata, con l'obiettivo minimo di raggiungere 15.000 miliardi di lire. In corsa per le cinque licenze italiane ci sono tutti gli operatori nazionali di telefonia mobile Gsm (Tim, Omnitel, Wind, Blu); più una serie di cordate che fanno capo a Tiscali, e.Biscom, Acea; oltre a operatori esteri interessati come la spagnola Telefonica, che ha mollato la spugna nella sfida londinese e in Italia corre con Acea, o la canadese Dolphin, che si è aggiudicata una delle licenze in Gran Bretagna con la Tiw e sta cercando un alleato per giocare anche nel principale mercato europeo, che è quello italiano con 33 milioni di telefonini. Operatori esteri sono anche presenti in minoranza in Wind (France Télécom e Deutsche Telekom) e in Blu (Bt) e in maggioranza in Omnitel (Vodafone Airtouch). La guerra di tutti contro tutti per il controllo delle comunicazioni e dell'e.commerce, però, non risparmia neanche i terreni più tradizionali, come quell'esempio di old-commerce che sono i negozi fatti di scaffali, vetrine e commesse in carne e ossa. È di ieri la notizia che la più virtuale delle società italiane, e.Biscom, ha denunciato all'Antitrust Tim e Omnitel perché non hanno voluto stringere accordi commerciali con la rete di cento negozi in via di formazione (finora sono aperti due esercizi con il marchio e.Voci a Milano, in via Dante e in via Canonica). Secca la replica di Omnitel: "La trattativa era in corso e scopriamo che ci hanno denunciati. A questo punto interrompiamo i rapporti". E.Biscom è stata fondata da Silvio Scaglia, ex amministratore delegato proprio di Omnitel. Marco Esposito (La Repubblica) |