Opa Vodafone, parte la
controffensiva Mannesmann
FRANCOFORTE E' partita ieri da Londra la
controffensiva del presidente di Mannesmann Klaus Esser contro l'attacco ostile della
britannica Vodafone, per convincere gli azionisti a non cedere le azioni del gruppo
tedesco delle telecomunicazioni. Si tratta del primo di una lunga serie di incontri con
investitori istituzionali e analisti in tutto il mondo, che apre la via alla maggiore
battaglia nella storia industriale per il controllo di una società.
Il futuro della Mannesmann e dell'opa ostile si giocherà ora non sul terreno delle
emozioni nazionali, ma su una durissima guerra dell'informazione fra i due gruppi sui
rispettivi progetti industriali. Il titolo Mannesmann ieri ha guadagnato il 2%,
raggiungendo quota 204,5 euro per titolo, mentre Vodafone sono retrocesse a quota 295,25.
Segno che la campagna pro-Mannesmann è partita bene, anche se i tempi si preannunciano
lunghi: dichiarandosi "delusa" per il rifiuto della sua offerta da parte dei
controllori di Mannesmann, Vodafone ha annunciato che l'offerta formale agli azionisti
partirà entro la fine di dicembre.
Esser si è recato ieri nella «tana del lupo», presentando la sua strategia come
schiacciante nei confronti di quella di Vodafone, che permetterà di garantire agli
azionisti di una Mannesmann indipendente un ritorno maggiore di quello della britannica
Vodafone: una strategia integrata fra le reti di telefonia mobile e fissa e quelle di
internet, cui seguirà lo sviluppo del nuovo settore telecommerce. Accompagnato da
Riccardo Ruggiero, alla guida di Infostrada, e da Harald Stoeber, capo di Arcor (le
società di telefonia a rete fissa), Esser ha rivelato per la prima volta dati sugli
sviluppi futuri del gruppo che mostrano per la telefonia mobile una crescita pari al 30%
dell'utile lordo (al netto delle partite eccezionali) fino al 2003, mentre nella telefonia
fissa, la crescita nel medesimo periodo si aggirerà intorno al 23-25%. Nel 2000, gli
utili lordi nel settore della telefonia dovrebbero raggiungere i 3,8 miliardi di euro.
Cifre che hanno favorevolmente impressionato analisti e investitori istituzionali, mentre
Hans Snook, presidente della neo-acquisita Orange, ha spiegato le sinergie che
scaturiranno dallo sviluppo di nuovi prodotti per la trasmissione dati via telefonia
mobile.
Nel frattempo, la società di consulenza Kpmg, secondo il Financial Times di Londra,
avrebbe stilato un rapporto, dal quale emerge che l'83% delle fusioni oltrefrontiera non
crea shareholder value per gli azionisti, e che nel 53% dei casi quest'ultimo sarebbe
addirittura retrocesso.
Marika de Feo
(Il Corriere della Sera) |