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L’Antitrust: più trasparente una decisione basata sul prezzo delle offerte ROMA - Le cinque licenze per la telefonia cellulare Umts saranno assegnate con la tecnica della licitazione privata con rilanci? A poche ore dalla riunione del comitato dei ministri che si riunirà oggi, è questa l’ipotesi largamente più accreditata. In questo caso, infatti, non ci sarebbe bisogno di modificare la normativa e si potrebbe quindi accelerare l’intera pratica. Gli indizi che si vada in questa direzione sono molteplici a cominciare dalla dichiarazione del ministro Franco Bassanini che ieri ha sottolineato come «la licitazione, formulata opportunamente, possa consentire quei risultati finanziari che sono l’obiettivo del governo». Un analogo parere era stato espresso nei giorni scorsi dal neo-responsabile del Tesoro Vincenzo Visco e ieri sera è arrivato anche il conforto dell’Autorità Antitrust. Secondo l’organismo che vigila sulla concorrenza la scelta finale per l’Umts deve avvenire «attraverso un meccanismo, da prefigurare espressamente nel bando di gara, che assicuri la possibilità di un rialzo delle offerte». Il prezzo, dunque, secondo Giuseppe Tesauro, deve essere decisivo per garantire maggiore trasparenza alla gara. Alla riunione di oggi parteciperanno, oltre al presidente del Consiglio Giuliano Amato, i ministri delle Comunicazioni (Cardinale), dell’Industria (Letta), della Funzione Pubblica (Bassanini), della Difesa (Mattarella) e del Tesoro (Visco), il sottosegretario Enrico Micheli e il presidente dell’Authority per le Comunicazioni Enzo Cheli. In prima battuta sarà scelto l’advisor che sovraintenderà alla gara e il Crediop non sembra avere concorrenti dopo il ritiro della Kpmg. Successivamente però il comitato dei ministri dovrebbe decidere sulle modalità della gara anche per evitare che, in assenza di indicazioni ufficiali, le aziende telefoniche quotate in Borsa possano subire contraccolpi dai boatos. Una volta scelta la formula «licitazione privata più rilanci» si tratterà però di articolare le procedure per la competizione. È possibile che si fissi una sorta di base minima per la partecipazione, base dalla quale i concorrenti dovrebbero poi muovere nei loro rilanci. Il governo, per bocca del suo presidente, ha dichiarato che si aspetta di realizzare da quest’operazione 25mila miliardi, ma non è automatico. Così come è possibile che si vada oltre quella cifra. Pare comunque che l’orientamento del governo sia quello di conferire un forte peso al prezzo offerto, in modo da ridurre drasticamente la discrezionalità «politica» insita nella licitazione privata e aumentare, viceversa, la trasparenza. Sarà interessante vedere come verrà regolata la partecipazione dei concorrenti, se sarà sostanzialmente libera o a inviti, come pure prevede la licitazione privata. Un appello «sulla vendita delle licenze Umts» favorevole all’adozione dell’asta all’inglese è stato ieri diffuso da un gruppo di 35 economisti italiani che insegnano nella madrepatria o all’estero. Tra i più noti Elsa Fornero, Francesco Giavazzi, Alessandro Penati, Guido Tabellini, Giorgio Topa e Luigi Zingales. «È consenso generale tra gli economisti - sostiene l’appello - che aste ben congegnate diano buoni risultati, sia sotto il profilo dell’efficienza allocativa che sotto quello della massimizzazione degli introiti». Ma a proposito di introiti il governo dovrà affrontare un altro delicato nodo: come spendere i soldi incassati per la vendita delle licenze? Il centro-destra vuole legare le mani ad Amato e, per evitare che in un anno elettorale possa dar vita a un’operazione di «digitalizzazione» della società italiana, ha già fatto sapere che le entrate devono andare a ridurre il debito pubblico. Ma il centro-sinistra sembra volersi mobilitare attorno agli obiettivi individuati da Palazzo Chigi. Ieri il responsabile comunicazioni dei Ds, Beppe Giulietti, ha infatti sostenuto la necessità di convocare una riunione della maggioranza sull’argomento Umts «per parlare delle strategie sull’innovazione tecnologica e l’alfabetizzazione informatica, di cui il nuovo telefonino è soltanto una parte». Un appoggio al governo è venuto anche dal leader della Cisl Sergio D’Antoni che ha ironizzato sul capitalismo italiano, definito «all’amatriciana» perché quando gli si chiede di pagare il giusto le licenze telefoniche «grida e minaccia di tagliare gli investimenti». E questo, secondo D’Antoni, «è inaccettabile». D.D.V. (Il Corriere della sera) |