Chiamate
fisso-mobile, verso sconti del 25-35%
Oggi o domani la decisione dellAuthority
delle Comunicazioni: si stima un calo da 650 a circa 470 lire al minuto
Ultimi ritocchi per le tariffe telefoniche.
Anche Tiscali entrerà nel mercato dei collegamenti urbani
- MILANO Costeranno fra il 25 e il 35% in meno
le chiamate telefoniche da un apparecchio fisso verso un cellulare. E allinterno
di questa fascia che si sta orientando lAuthority per le Comunicazioni, chiamata a
mettere a punto la nuova manovra tariffaria. La decisione potrebbe arrivare già oggi, o
più probabilmente domattina. In discussione è lammontare della riduzione che
verrà applicata alla quota che spetta a Telecom Italia, che attualmente è di 172 lire,
contro una media europea di circa 110 lire accertata dallOvum, un centro di ricerche
specializzato nel settore delle telecomunicazioni. Allo stesso modo, lOvum fissa a
433 lire la tariffa media incassata dai gestori di telefonia mobile europei, contro le 475
lire applicate in Italia da Tim o Omnitel. Il doppio sconto verso il quale ci si sta
orientando (quello che verrà chiesto a Telecom Italia per la rete fissa e quello per Tim
e Omnitel per il mobile) porterebbe appunto a definire nuove tariffe fra il 25 e il 35%
meno costose delle attuali. In sintesi, gli utenti che telefonano da un apparecchio fisso
a un cellulare dovrebbero poter beneficiare di una tariffa che, dalle 650 lire al minuto
di oggi, scenderà attorno alle 470 lire.
Ma allattenzione dellAuthority andrà anche la questione delle chiamate
urbane, dove per gennaio è destinato a cadere il monopolio di Telecom Italia. Dopo lannuncio
di Infostrada e Wind, pronti a offrire propri servizi fin dallinizio dellanno
prossimo, ieri si è aggiunta alla lista anche Tiscali. Lo ha dichiarato ufficialmente
Elserino Piol, leader di quel fondo Kiwi che è azionista all8% della società di
telecomunicazioni guidata da Renato Soru. Piol ha giudicato «scontato» lingresso
di Tiscali nei servizi di telefonia urbana dal prossimo gennaio: «Tutti gli operatori di
telefonia fissa parteciperanno alla liberalizzazione delle chiamate urbane», ha spiegato.
In realtà, non ci saranno proprio tutti. Tele2 si è infatti chiamata fuori. «Visti gli
attuali costi di interconnessione in ambito locale ha spiegato il direttore
generale, Mario Zanotti Cavazzoni riteniamo che la liberalizzazione delle chiamate
urbane non porterà nessun vantaggio reale per i consumatori italiani». Secondo Zanotti,
«gli operatori saranno infatti costretti a compensare i margini inesistenti delle
chiamate urbane applicando tariffe più elevate su altre chiamate». E dunque, Tele2
entrerà in gioco solo quando «potrà offrire tariffe concorrenziali perché i margini lo
consentiranno».
Intanto, sempre sul fronte delle chiamate urbane, è partita la polemica verso Wind, che
lunedì aveva lasciato intendere di voler offrire un servizio in base al quale gli utenti
non dovrebbero più pagare il canone a Telecom Italia (nel senso che la stessa Wind se ne
farebbe carico). Da Buenos Aires si è subito fatto sentire Roberto Colaninno (presidente
di Telecom) che ha avanzato il sospetto di possibili «sussidi incrociati» a Wind da
parte dellEnel (che di Wind è azionista di controllo) per poter sostenere
economicamente il «regalo» del canone. Così, il sottosegretario alle Comunicazioni,
Michele Lauria, è intervenuto per chiarire che «eventuali sussidi incrociati sono
vietati dalla normativa comunitaria e nazionale» e che comunque «sia il ministero sia lAuthority
hanno poteri di vigilanza e di intervento».
G.R.
(Il Corriere della Sera)
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