Tlc, sì di Cheli all’interconnessione

ROMAIl listino per l’interconnessione di Telecom Italia passa, senza sorprese, l’esame dell’Autorità per le telecomunicazioni. Slitta, invece, la valutazione delle condizioni di offerta della carrier preselection — la possibilità di accedere direttamente ai servizi di un gestore diverso da Telecom Italia, senza il prefisso oggi necessario — e della portabilità del numero, vale a dire la possibilità per l’utente di cambiare gestore, mantenendo lo stesso numero telefonico. La commissione Infrastrutture e reti dell’Authority ha approvato ieri il listino di interconnessione, presentato da Telecom Italia il 15 luglio: i nuovi prezzi per l’utilizzo della rete Telecom da parte di altri gestori entrano in vigore retroattivamente, dal 1° gennaio. Rispetto al precedente listino, i prezzi sono ridotti fino al 12 per cento. Rimangono in sospeso gli altri aspetti, oggetto di una proposta specifica presentata da Telecom Italia il 28 gennaio. Lo scarno comunicato del commissario relatore dell’istruttoria, Vincenzo Monaci, spiega che «le condizioni tecniche per la fornitura dei servizi di carrier preselection e di number portability e le condizioni di fornitura dei circuiti affittati saranno oggetto di appositi provvedimenti da adottare nelle prossime settimane». Le proposte dell’ex monopolista sono giudicate troppo onerose dagli operatori che devono utilizzare i due servizi. A Napoli, nella sede dell’Authority, i commissari sono tornati anche sull’incontro di lunedì tra il commissario europeo alla Concorrenza, Mario Monti, e il presidente dell’autorità italiana, Enzo Cheli, precisando che non c’è nessuna contrapposizione con Bruxelles. Monti aveva sollecitato la rimozione del deficit di accesso a carico di Telecom Italia, valutato in 4mila miliardi. Difficile che l’Autorithy possa intervenire, secondo il commissario Paola Manacorda: riferendosi ai prezzi proposti per preselezione e portabilità ha spiegato che «Telecom Italia ha ritenuto di riequilibrare il deficit per l’accesso in via commerciale. Su questo noi non possiamo intervenire. Con la fine del regime delle tariffe non possiamo più utilizzare la via amministrativa, non possiamo più modificare i prezzi». Telecom, ha aggiunto Manacorda, può recuperare una parte del deficit attraverso il canone, che può essere aumentato entro l’1% più il tasso di inflazione. Un price cap, che può essere rivisto dall’Autorità: «Quindi — ha concluso il commissario — c’è un trend di riequilibrio che prenderà però il suo tempo».

(Il Sole 24 ore)